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intervista di Manuel Lugli - 2a parte |
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| Lalpinista più forte, il più gentleman
I primi nomi che mi vengono in mente sono Tomaz Humar e Reinhold Messner. Considero Humar - come molti degli sloveni - forse il più forte alpinista degli ultimi anni. Percorre vie estremamente difficili, grandi pareti himalayane in stile alpino, in solitaria, con poco impatto sull'ambiente. Basti ricordare la nord del Dhaulagiri fino 7.900 metri. Al tempo stesso é gentile nei modi, cordiale, sempre disponibile: un vero gentleman. Pensa, che si ricorda persino la data del mio compleanno, e mi manda gli auguri! Messner ha precorso i tempi dell'alpinismo come nessun altro. Ha inventato la corsa ai quattordici ottomila; negli anni settanta ha salito l'Everest senza ossigeno, sopravvivendo contro ogni previsione. Ha effettuato salite by fair means, aprendo molto spesso nuove vie o nuove varianti. Ha creato grandi traversate d'alta quota come quella del GasherbrumI-GahserbrumII. E' poi un uomo dalla personalità straordinariamente multiforme, che ha saputo arricchire (ampliare) molto negli anni. Quando l'ho conosciuto, nel 1972, mi sembra per la sua prima spedizione al Manaslu, era un giovane insegnante, assolutamente semplice, che sapeva a malapena poche parole di inglese. Ora ha una vita intensa in vari campi, ed è estremamente coinvolto nello studio del Buddhismo. Le altitudini lo hanno avvicinato al buddhismo, facendogli vivere esperienze mistiche. Intendiamoci, per esperienze mistiche non intendo mettersi a parlare sulla vetta con qualcuno che non c'e': queste sono semplici allucinazioni. Io parlo desperienze molto più spirituali. Certo so che ha un temperamento abbastanza difficile, sia nei rapporti con la stampa che col pubblico - anche se non ho mai potuto constatarlo durante i nostri incontri - e che spesso viene descritto come arrogante, ma ciò nulla toglie alla sua grandezza. Ricordo un episodio divertente che descrive questa sua personalità sfaccettata e brillante. Nei moduli che faccio compilare agli alpinisti per il mio archivio, una parte è dedicata allo stato civile. Questa riporta: single, sposato, divorziato, convivente, da barrare a seconda dei casi. Ebbene una volta Reinhold me li barrò tutti. Alla mia richiesta di spiegazioni rispose: "Beh, mi sono sposato in Italia, ho divorziato in Germania ed ora vivo con una ragazza". "OK ma perché anche single?" gli domandai, e lui: "Perché mi sento single."' record di salite Ne abbiamo già parlato: sempre più gente vuole salire le montagne himalayane e soprattutto l'Everest, non c'è quindi da meravigliarsi di questi numeri. Ed anche dei paradossi che tutto questo crea. Ricorderai che in primavera c'è stato il record dell'uomo più anziano in vetta all'Everest. Un record suddiviso tra il tuo connazionale Mario Curnis ed un giapponese: entrambi 65enni, ma con un "vantaggio" di 21 giorni da parte del giapponese. Ebbene, ho avuto descrizioni dettagliate di come il giapponese ha effettuato la sua salita (non si può parlare di scalata): con uno sherpa davanti ed uno dietro e l'ossigeno. Alla scaletta del Second Step lo sherpa davanti, legato cortissimo, lo reggeva, mentre quello dietro gli appoggiava i piedi, uno alla volta, sugli scalini. Quando l'ho intervistato gli ho chiesto come si era sentito in vetta, e lui mi ha risposto: "Sarei salito ancora!" Lo sherpa mi ha confessato che in vetta non sapeva esattamente dove si trovava, e dava risposte incoerenti. Questo non è "scalare" l'Everest, questo è sopravvivere in qualche modo all'Everest. Ecco perché il record di scalata come persona più anziana è di Curnis, comunque. Se proprio vogliamo parlare di record, allora ricordiamo la salita di Lafaille e Inurrategi all'Annapurna, lungo una via estremamente tecnica, difficilissima. La cresta est, aperta da Lorethan e Joos, da raggiungere con difficile arrampicata, è lunghissima e ha costretto i due alpinisti a rimanere in alta quota quasi una settimana, prima di ridiscendere con successo lungo lo stesso itinerario. Certo Lorethan e Joos erano poi scesi sulla Nord, aggiungendo una discesa ignota ad una salita ignota. Ma questo non toglie nulla allo straordinario exploit di Lafaille ed Inurrategi. Questo è un record, il resto sono numeri. Situazione politica in Nepal La situazione è abbastanza delicata, in effetti. Ma bisogna dire che a tutt'oggi nessun alpinista è rimasto coinvolto nell'attività dei maoisti, se non marginalmente con piccoli "contributi" forzati in denaro od oggetti, richiesti soprattutto nelle aree più marginali del Nepal. Qui, poi, si può discutere sul fatto se questi siano maoisti veri o pretesi, ma questo non sposta il problema. Il turista, insomma, finora non è stato un bersaglio serio per i maoisti. Certo è raccomandabile evitare le regioni nell'estremo ovest od est del Paese, l'alto Dolpo, il Kanchenjunga e magari limitarsi alle parti centrali. Progetti di solidarietà Sono importanti e benvenuti, purché siano supportati da una certa continuità. Tre anni fa un gruppo francese ha edificato una scuola vicino a Lukla, fornendo poi materiale e supporto per un paio d'anni. Finito questo periodo, alla richiesta di come avrebbero continuato il progetto, è stato risposto che avrebbe dovuto pensarci l'Himalayan Trust. Ma l'Himalayn Trust non può accollarsi il mantenimento di tutti i progetti a breve termine. Dunque - al di la' di ogni offerta generosa ma troppo spesso ingenua - bisogna cercare di proporre e realizzare iniziative che diano una garanzia di continuità. Altrimenti forse è meglio pensarci sopra per bene. Intervista di Manuel Lugli (Kathmandu, 6 ottobre 2002 |
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