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alpinismo e alpinisti
a cura di Vincio Stefanello


intervista a Simone Moro

Simone, cos’è per te la fantasia nell’arte di arrampicarsi?

E quella che non nasce dai condizionamenti esterni, da menti e da etiche altrui. Ognuno è frutto della propria storia, della propria educazione di emozioni, paure, abilità, spavalderie, paranoie, entusiasmi, idoli, invidie, errori, limiti, che mescolati e tassellati costituiscono il nostro vissuto e l'impianto da cui nascono le nostre scelte e le nostre fantasie.
E' per questo che non esiste a mio avviso un significato comune ed universale di fantasia, di avventura e anche di libertà nell'arrampicata. La fantasia applicata all’arrampicata è una pulsione personale che influisce sia sul dove, sul come, sul quando essa si manifesti. Solitario o in cordata, d’estate o in inverno, con o senza spit, in velocità o in lenta progressione, nelle Alpi, nell’Himalya, al Polo o sulla falesia di casa propria.
Se ognuno di noi avesse un pezzo di legno identico da scolpire otterremmo tante diverse sculture. Così per una parete di roccia o una sequenza di movimenti. Ognuno di noi poserebbe lo sguardo e la fantasia su linee o modi diversi di salirla. Anche una falesia vergine verrebbe attrezzata in modo diverso e personale, a seconda delle fantasie di ogni arrampicatore.
E' per questo che odio definizioni e sentenze rigide che tentano di codificare dove inizia e finisce la fantasia e l’avventura nell’arrampicarsi. Posso forse pensare che la fantasia arrampicatoria non dovrebbe essere materialmente sovrapponibile a quella di qualcun altro, ossia che non si dovrebbe concretizzare una nostra fantasia verticale togliendo o aggiungendo pezzi ad un’opera d’arte ed una fantasia già manifestata da altri sullo stesso identico terreno d’azione. Ma anche qui non si può essere assoluti perché ogni opera d’arte viene spesso restaurata per restituirne splendore ed evitarne la morte...

Arrampicata, quante espressioni può avere, e quali tra queste distingue l’alpinismo?
Sembra quasi che si voglia per forza litigare e surriscaldare gli animi di qualcuno, rispondendo a queste domande e scervellandosi a trovare differenze e codificazioni. Forse io sono uno che non si domanda troppi perché e non amo nemmeno ottenere tante risposte se non quelle che mi procuro vivendo ed agendo. Alpinismo ed arrampicata sono due vocaboli e due concetti che, come il gioco delle matriosche, si contengono l’un l’altro.
Posso fare alpinismo arrampicandomi e l’esatto contrario. La fantasia di ognuno di noi decide e decodifica la variabili e dunque i modi ed il numero delle espressioni di queste attività. Non c’è e non ci saranno nella mia mente steccati e definizioni da vocabolario su ciò che è una cosa o un'altra. Continuo ad arrampicare nel garage di casa, sulle grandi pareti fin sulla punta dell’Everest senza cambiare entusiasmo o la scala dei valori. Agire per vivere e vivere per agire. Anche solo con la forza dei propri pensieri e della mente. Diversamente siamo tutti in fila indiana anche quando ci definiamo in solitaria o in prima assoluta...

Ci sono impulsi nuovi nell’alpinismo? E in quali direzioni si muovono?
Mi sembra che ci sia più voglia di raccontare e raccontarsi e non solo per esigenze di portafoglio. Inoltre c’è meno paura di osare e di preoccuparsi delle opinioni altrui. Dopo la splendida e gloriosa fase esplorativa dei pionieri dell’arte di salire e scendere le montagne si è passati a quella dello sviluppo delle singole abilità per poi passare, oggi, all’utilizzo di queste ultime e del senso storico da cui sono nate, per ideare e realizzare le attuali salite e discese. Con o senza spit, con o senza ossigeno, con o senza la corda, con o senza il sole, con o senza il compagno, con o senza il telefono. Si stanno riscoprendo anche tanti spazi d’azione e d’avventura anche sulle montagne fuori casa a dimostrazione che non è il luogo ma l’uomo il protagonista fondamentale delle novità e dell’evoluzione.


Qual è, se c’è, la funzione dei cosiddetti alpinisti di punta?
Nessuno degli scalatori di punta si muove perché pensa di avere una particolare funzione da svolgere. Possono semmai rendersi conto che potrebbero diventare oggetto di emulazione o di tendenza e generalmente stanno attenti a quello che predicano...
Alcuni (pochissimi) sono come astronauti che esplorano realmente nuove frontiere del pensiero e dell’azione. Altri sono come attori in un film e recitano, anche splendidamente, seguendo però un copione... Con il passare degli anni e l’assottigliamento dei progressi fisici e tecnici propri dell’uomo, anche gli alpinisti di punta cominceranno a "perdere“ più frequentemente e, a quel punto, scopriremo chi di loro sarà anche e sopratutto un uomo, oltre che un abile funambolo dei sogni verticali.

Cultura dell’alpinismo e alpinisti, cosa è emerso nel Forum?
Ciò che è emerso nel piacevole, anche se breve, dibattito di Sesto Pusteria è che non va più di moda leggere e sapere la storia dell’alpinismo. Non c’è dunque una generale apatia all’esercizio fisico che preoccupa delle giovani generazioni, ma anche la scarsa attenzione ad un'analisi ed una ricerca storiografica e bibliografica di quello che si fa.
Probabilmente nel nostro ambiente questo fenomeno è meno catastrofico ed allarmante di altri e, grazie a Dio, le nuove tendenze e forme del divertirsi in verticale attraggono ragazzi e ragazze in numero ancora incoraggiante. Interessano però più le "news“ ed i numeri che una sana lettura di cultura alpina e vicende di storia alpinistica. Uno degli obbiettivi di Messner e di altri, presenti anche a Sesto Pusteria, è di conservare il nostro passato non solo con dei ricordi ma con qualcosa che rimane scritto, visto, esposto, immortalato e studiato...

Quale spazio c’è ancora per l’avventura nell’esperienza alpinistica e nell’arrampicata?
Tantissima! Dove c’è fantasia ci può essere avventura e dalle mie risposte precedenti dovrebbe risultare chiaro in che modo io la concepisca. Non si pensi all’avventura come un qualcosa di universale e globale. Ciò che è avventura per me può non esserlo per un altro. Anche un temporale su una via di 3° grado può essere avventura, come può non esserlo il progredire in fila indiana su una famosa salita. Ma, anche in quest'ultimo caso non si pensi che qualcuno di quella fila non stia vivendo una esaltante ed indimenticabile avventura e si senta, anche solo, con le sue paure che per orgoglio o fatica non riesce a raccontare. Smettiamola di considerare la morte, la solitudine, il freddo, l’isolamento totale come unico ed esclusivo modo di concepire l’avventura. Lo può essere per me, ma dove sta scritto che lo debba essere per il mondo intero?


Hanspeter Eisendle
Simone Moro



Simone Moro

Simone Moro (ph arch. Moro)


Simone Moro
"Posso fare alpinismo arrampicandomi e l’esatto contrario. La fantasia di ognuno di noi decide e decodifica la variabili e dunque i modi ed il numero delle espressioni di queste attività. Non c’è e non ci saranno nella mia mente steccati e definizioni da vocabolario su ciò che è una cosa o un'altra. Continuo ad arrampicare nel garage di casa, sulle grandi pareti fin sulla punta dell’Everest senza cambiare entusiasmo o la scala dei valori. Agire per vivere e vivere per agire. Anche solo con la forza dei propri pensieri e della mente. Diversamente siamo tutti in fila indiana anche quando ci definiamo in solitaria o in prima assoluta..."

Everest

Everest (ph S. Moro)


"Anche un temporale su una via di 3° grado può essere avventura, come può non esserlo il progredire in fila indiana su una famosa salita. Ma anche in quest'ultimo caso non si pensi che qualcuno di quella fila non stia vivendo una esaltante ed indimenticabile avventura e si senta, anche solo, con le sue paure che per orgoglio o fatica non riesce a raccontare. Smettiamola di considerare la morte, la solitudine, il freddo, l’isolamento totale come unico ed esclusivo modo di concepire l’avventura. Lo può essere per me, ma dove sta scritto che lo debba essere per il mondo intero?"

Everest

Everest (ph Stefanello)

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