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Pietro Dal Prà
Cosa significa per te arrampicare?

Sono innamorato dell'arrampicata per la bellezza dei movimenti, delle sensazioni e della leggerezza che mi dà. Tanto più se c'é molto vuoto sotto!
Sono tanti gli elementi che ne fanno un'attività unica: il godimento del gesto, il fascino dell'obiettivo da raggiungere, la bellezza dei posti.

Dopo quindici anni che arrampico, scopro ogni volta qualcosa di ancora non conosciuto, non immaginato. E' "mostruoso"! Ogni volta mi aspetto qualcosa di più, qualcosa di non sentito, d'inesplorato. E' strano ma é così anche quando vado a fare le ripetute a Erto. Negli altri sport, nello sci per esempio, questo non mi capita, dopo un po’ si esauriscono, l'arrampicata mai.

Sarà la passione, ma sono convinto che ciò dipenda da qualcosa di oggettivamente insito in quest'attività, altrimenti perché tutti gli arrampicatori sarebbero così "fuori" per la scalata?
Quello che mi spinge ad arrampicare e a fare delle cose pericolose é anche un ideale. Il bisogno di vivere delle esperienze che in qualche modo sono più grandi e profonde di quelle della vita di tutti i giorni. Il bisogno - ogni tanto - di gridare, di essere, di sentirmi profondamente diverso, più in alto. Questa, certamente, é la grossa differenza psicologica tra un arrampicatore sportivo e un arrampicatore totale.

Primo piano in Patagonia
Cosa intendi per arrampicatore totale

Essere polivalente, “salire” in tutte le sue forme, saper andare dappertutto su granito e su calcare, sui monotiri come sulle big walls o sui boulders, é questa - al di là del numero dei metri e della sicurezza di una salita - l’arrampicata totale.

Due anni e mezzo fa, in Yosemite, ho salito in due giorni la Salathé al Cap. Il giorno dopo mi é riuscito, al secondo tentativo, Midnight Lightning un boulder di 5 metri al camp 4. Poi, dopo tre giorni, su a Toulumne Meadows, é stata la volta di Clash of the titans 5.13b era la prima salita a vista di questo famosissimo tiro di Jerry Moffat. E che soddisfazione ero con Ron Kauk uno dei miei miti all'epoca in cui ho iniziato ad arrampicare.

Quella, per me, é stata una settimana di scalata totale!

Arrampicata solitaria in Marmolada

nella fotografia:
sulla variante Italia in Marmolada




Hai qualche progetto - sogno?

Se penso di scalare sogno sempre le montagne, non la cima ma l'esperienza in montagna, anche perché mi ha dato più d’altre esperienze ed é quello che faccio sempre meno e mi manca sempre di più. Sogno ancora grandi pareti, ma certo non con l'idea di fare la cosa estrema o di compiere una missione personale.
Vorrei ritornare in Patagonia il prossimo novembre. Mi piacerebbe anche il Trango o il Garwall.
Il problema é che devi andare via in estate e perdi una stagione di lavoro: fare la guida ed avere dei progetti é un po’ un casino e nell'ambiente non ci sono più soldi. Trovare chi ha i tuoi stessi interessi e motivazioni poi non é facile.

Per fortuna nelle Dolomiti ci sono talmente tanti progetti da realizzare! qui attorno ci sono pareti "nascoste", grandi, belle e difficili.
Bisogna affrontarle quasi in stile patagonico, fare un campo sotto, portarci su tutta la roba per vivere almeno una settimana, usare la 'porta ledge'.

Anche nelle Alpi ci sono luoghi incredibili... come in Rätikon per esempio: dopo essere stato lì ho comprato il trapano, aprire delle vie con quello stile, su pareti dove con i chiodi obiettivamente non vai, dev'essere bellissimo…(stò invecchiando?).


Ci puoi fare qualche esempio di arrampicatore totale?

Stimo Yuji Hirayama nell'ambito della scalata sportiva é il più bravo. Vince in coppa del mondo, va forte sui boulders come su tutti i tipi di vie di arrampicata sportiva. Si allena due anni per provare la Salathé a vista e la fa in un modo eccezionale, probabilmente una delle cose più belle mai fatte.

Anche Lynn Hill é forte su tutti i “terreni”. La sua salita in libera del Nose é stata una prestazione mondiale, bellissima e probabilmente unica. L'idea di scalare una parete di 35 tiri in un colpo é stata grandiosa. Lo stesso Yuji l'ha tentata e non c'é riuscito, per una volta i fattori morfologici hanno contato di più a favore delle "piccole dita" di Lynn.


Un altro é Beat Kammerlander, sono stato in Rätikon con lui quest'anno. Un posto bellissimo: una valle che sembra sospesa. Ho provato Silbergayer (n.d.r. una via di più tiri, aperta dal basso, con difficoltà massima di 8b+) che spero di fare l'anno prossimo. Lui é salito con i jumar perché si era rotto una spalla facendo un movimento: ha troppa forza ed aveva "premuto" così tanto che il muscolo gli ha spaccato l'osso. Beat é impressionante, é uno dei pochi che fa certe cose.
E' un duro, un leone, fa delle "ranze" mostruose, voli di 20 metri! Per salire sulle sue vie devi saper arrampicare, anche sopra l'ultimo spit, avere resistenza, tecnica. Anche questa potrebbe essere scalata totale.

Soprattutto però ho la massima ammirazione per chi cerca di portare avanti il livello tecnico anche in montagna: in quelle situazioni, specialmente in Dolomiti, non é sempre possibile muoversi in sicurezza.



nella foto in basso:
Pietro in arrampicata a Toulumne Meadows


Toulumne Meadows
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