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Endurance al Polo Sud
Alfred Laising

ENDURANCE
l'incredibile viaggio di Shakleton al Polo Sud

Editrice Corbaccio, gennaio 1999
Pag. 299

Prezzo di copertina £. 32.000
Fotografie in b.n.


"L'ordine di abbandonare la nave fu impartito alle cinque pomeridiane. Per la maggior parte degli uomini, comunque, non sarebbe stato neppure necessario: sapevano che la nave era condannata e che ogni sforzo per salvarla sarebbe stato inutile."
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Così, senza enfasi e quasi sottotono, Alfred Laising inizia questo libro sulla storia, vera e documentata, dell'Endurance e dell'incredibile viaggio di Shakleton al Polo Sud.
Un naufragio dunque, ma del tutto particolare: ad attendere gli uomini dell'equipaggio non c'era l'acqua ma la banchisa del Mare di Weddell, una distesa infinita di ghiaccio che, per ben 10 mesi, aveva imprigionato la nave -"come una mandorla in una tavoletta di cioccolato"- per poi letteralmente ed inesorabilmente stritolarla! Certo per l'epoca in cui si é svolta, ma anche per lo spirito, nulla di quest'appassionante avventura ed incredibile vicenda ha a che vedere con le imprese cosiddette "no-limits" alle quali siamo abituati.

Ma andiamo con ordine. L'Endurance era la nave su cui erano imbarcati i componenti dell'Imperiale Spedizione Transantartica inglese, ideata e comandata, per l'appunto, da Sir Ernest Shakleton.
Scopo del viaggio, iniziato dal porto di Londra il 1° agosto del 1914 - all'indomani della dichiarazione di guerra dell'Inghilterra alla Germania - era quello di attraversare a piedi, passando per il Polo Sud, il continente Antartico. Un'impresa ambiziosa ed immensa, densa d'incognite anche ai nostri giorni.
Per comprendere ancor meglio quale situazione, disperata e senza apparente scampo, dovettero affrontare Shakleton e i suoi 27 compagni va detto, inoltre, che questi autentici naufraghi dell'Antartico si sono trovati su un immenso e praticamente sconosciuto continente senza alcuna possibilità di comunicare o ricevere aiuto dal resto del mondo: all'epoca le comunicazioni radio, come le conosciamo noi, non esistevano ancora e l'"aggeggio" con cui potevano solo ricevere messaggi in alfabeto Morse risultò ben presto inservibile.

Abbandonato così a se stesso, il manipolo di marinai, esploratori e scienziati fu protagonista, fra i ghiacci e le terribili tempeste dell'Antartico, di un'autentica odissea che trovò in Shakleton, l'indiscusso capo spedizione, il suo Ulisse.
Quegli uomini, con il tipico aplomb anglosassone, seppero lottare e resistere contro tutto, giorno dopo giorno, nell'azione così come nell'attesa degli eventi. Nulla sembrava fermarli, né il destino né le continue avversità: sempre avanti con alla testa il loro Capo. Sempre inventando e tentando nuove strade per sfuggire a quell'imbroglio in cui si erano cacciati. Non esisteva botta, anche la più tremenda, che potesse atterrarli! Un'autentica lotta per sopravvivere, un'avventura pura e fantastica.

Non c'è che dire il racconto in un continuo crescendo "prende", a tal punto che dopo un po’ è difficile non immedesimarsi in quei disperati e non partecipare a tutte le angosce, paure e gioie, che li hanno provati in quei tantissimi e lunghissimi giorni della loro avventura. Sembra di essere lì, insieme a quel pugno di uomini fradici d'acqua, pesti, sporchi, che lottano contro onde pazzesche, in mezzo a ghiacci che all'improvviso si spezzano, cercando di raggiungere quella salvezza che sembra non arrivare mai. Immancabilmente ricacciati, quasi come in un vicolo cieco, al punto di partenza, fino alla fine… che però non vi svelo!
Voglio proprio vedere se riuscirete a trattenere le lacrime! Da parte mia mi consolo, anche Marco Preti, alpinista, cineasta, navigatore, lui che in Antartide c'è veramente stato, nella nota di commento alla fine del libro, afferma che la storia dell'Endurance l'ha fatto piangere. Chissà cosa ne penserebbe Shakleton, secondo voi ci farebbe partecipare ad una sua spedizione?

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