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 il Silenzio del Vento Jon Krakauer
IL SILENZIO DEL VENTO
Ed. Corbaccio, 1999

Pagg. 209
Prezzo di copertina £ 28.000






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A volte, come per gli attori con un personaggio, anche agli scrittori succede di rimanere legati in maniera indissolubile ad una loro opera.

Jon Krakauer è uno di questi: lo voglia o no, resterà sempre legato a quel "Into Thin Air" (“Aria sottile” nell’edizione italiana della Corbaccio), che è stato, tanto un successo e un caso letterario di livello mondiale, quanto un'occasione di polemica negli ambienti alpinistici. Così, all’apparire nelle librerie italiane del suo “Il silenzio del vento”, il pensiero va subito proprio al dolore, alla sorpresa ma anche agli strascichi polemici sollevati da “Aria sottile” sulla tragedia del 1996 all’Everest.

Viene da pensare, poi, un po' maliziosamente, ad una di quelle comuni operazioni per le quali al successo commerciale di un autore segue automaticamente la pubblicazione delle sue opere meno conosciute, anche se ciò non é necessariamente legato al loro reale valore.
Nel caso di questo libro, però, l’iniziativa della Corbaccio sembra particolarmente interessante ed azzeccata. Sia perché Krakauer è un bravissimo scrittore, e, tra quelli che si sono occupati di montagna e d’alpinismo, merita un posto di prim’ordine. Sia perché “Il silenzio del vento” - pubblicato per la prima volta in America nel 1990 con il titolo “Eiger Dreams”- testimonia di una ricerca sui perché dell’alpinismo, ben antecedente ai fatti dell’Everest , che aiuta, se non a comprenderli, a riflettere ulteriormente.
Ed é forse proprio per questo che Krakauer, nella post fazione all’edizione italiana de “Il silenzio del vento”, se da un lato assicura che all’Everest vorrebbe non esserci mai stato, allo stesso tempo ritiene ancora attualissimi i racconti-saggio del libro.

I dodici capitoli narrano altrettante storie indipendenti, tutte però unite da un unico filo conduttore: è d'alpinismo e d'avventura che si parla e di quell'inafferrabile fascino, e, a volte, disperazione che esercitano sull'uomo. Così dalla mancata salita all’Eiger, alla solitaria avventura al Devils Thumb in Alaska, passando per il McKinley e per le divertenti descrizioni della Chamonix alla fine degli anni '80, dalla tragica estate del 1986 al K2, agli incredibili gemelli Burgess, emergono storie di uomini sempre alla ricerca di un sogno sfuggente. Un sogno che Krakauer fa efficacemente rivivere ne “Il silenzio del vento”, sempre con un tocco d'ironia ed arguzia, nel cuore dell'azione, delle emozioni e contraddizioni di quell'impossibile, vaghissimo, contorto ed affascinante mondo dell'avventura e della montagna.

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