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| E per la concentrazione?
Alla concentrazione non dedico allenamenti specifici, mentre cerco di curare degli esercizi per migliorare la 'tattica' e la 'tecnica'. Cerco soprattutto di memorizzare, simulando il momento della ricognizione della via di gara, dei circuiti. Per esempio, quando vado a fare muro da un amico, mi faccio mostrare un circuito nuovo e poi cerco di ripeterlo senza altre indicazioni. Facciamo una prova: cosa ti ricordi del tuo primo 8b a vista? Il primo 8b che ho salito a vista è stato Australia a Ceredo, ma non mi ricordo molto: c'è un grosso buco sotto al tetto con una specie di riposo, poi si riparte con una sequenza di tacche; il punto dove ho avuto più difficoltà è stato proprio all'uscita del bombé, lì c'è la sezione chiave della via. Ricordarsi le vie a vista in falesia però è molto difficile, mentre sulla struttura di gara è un po' più facile memorizzare la sequenza. In gara, invece, é difficile capire subito qual'è il punto migliore per moschettonare e la posizione dei piedi per fare certi movimenti. E' importantissimo, poi, intuire se ci sono dei punti di riposo oppure no. Quindi quando con gli altri atleti arrivi sotto la via per la ricognizione guardo velocemente tutta la via e, già mentre mimo i movimenti, cerco di individuare i punti di moschettonaggio. Non studio mai moltissimo la prima metà, ma cerco di concentrarmi sulla parte alta del percorso e di trovare i possibili punti di riposo, perché di solito la parte bassa è abbastanza arrampicabile ed è difficile che ci siano dei passaggi difficilissimi. Conoscete tutte le prese No, è per quello che ogni tanto per cercare di capirne di più usiamo il binocolo. Sulle strutture dell'Enterprise ad esempio noi italiani facciamo abbastanza fatica rispetto agli atleti francesi che ne hanno tante di quel tipo. Questa è una cosa che l'UIAA dovrà pur studiare perché ci sono atleti che disegnano prese e pannelli dove poi gareggiano, non è una loro 'colpa', anzi, ma indubbiamente per loro è un vantaggio e forse non è equo rispetto agli altri. Comunque per prepararmi al prossimo Campionato Mondiale di Birmingham, dove si arrampicherà su una struttura dell'Enterprise, conto di andare 3-4 giorni ad Albertville per allenarmi proprio su una struttura di quel tipo. Quando fate le ricognizioni sotto la via di gara a gruppetti vi si vede scambiarvi le impressioni, c'è qualcuno di cui ti fidi di più Alla fine mi fido di me stesso. Ognuno legge la via alla propria maniera. Diciamo che di solito si guarda la via in gruppi di due o tre e poi, quando si ritorna in isolamento, diventa un lavoro di collettivo, ci si parla un po' tutti e si cerca di schiarirsi un po' le idee. E' molto bello. C'è chi parte subito e non fa a tempo a parlare quasi con nessuno e quindi i suoi dubbi se li tiene. Chi parte dopo, invece, comincia a discutere con gli altri della sezione che lo preoccupa di più. C'è sempre una zona della via che non ti è tanto chiara, così si cerca di captare un po' di qua e un po' di là e domandi: "ma come pensi di fare ". Nessuno ha mai tirato 'pacchi' Ogni tanto può anche darsi, ma certo non intenzionalmente. Per dire, una volta François Petit era sicuro che un movimento si facesse in una certa maniera mentre io affermavo il contrario, alla fine è caduto proprio lì, se l'avessi ascoltato magari cadevo anch'io. Ognuno poi ha il suo stile, anche se magari in gara tutti sembrano arrampicare allo stesso modo. Se si guardano i filmati si nota invece che non tutti si mettono alla stessa maniera, cambia magari poco tra l'uno e l'altro, ma quel poco conta moltissimo. Anche perché, soprattutto in campo maschile, il livello è molto appiattito. Non c'è nessuno che si distacca nettamente dagli altri: se si prende la classifica di Coppa del Mondo i primi venti, potenzialmente, sono tutti atleti da finale. |
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![]() Arco RockMaster 1999 © F.Tremolada - PlanetMountain.com |
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![]() Arco RockMaster 1999 © F.Tremolada - PlanetMountain.com |
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| Oltre a questo, nell'isolamento cosa succede
Ogni tanto ci sono delle piccole gare di boulder. C'è Evgeni Krivocheicev, l'ucraino, che ad ogni gara prepara un circuito per tutti. Arriva con la magnesite, segna un circuito sul muro di riscaldamento, e via... E tutti lo fate dipende un po' da cosa traccia, certe volte fa delle cose troppe dure tipo dei circuiti da 60 movimenti, io quando mi scaldo in isolamento faccio al massimo 30 movimenti e allora lui però li fa sempre perché si scalda come un assassino. Capita mai che uno riesca a fare il boulder più difficile dell'isolamento e che poi in gara cada subito Si non regolarmente ma alle volte può capitare, specialmente quando uno é alle prime armi. A me succedeva all'inizio, c'erano certe volte in cui per scaldarmi mi sfinivo già prima di partire. E' difficile imparare a conoscersi, capire quando sei 'caldo' e devi fermarti. Ci sono alcuni, come Arnaud Petit o Zardini, che per sentirsi a posto in gara devono prendere una grossissima acciaiata alle braccia, io invece quando sento gli avambracci che cominciano a diventare un po' duri scendo subito. Seduti sulla sedia prima di partire sembrate in trance, a cosa pensate? Si cerca di memorizzare i movimenti i passaggi non c'è nientr'altro che entra se non prese ed appoggi pensi solo a quello che devi andare a fare, pensi solo alla via Una volta finita la gara, ci ripensi? A casa ogni tanto dopo la gara mi guardo qualche video per vedere dove ho sbagliato e poi guardo anche gli altri arrampicatori per confrontarmi, è utilissimo il video. E il fattore emotivo quanto influisce La pressione l'hanno tutti. C'è chi la sente di più chi meno. Si deve, o almeno bisognerebbe, cercare di tramutarla in energia positiva che dia una 'grinta' in più sulla via, questa è la cosa difficile in gara. Tu ci riesci? Dipende dalla gara, è una cosa strana. Magari delle volte sei tranquillo fino al momento della partenza ed invece ti va male mentre altre volte in isolamento sei agitato, sei nervoso, poi quando parti sei tranquillo, dipende un po' dalle volte. E' un aspetto difficile. In certe gare non riesco a dare il massimo proprio per la tensione: nel 1996 a Courmayeur, quando sono arrivato secondo in Coppa del Mondo, ho perso per la tensione, come a Milano l'anno scorso C'è la possibilità di allenare questo aspetto? Ognuno cerca di smorzarla alla sua maniera, ma non c'è un sistema standard che ti dice fai questo e ti passa l'emozione. In allenamento poi è difficile ricreare la situazione di gara. Bisognerebbe fare un po' di training autogeno o qualche esercizio del genere, tipo lo yoga. Per esempio, Yuji Hirayama fa training autogeno. Ma tu ti consideri un 'freddo' o un emotivo? Una via di mezzo. Non sono ancora riuscito a trovare lo standard per rimanere tranquillo e freddo ad ogni competizione. Nelle gare nazionali sono un 'freddo', raramente sento la tensione. Nelle gare internazionali dipende , diciamo che ultimamente sto' per andare più verso il 'freddo' che verso l'emotivo Nella vita come ti senti di essere? Abbastanza un 'freddo'. In competizione chi é il più "tranquillo"? Sicuramente François Legrand. E quello più bloccato dall'emotività? Christian Bindarmer è uno abbastanza emotivo, in gara 'trema' proprio, mentre in falesia non gli succede mai. Tra gli italiani direi Luca Zardini, o anche Alberto Gnerro fortissimo ma iper emotivo. Alberto ha una forza addirittura a un livello superiore di chiunque altro, come potenzialità potrebbe vincere ancora adesso gare di Coppa del Mondo a tutto spiano, solo che è molto emotivo. |
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