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sentieri sotto la neve Henriette d'Angeville

La mia scalata
al Monte Bianco
1838

Collana i Licheni
Vivalda Editori

pagg. 170
prezzo di copertina
£ 28.000
Pagg. 170 - ill. b.n.



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'Due cosciotti di montone, due lombate di vitello, ventiquattro polli arrosto…' così inizia la lista che la contessa Henriette D'Angeville, nella 'lontanissima' estate del 1838, preparò per la sua spedizione al Monte Bianco.

Nata tra i boschi dello Giura francese, viaggiatrice romantica sull'onda di quel turismo d'élite che occupava, all'epoca, gli interessi di nobili e borghesi, la contessa, a 44 anni, fu colpita dall'inconsueto 'bisogno'di scalare la montagna più alta d'Europa.

Un vero colpo di fulmine e un'impresa, se si considera che nei 62 anni trascorsi dalla prima salita di Balmat e Paccard solo 25 spedizioni (e una sola donna, la valligiana Marie Paradis), avevano raggiunto la cima del Bianco.

Nel 1838 non si parlava ancora di alpinisti ed alpinismo, chi si avventurava, con le guide di Chamonix, verso la vetta del Bianco era semplicemente un viaggiatore con una meta ambita ed ancora in buona parte incognita.

Anche la nostra Mlle Henriette d'Angeville era una viaggiatrice, ma era, ed è da sottolineare, una viaggiatrice solitaria che, nonostante gli unanimi pareri contrari, dette ascolto ad un impulso con una volontà e frenesia caratteristiche delle grandi avventure e delle grandi scalate.

Sarà per questo forse che la lettura del resoconto della sua spedizione, pubblicato per la prima volta in Francia soltanto nel 1986 ed ora ripreso nella traduzione italiana dalla Vivalda Editori, risveglia degli interessi e riserva dei piaceri inaspettati.

Basta, infatti, superare la supponenza da lettori abituati alle 'imprese impossibili' dei nostri giorni, per lasciarsi conquistare dall'assoluto candore e tenacia di questa viaggiatrice solitaria che, senza remore, andò dritta verso il suo scopo.

Con verve e una vena a tratti anche autoironica, Henriette D'Angeville racconta di un mondo lontano, di una natura che ancora stupisce e del fascino di una montagna vicina ma 'irraggiungibile'.

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