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K2, intervista ad A. Blanc e M. Camandona
intervista  1  2
Abele Blanc
Marco Camandona
Il 29 luglio 2000 siete arrivati in vetta al K2, ma torniamo un po' indietro a quando vi siete conosciuti...

Marco - Abele. Ci siamo conosciuti nel 1994 in occasione di un corso per Aspirante Guida Alpina. L'intesa è stata immediata. E' stato un reciproco incontrarsi acceso da una scintilla e da una passione che ci unisce ancora: la montagna vissuta come limite fisico e mentale.

Marco. Da parte mia c'era inoltre il rispetto per la grande esperienza di Abele, mio istruttore al corso. C'era la voglia d'imparare e crescere. Tutto questo, insieme alla curiosità e alla voglia di misurarmi con l'altitudine, ha rappresentato il punto di partenza del nostro rapporto.

Poi le prime esperienze insieme in Himalaya...

Marco. La prima volta è stata nel 1996, con il tentativo al Manaslu (8163m.), conclusosi per Abele con un'altra vetta e per me a 7800 metri, a causa di una bufera di vento e neve. Quest'esperienza anziché demotivarmi non fece altro che stimolare ed accrescere il mio desiderio di riprovare.

Abele. Così, nel 1998, siamo ripartiti con l'obiettivo di raggiungere due vette sopra gli ottomila: lo Shi Sha Pangma (8027m.) e il Cho Oyu (8210m.). E con il favore del tempo e tanti sacrifici l'obiettivo è stato realizzato, in soli nove giorni.

Com'è nata l'idea del K2

Marco. Dopo l'insuccesso del suo primo tentativo al K2, nel 1998, Abele voleva riprovare. Per me era un'occasione unica, non potevo farmela sfuggire. Ero consapevole delle nostre forze, della determinazione che ci accomunava, ed avevo la certezza che se c'era una possibilità di riuscita dovevamo coglierla ad ogni costo.


Qual'è la motivazione che vi fa (sempre) ritornare in Himalaya e sugli 8000

Marco. Provarsi attraverso l'alta quota. La mancanza di ossigeno, la reazione del mio fisico sottoposto a sforzi intensi ed il mio limite mentale in situazioni estreme, sono le principali motivazioni che mi riportano sempre in quei magici luoghi. Riuscire a capire e percepire il limite... Senza oltrepassarlo!


K2 campo a 8000m

Ultimo campo a 8000m sulla spalla della via dello Sperone Abruzzi. Il paesaggio è mozzafiato come l'alpinismo in Himalaya.


K2, Spoerone Abruzzi, 8400m

Marco Camandona a quota 8400m, sotto il seracco pensile.


K2, Sperone Abruzzi, 8500m

8500m, a Marco Camandona mancano ancora ca 150m di dislivello per completare lo Sperone Abruzzi e arrivare in alla vetta del K2.

Siete saliti lungo lo Sperone degli Abruzzi, la via seguita dalla spedizione italiana che nel 1954 per prima ha raggiunto la vetta. Quali sono le caratteristiche tecniche della via e come si è svolta la vostra salita?

Abele. Lo Sperone degli Abruzzi non è la sola via che porta alla vetta del K2, ma è sicuramente la più sicura, ed è proprio questa caratteristica che ci ha spinto a scegliere questa via essendo comunque la “via normale” più difficile di tutti gli ottomila. Il percorso si snodo in prevalenza su cresta.

Si inizia con uno scivolo di neve fino al campo 1 a 6100mt. Poi ancora 500m di misto con passi di 3 – 4 grado per arrivare al campo 2 a 6600m. Appena sopra questo campo c’è il 'Camino Bill', uno dei passi più difficili, con tratti di 5 ° su roccia e punti di misto e ghiaccio. Dopo s'incontra la 'Piramide nera', 3-4 grado fino a quota 7400 dove finisce la parte su roccia. Da questo punto in su la via è in prevalenza su neve o ghiaccio. Ancora 600m di dislivello e si arriva sulla spalla, a 8000m, dove viene piazzato l’ultimo campo.

Poche ore di riposo per poi partire all’assalto degli ultimi 611m. Il primo tratto è su neve dura ventata. All’imbocco del passaggio chiamato “Collo di bottiglia” la neve inizia ad essere soffice e alta, siamo a quota 8200 mt, sopra di noi il seracco pensile di 100m. Si continua traversando verso sinistra su un pendio a 50°-55°, con la neve profonda quasi alla pancia.

Ancora neve per finire con una placca di ghiaccio, un crepaccio coperto dalle abbondanti nevicate e poi la via diventa un po’ più agevole, siamo a 100 mt. dalla cima. Negli ultimi 50 metri la neve é di nuovo alta, fino a che non si arriva sulla cresta che porta alla cima. Dalla parte opposta ci si affaccia sui 3500 metri di vuoto del versante cinese. Ancora 20 metri quasi in piano e raggiungiamo la vetta del K2, il nostro grande sogno.



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