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Simone Moro
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Come ti alleni?
Ho fatto un allenamento tecnico e fisiologico. Quello tecnico è consistito nel 'tener calde' delle abilità e delle qualità tecniche come arrampicare fino all'8a in roccia, su vie di misto fino all'M8 e di 6+/7- su ghiaccio. Questo perché andare bene su certe difficoltà qui dovrebbe servire anche ad avere un approccio psicologico perlomeno vincente in alta quota.

L'allenamento fisiologico invece è consistito nel prepararmi un po' come un maratoneta. Ho cercato, quindi, di aumentare al massimo le qualità aerobiche e in particolare la soglia aerobica. In pratica di insegnare al mio corpo ad essere una macchina che va più possibile con il meccanismo aerobico senza la produzione di lattato. Significa che invece di andare il più lontano possibile in un'ora ho cercato di allenarmi per arrivare il più lontano possibile in un'ora utilizzando però solo il meccanismo aerobico, senza produzione di acido lattico. Un lavoro questo che è stato possibile anche grazie ad un'equipe medica che mi è stata messa a disposizione da uno sponsor.

Quindi un controllo della frequenza cardiaca?
Praticamente fino ad una certa frequenza si può, teoricamente, 'andare' all'infinito senza produrre acido lattico, se vogliamo andare più forte invece cominciamo a produrlo. Ecco questa soglia con degli allenamenti particolari si può spostare verso l'alto. Quindi ho allenato il mio corpo ad andare sempre e solo con il meccanismo aerobico senza produrre acido lattico, ma il più veloce possibile. Quindi se a 150 battiti cominciavo già a produrre acido lattico ho dovuto spostare questa soglia a 160 a 162 a 168.

Qual'è questa soglia a 8000 metri, per fare i famosi dieci passi e sosta?
È un bel punto di domanda. Tutti i protocolli di studio anche i più costosi e scientifici sono stati rivolti a capire cosa succede in alta quota, ma mai a trasformare questi studi per capire la strategia allenante per 'andare' in alta quota. Il cuore è un muscolo che naturalmente, come tutti gli altri, patisce la mancanza di ossigeno. Quando si arriva al campo base la prima settimana si vive con la frequenza cardiaca a 90/100 battiti a riposo, quando ho cercato di andare a manetta il più possibile, come allo Shisha Pangma, ho scoperto che il cuore non superava i 150/160 battiti, contro 195/200 cui riesco a portarlo in bassa quota.

L'analisi che ho fatto, confortata dagli studi dell'equipe medica che mi è stata messa a disposizione, ha cercato di interpretare questi segnali e far si che i miei allenamenti portassero e m'insegnassero ad andare solo ed esclusivamente con il meccanismo aerobico evitando il pericolosissimo sistema lattacido che si riproduce in acido lattico che in alta quota non viene più smaltito. E che, siccome è un veleno per i muscoli, non farebbe altro che rendere più pericoloso il progredire in alta quota. Strada facendo, quindi, stiamo cercando di capire tante cose, cercheremo delle conferme perché mi presterò anche ad un'indagine per avere un tracciato elettrocardiografico di una persona impegnata in alta quota, cosa diversa questa dall'avere un tracciato di uno che sta dentro una tendina a 7000 o 7500 metri.


Everest versante Tibetano
Campo base avanzato all'Everest versante Nord
foto arch. Simone Moro
"ho allenato il mio corpo ad andare sempre e solo con il meccanismo aerobico senza produrre acido lattico, ma il più veloce possibile."
E l'alimentazione?
Cercherò di usare delle integrazioni alimentari perché uno dei grandi problemi dell'alta quota è che non si ha voglia di farsi da mangiare e, siccome si misura tutto al grammo per diminuire i pesi da trasportare, alla fine si è sempre sotto alimentati. Si beve pochissimo e si mangia ancora meno, non si assimila e si è inappetenti. Insomma esistono tutta una serie di limitazioni, date dal problema oggettivo di sapersi organizzare e imporre una certa strategia sia d'idratazione sia d'alimentazione, che sono quelle che poi alla fine ti fanno tornare a casa con 6 o 7 chili di meno.

Ho calcolato che per la traversata impiegherò sei giorni. Passare sei giorni sempre seduto su quella famosa ala dello Jumbo senza che nessuno, magari, mi passi dal finestrino qualcosa da mangiare non sarà mica bello.

La tua strategia per gli 8000 e per questo concatenamento Everest-Lhotse
Cercare di acclimatarsi dando al corpo la possibilità di cibarsi dell'ossigeno ad una quota ogni volta più alta. Per la traversata voglio arrivare fino al Colle Sud, dormire almeno una notte e prima di tornare giù fare una puntata verso l'alto fino a 8100/8200 metri, poi girare i tacchi e scendere fino al campo base. Poi lascio lì tutto e me ne scendo nella valle, probabilmente fino a Namche Bazar, a 3700 metri, o anche più in basso.

Lì mangio bene, non vedo più la montagna che mi avrà già nauseato, incontro altre persone, vedo la foresta, sento gli odori, sento i profumi, mi faccio una doccia e magari parlo anche con persone diverse.Mi ritorna voglia di vedere la montagna, e intanto tutte queste cose avvengono con un sangue che farà scorta e si starà ossigenando il più possibile cosa che non riuscirebbe a fare al campo base.

Quindi via, ritorno su e tento la traversata. Vedremo se sarà una strategia vincente.


"Ho calcolato che per la traversata impiegherò sei giorni. Passare sei giorni sempre seduto su quella famosa ala dello Jumbo senza che nessuno, magari, mi passi dal finestrino qualcosa da mangiare non sarà mica bello."
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