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sentieri sotto la neve Gertrude Reinisch

Wanda Rutkiewicz
La signora degli Ottomila

Collana le tracce
Centro Documentazione Alpina

pagg. 175
foto a colori
prezzo di copertina £ 32.000



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Wanda Rutkiewicz scomparve, all'età di 49 anni, sul Kangchenjunga. Era il 12 maggio del 1992, le mancavano 300 metri per raggiungere la cima di quello che sarebbe stato il suo nono Ottomila. Come molte altre volte, era sola, con un equipaggiamento inadeguato, priva di cibo e acqua, ma nonostante ciò volle affrontare lo stesso il bivacco a 8300 metri: fu la sua ultima caparbia, 'pazza' ma imprescindibile decisione. Tre anni dopo il suo corpo fu ritrovato, da una spedizione italiana, sul versante opposto a quello dove era stata vista l'ultima volta.

E' una storia esemplare quella dell'alpinista polacca raccontata da Gertrude Reinisch in questo libro. Una storia che ripercorre quelle motivazioni, incredibili, affascinanti e all'apparenza assolutamente prive di ragioni logiche, che spingono gli alpinisti ad affrontare quell'autentica roulette russa in cui può trasformarsi la salita ad un ottomila, ma anche una vicenda del tutto particolare visto che la protagonista è una donna.

Wanda, assolutamente rapita dalla montagna ne fece la sua ragione di vita, entrò a far parte di quel gruppo di alpinisti, definiti 'di punta', dedicati anima e corpo alla salita delle più alte montagne della terra. Terza donna a salire l'Everest, fu una delle prime a rivendicare con i fatti l'uguaglianza anche in alpinismo tra i sessi, organizzava spedizioni anche solamente femminili, si prefiggeva mete d'avanguardia, pretendeva e lottava per essere trattata alla pari dai suoi compagni d'avventura.
D'altro canto, per far tutto ciò, accettò giocoforza di essere presa nel vortice, perverso e difficile da controllare, delle sponsorizzazioni, assoggettandosi a quel giogo, molte volte stressante e limitante, a cui sembra quasi impossibile sottrarsi per chi come lei deve assolutamente, per ragioni quasi fisiche, realizzare ambiziosi progetti nel campo, soprattutto, delle spedizioni alle più alte cime della terra.

Nel libro Gertrude Reinisch amica e compagna di spedizione di Wanda la ricorda e ne ricostruisce la storia intervallando i propri ricordi e sensazioni a quanto scritto in lettere, articoli, interventi a convegni dalla stessa protagonista. Il filo del discorso diventa così, a tratti, quasi un impossibile, ma in certo qual modo veritiero, dialogo-intervista mentre in altri l'autrice entra in campo direttamente raccontando in prima persona i suoi rapporti e esperienze personali con Wanda, senza risparmiare niente all'amica scomparsa, come fa, del resto, la stessa Rutkiewicz nei suoi scritti nei confronti di molti alpinisti e delle sue esperienze in montagna.

Ne risulta il ritratto di una donna per niente facile, durissima e sognatrice ma anche fragile e concreta, consapevole di lottare contro un ambiente, quello alpinistico, che la rifiutava e non solo perché donna. Un ritratto che nella sua contraddittorietà è lo specchio di tutto un mondo e di una donna sicuramente, al di là della retorica, eccezionale ed affascinante proprio nella sua imperfezione e solitudine.


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