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![]() Alfredo Corti. Una montagna di fotografie di Luca Ferrario Sino a pochi giorni fa ero convinto che Vittorio Sella, nipote dello statista Quintino e pioniere della fotografia di montagna, fosse stato il fotografo per eccellenza delle alte quote. Sino a quando non ho scoperto larchivio fotografico di Alfredo Corti, valtellinese di Tresivio. Con il bianco e nero Alfredo Corti (1880-1973) rivestì le valli e le montagne della Valtellina: dalla Val Masino alla Valfurva, dal pizzo Bernina al Gran Zebrù. Mi piacerebbe essere smentito ma penso che lopera del Corti fotografo, alpinista e professore universitario fosse nota solo ai suoi cari e ai suoi apparecchi fotografici. E allora ben venga una rassegna a lui dedicata. A Chiesa Valmalenco, con il sostegno del Credito Valtellinese, sono state messe in mostra una sessantina di foto (alcune delle quali sono state restaurate con un lungo e accurato lavoro) del suo archivio. Nel 1902 quando impressiona le prime lastre Alfredo Corti ha ventidue anni, Vittorio Sella quarantatre; il primo è agli inizi, il secondo è da più di un decennio il fotografo ufficiale delle spedizioni del Duca degli Abruzzi. Del tutto naturale quindi ritrovare nei primi scatti del Corti le inquadrature del Sella, come, ad esempio, nella classica immagine della punta Thurwieser o nella rocciosissima parete nord-est del pizzo Badile, entrambe dellagosto 1907. ![]() Cè ancora un occhio del fotografo biellese nelle panoramiche (sequenze di tre o quattro foto da assemblare con cura e pazienza) che il Corti realizza per documentare lesplorazione del versante orobico e retico della Valtellina. Panoramiche che ancora oggi mozzano il fiato per bellezza e rarefazione; è il caso della veduta del versante nord del gruppo del Bernina (1909). Uno dei capolavori del fotografo valtellinese, il versante orientale della Cresta Guzza (settembre 1913) in cui si scorgono appena cinque alpinisti immersi nellombra , ci suggerisce che, per Alfredo Corti, i protagonisti sono le cime le creste e ghiacciai. Sensazione che ritroviamo anche nella gelida immagine della capanna Marco e Rosa dopo una tormenta di neve (settembre 1913). Gli alpinisti non devono rubare la scena alla Montagna; sono una presenza da tenere in secondo piano, nellombra per lappunto. E anche quando gli scalatori finiscono in primo piano, come in un altro celebre scatto, il pizzo Bernina ripreso dalla base del pizzo Zuppò (agosto 1910), sono comunque le vette a dominare limmagine. Eppure è lo stesso Corti a ritrarre le guide alpine riunite a congresso alla capanna Marinelli (settembre 1906) come pure i pastori della valle di Scais (1920). Contraddizione che potremmo così spiegare: impulsi del cuore. Da bambino Alfredo Corti spesso seguiva il padre medico condotto in visita ai malati negli alpeggi. Ben presto si rese conto di quanta fatica accompagnasse la vita dei contadini e dei pastori i suoi conterranei che non disdegnò mai di inquadrare. di Luca Ferrario |
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