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Linizio
"Maggio 1986: inizio ad arrampicare con un corso del CAI di Biella che coincide con la fine della mia stagione agonistica nello sci. Decido quasi subito che l'arrampicata è il mio sport.
Primo anno
Dopo 6 mesi faccio il mio primo 7a. Giusto dopo un anno arriva il mio primo 7c+ al Monte Fenera in Valsesia, su una via chiodata da me e dal mio compagno di allora Mauro.
Primo 8a
A ottobre dell'anno dopo faccio il primo 8a a vista, in gara. A novembre nello stesso giorno faccio Noi 8b+ e salgo a vista Margarina 8a che, a tutt'oggi, resta una onsight irripetuta. Nello stesso anno arriva quello che per me sono tra i più bei ricordi: la salita 'a vista' di "En un combat douteux" 8a ed il lavorato di Sortileges 8b, allora una via mitica.Quel giorno, a Cimai, alcuni tedeschi chiesero ad un mio amico quanti tentativi avessi fatto su "En un combat douteux"; quando rispose che ero a vista i due scoppiarono a ridere: pensavano ad uno scherzo
Lallenamento
Fino al 1991 mi sono dedicato interamente alla scalata e all'allenamento con la ferma motivazione di provare a fare bene. Allora il menu prevedeva: lunghe sedute al trave (fino a 3-4 ore al giorno) e arrampicata nel fine settimana.
Il trave
Ho visto il trave per la prima volta da un amico. E, così per provare, mi sono sospeso su un braccio ad una lista da 1,5 centimetri. Gli amici sono rimasti un po' stupiti
Lento
ma a vista
Nei primi anni la mia scalata era caratterizzata dall'eccessiva lentezza ed il mio stile preferito era salire 'a vista'. Ho dei bei ricordi come l'onsight di "J'irai cracher sur vos tombes" (Pasqua 1988). Quel giorno c'erano dei francesi che mi osservavano: erano Francois Legrand e Serge Blein, dopo un po' li avrei ritrovati in gara.
Proseguendo
Le vie e le realizzazioni sulle vie a vista si susseguono. Riesco a vista su vie come Outsider a Cornalba (aprile 1990) e Flashdance a San Nicolò sempre nel '90) ed altre ancora.
Verticale o semi strapiombante
Il mio stile preferito di scalata resta comunque il verticale o semi strapiombante E' questo il terreno in cui riesco ad esprimermi al massimo: lì l'arrampicata non è solo questione fisica ma anche celebrale. E ancora oggi penso di riuscire a fare la differenza con molti altri arrampicatori.
Il Cubo
Per me è stata importante anche la chiodatura del Cubo in Valle d'Aosta. Dopo un lungo periodo di demotivazione per cause che non avevano niente a che fare col mondo verticale, il Cubo mi ha ridato un po' di vigore e la forza di ritornare il climber motivato che ero prima. Qui ho chiodato alcune tra le vie più dure della Valle: circa il 70% sono comprese tra l'8a e l'8c. Tutto ciò con gran fatica vista la scarsa qualità della roccia e la povertà di prese naturali.
Farsi del male
Arrivati al 1997
mi rompo un estensore del dito. Un problema che mi trascinerò per circa 8 mesi prima che un bravo medico riesca a risolvermelo.
La via più dura
Proprio alcuni giorni prima di operarmi, con un anulare grosso come un pollice, riesco a liberare L'Avaro a Sarre, la via più dura che ho fatto anche se purtroppo e' costruita, ma ormai credo che le vie completamente naturali di questo livello le puoi contare su una mano.
Relax post operatorio
A pensarci bene sono proprio contento di essermi rotto l'estensore. Per la prima volta da quando scalavo ho fatto un periodo di completo riposo. Un periodo in cui non ho più fatto le gare e in cui mi sono un po' staccato dall'ambiente.
Ritorno in pista
Decido di ritornare alle gare nel 2000, iniziando con la vittoria di Montevecchia e proseguendo poi con un bell'anno ricco di soddisfazioni.
Il nuovo millennio
Siamo alla fine del 2000 mi faccio di nuovo male e questa volta all'anulare sinistro, precisamente alla puleggia. Nei primi mesi rallento un po' gli allenamenti sul muro per non compromettere le gare. In questo modo nel giro di due mesi raggiungo una nuova freschezza ed una voglia rinnovata di scalare. Così in Aprile mi riescono una quindicina di vie del grado 8 a vista ed un bel lavorato a Massone, "Reinis Vibes" 8c/c+.
L'inizio è buono, speriamo lo sia anche il resto."
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Alberto Gnerro - il primo anno

Proseguendo

Il Cubo

La via più dura

Relax post operatorio
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