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Patrick Bérhault, traversata Alpi
intervista  1  2
traversata

Dopo gli anni delle ascensioni-sprint, la tua è un'impresa che esalta la durata, la lentezza. E' una scelta controcorrente o è cambiato lo spirito del tempo?

No, credo che sia la stessa cosa. E’ stato un viaggio molto lungo ma allo stesso tempo vi sono state delle ascensioni molto rapide e leggere. Spesso, sia durante le ascensioni sia durante i concatenamenti, abbiamo scelto di partire leggeri e portare a termine gli obiettivi che c’eravamo prefissati nel minor tempo possibile. Questa è anche la scelta del piacere e dell’evoluzione. E’ vero che quando sulle spalle hai uno zaino di 30 chili, non provi lo stesso piacere nell’arrampicare rispetto a quando sei molto più leggero. E’ una scelta che è stata fatta perché conosciamo a fondo il mondo della montagna e non credo che ci siamo sbagliati.

E’ vero anche che ci sono delle pareti sulle quali abbiamo trascorso molto tempo. In linea di massima calcoli il tempo necessario per l’ascensione a dipendenza delle condizioni in cui trovi la parete. Ma non posso dire che ci ha dato fastidio passare 4 o 5 giorni sulla stessa parete se questo era necessario. Ripeto dipende dalla condizioni, se si riesce a compiere l’ascensione in poco tempo è anche più piacevole dal punto di vista dell’arrampicata pura, altrimenti ci si prende il tempo necessario.

Con la tua attraversata si torna alla fatica e al freddo. Cosa è cambiato dopo l'arrampicata degli anni 80/90?

La fatica ed il freddo sono due concetti indissociabili dalla montagna. Il fatto di avere compiuto delle ascensioni-sprint non significa che freddo e fatica non esistano più. Credo si possa parlare di edonismo nell’arrampicata ma che non si possa fare lo stesso per la montagna. Per me non è cambiato nulla. Non credo di avere mutato il mio modo di essere o di avere tradito i miei principi portando a termine questa attraversata delle Alpi. I concetti rimangono gli stessi. Durante questo viaggio abbiamo trovato differenti situazioni e forzatamente hai bisogno di adattarti in funzione del terreno. Io non credo di avere delle barriere di adattamento. Non ho mai avuto dei pregiudizi, come non ho mai detto “L’alpinismo deve essere così e non così”. Per me l’alpinismo è tutto, non è solo la rapidità o solo la lentezza.

L’alpinismo per me è il migliore adattamento ai problemi che devi affrontare in funzione delle tue capacità. In un secondo tempo, se è l’alpinismo e quindi l’adattamento che t’interessano, allora possiamo dire che tutto ti interessa. C’è chi, in un certo periodo della mia vita, ha voluto etichettarmi quando praticavo molta arrampicata libera sugli strapiompi. Non mi è mai piaciuto solo 'quel' tipo di arrampicata ma anche le altre. Spesso le persone hanno la tendenza a metterti in una categoria senza riflettere un po’ più in là. Trovo che sia un procedere sbagliato. Ci sono momenti nella tua vita di alpinista che ti fanno vivere determinate esperienze, ed altri che favoriscono differenti strade. Mi sento un alpinista alla perenne ricerca dell’adattamento e dell’armonia e quindi inevitabilimente hai delle opzioni e devi scegliere tra queste. La montagna e l’arrampicata mi interessano nella loro globalità.

Tu ti sei impegnato anche per avvicinare giovani 'difficili' alla montagna. La montagna, come è stato detto giustamente, non migliora le persone, ma credi che possa almeno aiutarle ad avvicinarsi a sé stesse?


La montagna è un mondo rivelatore per le persone che ti stanno attorno e per te stesso. Spesso e volentieri in montagna ti trovi a dovere affrontare delle situazioni psico-fisiche che definirei particolari. Tutto ciò ti obbliga a scoprirti e a mostrare i tuoi pregi ma anche i tuoi difetti. In montagna vivi un comportamento umano vero e di qualità. Se penso al mio esempio personale, nel periodo dell’adolescenza, mi sono avvicinato alla montagna anche perché questo mondo mi offriva un gruppo di persone entusiaste che mi davano calore ed energia.

Per molti giovani sei una figura da seguire e da imitare. Come vivi questa particolarità?


Sono cosciente di questo fenomeno e non ho problemi nel gestire questo mio ruolo. Posso dire di essere in una situazione privilegiata rispetto ai giovani e cerco di sfruttare al meglio questa mia posizione, naturalmente nell’interesse dei giovani. Tuttavia vivo questa situazione con il necessario distacco, nel senso che non credo di essere migliore degli altri. Penso di essere una persona “comune”, che ha certamente la fortuna di vivere delle esperienze eccezionali e che ha il privilegio di potere trasmettere queste esperienze agli altri … ma per il resto sono un essere umano come tutti, non mi sento superiore a nessuno. Il mio lavoro mi ha permesso di conoscermi meglio.

Sono sicuro che nulla è cambiato in me e sono altrettanto sicuro che niente cambierà in futuro, perché ci sono delle cose che senti... E’ vero nella vita non puoi dare nulla per scontato ma è anche vero che altre cose le senti. La vita spesso e volentieri è appesa ad un filo. A volte un incontro all’apparenza ininfluente può cambiare il corso del tuo cammino. Perché scegli una strada invece di un’altra non lo so... è così. Grazie alla frequentazione del mondo della montagna, ho vissuto delle esperienze che mi hanno cambiato, che mi hanno arricchito, mi hanno aiutato nello sviluppo, sono insomma riuscito a ritagliarmi uno spazio nel sociale




Patrick Bérhault, traversata Alpi

Patrick Berhault




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Durante questo viaggio abbiamo trovato differenti situazioni e forzatamente hai bisogno di adattarti in funzione del terreno. Io non credo di avere delle barriere di adattamento. Non ho mai avuto dei pregiudizi, come non ho mai detto “L’alpinismo deve essere così e non così”. Per me l’alpinismo è tutto, non è solo la rapidità o solo la lentezza."



Patrick Bérhault, traversata Alpi
 
Patrick Berhault



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Mi sento un alpinista alla perenne ricerca dell’adattamento e dell’armonia e quindi inevitabilimente hai delle opzioni e devi scegliere tra queste. La montagna e l’arrampicata mi interessano nella loro globalità."



Patrick Bérhault, traversata Alpi

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