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e le solitarie?
Forse rifarò delle cose da solo, ma certamente non più sui livelli delle salite che ho fatto. Nelle solitarie sono sicuro di essere arrivato al mio limite, ed essere al limite in montagna vuol dire essere già oltre, nel senso che quando ci sei é già troppo! Il meccanismo della solitaria su quei livelli é psicologicamente fin troppo pesante. Sulla (Zuberlerling) alla Scotoni - sicuramente la via della mia vita - non ho proprio pianto ma, insomma, il senso era quello. Ero allenatissimo e soprattutto molto motivato, eppure, per errori "tattici", sono arrivato a dei momenti in cui non ce la facevo più e mi domandavo: e adesso, non esco più? Ora penso di scalare con qualcuno. Arrivare a dei livelli estremi con un compagno é tutto diverso e mi attira ancora, perché la situazione non é così forte e drastica, e in ogni caso riesci a diluire le emozioni e le tensioni. Purtroppo non riesco più ad andare in montagna, a sognare e prepararmi ad una salita con una persona "qualsiasi", deve essere qualcuno con cui c'é una comunione d'interessi, di sensibilità e di cui ho stima.
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| Schiodature, richiodature, spit, chiodi, é sempre la solita storia? Non si può richiodare o schiodare una via che é già stata fatta, é una mancanza di cultura, vanno rispettati l'etica e i parametri dei primi salitori, sia si tratti di chiodi sia di spit. Pensare alla sicurezza della gente sulle vie più ripetute é giusto - nelle Dolomiti la maggior parte delle vie classiche avrebbe bisogno di una richiodatura - ma questo si può fare in modo "pulito". Se mettessimo, per esempio, gli spit sulla Comici alla Grande di Lavaredo sicuramente perderebbe in spessore. Invece rifacendo le soste, mettendo 4/5 chiodi buoni a tiro, sarebbe sicura e comunque conserverebbe intatto il suo fascino. La critica delle nuove vie a spit poi non ha nessun senso, ormai é nato questo nuovo modo di aprire delle vie, di fare delle belle salite, per me questa non é un'evoluzione dell'alpinismo ma lo é dell'arrampicata, perciò non ha senso parlare di spit o non spit. Mettersi d'accordo su queste cose potrebbe essere facile, ma forse la gente si prende troppo seriamente, é troppo arroccata sulle sue posizioni. E' vero poi che i più intransigenti sono di solito quelli che vogliono mantenere l'etica del passato, io per primo magari, solo che io non mi arrabbio se spittano la Grande di Lavaredo, dico solo che é un peccato. Ma che vita é quella dell'arrampicatore? Si può perdere molto in nome di una passione. Ogni tanto mi domando se il gioco vale la candela, perché essere sempre proiettati verso un progetto o comunque verso delle esperienze che sogni alle volte può essere un limite. Anche perché non vivi mai tranquillo! Magari hai i tuoi impegni, delle attività diverse, però la testa è da un'altra parte, vivi in funzione della scalata, alla fine ti piace troppo e non puoi farne a meno. E' una cosa straordinaria che può prenderti totalmente e che può spingerti a non tornare ad una dimensione normale. Secondo me tutte le passioni forti che abbiano una vena artistica in qualche modo sono così. E importante però - questo per tutti gli arrampicatori anche per chi sta solo sul pannello al chiuso - rendersi conto che è una dimensione forte e personale ma al di là c'è tutto il resto del mondo, anzi c'è soprattutto quello. Bisogna esserne coscienti, altrimenti si diventa dei "tristi". |
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