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sentieri sotto la neve Yves Ballu

Naufragio sul Monte Bianco
La tragedia di Vincendon ed Henry

Collana i Licheni
Vivalda Editori

pagg. 399
prezzo di copertina £ 35.000




Mnet Libri
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Chissà cos'hanno pensato François Henry e Jean Vincedon mentre, bloccati sotto la Cima del Monte Bianco, aspettavano i soccorsi? Quei soccorsi del resto mai veramente arrivati ai 'naufraghi del Monte Bianco', come la stampa dell'epoca - piombata sulla notizia - li ha chiamati.
Chissà cosa penserebbero poi di questo libro in cui Yves Ballu ricostruisce la vicenda che si è assurdamente e grottescamente trascinata tra il Natale del '56 e i primi giorni del '57 e di cui sono stati gli involontari, ma soprattutto inermi, protagonisti.

Yves Ballu ha voluto entrare nei fatti e negli antefatti di questa storia accaduta più di quarant'anni fa ripercorrendone, fin troppo minuziosamente e a tratti anche in maniera monotona e quasi asettica, quella lunga serie di circostanze, scelte, valutazioni, errori che hanno contribuito a scrivere una delle pagine più nere e meno edificanti dell'alpinismo del secondo dopo guerra.

E' successo un po' di tutto, fino al clamoroso schianto di un elicottero a pochi passi dai due alpinisti stremati e incapaci ormai di qualsiasi reazione. E' stata una vera beffa (del destino?). A loro volta in pericolo e dopo alcuni giorni, i soccorritori furono evacuati dal Rifugio Vallot dove si erano riparati. François e Jean, invece, restarono all'interno di quella carcassa d'elicottero: i loro corpi furono recuperati solo il 19 marzo 1957.

E' ancora una volta insomma un libro su una tragedia alpinistica. Viene da chiedersi quanto sia corretto l'interesse per questi fatti e allo stesso tempo raccontarli restandone fuori come in certe parti sembra fare questo libro. Se mai esiste una chiave di lettura per questi drammi forse dovrebbe essere solo quella della comprensione e perché no della denuncia degli eventuali errori commessi perché non vengano ripetuti da altri, e in questo caso almeno non c'è dubbio che di errori ne furono compiuti.

Pare giusto allora riprendere alcune frasi che Walter Bonatti, nel suo libro 'Montagne di una vita', ha scritto su questa vicenda che lo ha visto, all'inizio, come uno dei protagonisti. E' stato proprio Bonatti difatti, che in mezzo alla tempesta ha portato fuori dalle difficoltà, della Via dello Sperone della Brenva, François Henry e Jean Vincedon, casualmente incontrati al bivacco della Fourche in quella lontana vigilia di Natale. Poi i due alpinisti non seguirono la sua traccia - e quella del suo compagno di cordata Silvano Gheser - che li avrebbe condotti, per i facili pendii sommitali, prima sulla cima del Monte Bianco poi al Rifugio Vallot. François e Jean, indubbiamente provati, come del resto i due italiani, s'infilarono invece proprio in quel canale che Bonatti aveva in precedenza reputato pericoloso.

Scrive appunto Bonatti: 'Per quanto mi riguarda posso dire, in tutta coscienza, che mai persi l'occasione in quei drammatici giorni di dare agli altri il mio aiuto, nei limiti del possibile'. E più avanti, rifacendosi ad un suo supposto 'abbandono' dei due alpinisti: "Infine le cronache conclusero che Vincedon ed Henry erano morti congelati lassù, dopo otto giorni di atroce agonia, essendo stati da tutti ignobilmente abbandonati tra i relitti dell'elicottero. E io dico abbandonati davvero, stavolta."
Ci sembra che a questa testimonianza non occorra aggiungere altro.

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