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Il vuoto alle spalle
Slavomir Rawicz

TRA NOI E LA LIBERTA'


Corbaccio s.r.l., Milano - 1999
Pagine 276
Prezzo di copertina £ 30.000

Tra noi e la libertà è il racconto di un’incredibile fuga, di una denuncia contro l’assurdità di tutte le deportazioni. E’ la storia vera di un coraggioso viaggio in nome della libertà.  

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Siamo nel 1939 l’autore, allora giovane tenente della cavalleria polacca, è arrestato con l’accusa di spionaggio dalla polizia segreta russa. Dopo dodici mesi di “detenzione preventiva” in cui subisce ogni sorta d’angherie e torture, e dopo un ridicolo quanto tragico processo, arriva la condanna a venticinque anni di lavori forzati. E con la condanna ecco la deportazione ed il trasferimento, assieme ad altre migliaia di prigionieri prima su carri bestiame ferroviari poi con una lunga marcia forzata, in un campo di lavoro in Siberia.

Venticinque anni per cose mai commesse sono un’enormità. Slavomir Rawicz non ci sta affatto, vuole ritornare ad essere un uomo libero. E’ impossibile ed è assurdo solo pensarlo ma da quell’inferno vuole fuggire. Così quando inaspettata arriva l’occasione non se la lascia sfuggire ed assieme ad altri sei prigionieri si lancia in quell’impresa dispera. Inizia così la fuga, una grande fuga per raggiungere l’India attraverso la Siberia, la Mongolia, il Tibet.

In quasi dodici mesi i fuggiaschi percorsero a piedi ben 6500 chilometri ed affrontarono, senza mezzi e cibo, innumerevoli avversità. Fra queste, memorabile ed allucinante fu l’attraversamento del deserto dei Gobi: una disperata e tragica avventura che è stata possibile solo grazie alla loro incrollabile volontà di conquistare la libertà perduta, all’amicizia e anche all’allegria che non li ha mai abbandonati.
Spicca inoltre nel racconto la commovente solidarietà di quanti incontrarono lungo il cammino: uomini semplici che seppero, senza far troppe domande, accettare quei singolari viandanti dividendo con loro quel poco che avevano.

Tra noi e la libertà è un magnifico libro, una storia vera e toccante. E’ la prova, ancora una volta, di quanto di straordinario degli uomini, assolutamente lontani dal cliché dell’eroe, siano in grado di fare in nome di un ideale comune.

 
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