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| di Nicolò Berzi Il Marocco è un paese dalle mille ed incredibili realtà. Palmeti che si estendono fino alle montagne incappucciate di neve, infiniti deserti apparentemente immobili e lunghe spiagge sabbiose. Città senza tempo in cui le eredità della civiltà romana prima e dellinvasione araba poi, coesistono con le ultime influenze francesi. Notte a Marrakech. Aria densa di fumo che si sprigiona dalle decine e decine di bancarelle dove si cuociono spiedini (bochette), si grigliano verdure e si preparano stufati di ogni tipo (tajine). Cerchi di persone radunate, curiose ed entusiaste, intorno a cantastorie, maghi e mangiafuoco, che aspettano il momento giusto per fare il giro a caccia di dhiram, monete sonanti, mentre la musica assordante raggiunge un ritmo martellante. Tutto illuminato fiocamente dalle file di lampadine appese ai pali che riportano i nomi e i numeri delle bancarelle, mentre le bandiere nazionali sventolano pigramente nelloscurità. Sul lato nord le file di carretti che vendono spremute darancia e datteri di ogni dimensione. Unatmosfera magica e surreale, che riporta indietro nei secoli, alloriente immaginato. Piazza Djemaa el Fna, dopo il tramonto diventa uno spettacolo potente, che suggestiona anche gli occidentali più riluttanti. La magia del Marocco è già entrata nel sangue. Una magia che si rafforza attraverso il viaggio. Dove larrampicata diventa un pretesto per visitare un paese splendido e vicino allEuropa, tanto vicino da indurlo a dichiarare lintento di entrare nellUE. Lasciata Marrakech sarà il susseguirsi dei paesaggi desertici del nero ed aspro hammada a riempire lo sguardo durante le ore al volante per raggiungere Ouarzazate. Un passo a quasi 2300 metri di quota, il Tiz in Tichka, dove le foreste di abeti si contendono lo spazio con gli oleandri e le robinie che colonizzano il rosso terreno argilloso, e poi solo il deserto. Deserto di pietre, dove il nero della terra si stempera nellocra e nel giallo delle montagne dellAtlante che dominano lorizzonte, appena imbiancate dalla neve che in inverno scenderà ben più in basso. Lungo la strada qualche dromedario solitario si alterna con uomini a piedi, che arrivano da chissà dove e vanno chissà dove, partoriti dal niente che si spinge a perdita docchio. Le strade asfaltate sembrano dei nastri magici, che costituiscono lunico segno delluomo per chilometri, e immancabilmente conducono agli agglomerati urbani più o meno grandi, dove si trova acqua per sé e benzina per lauto. Ma se davvero larrampicata è solo un pretesto non può mancare una vista, nel giorno di riposo, al deserto di sabbia al confine con lAlgeria. Poche ore di auto e a sud di Erfoud , dopo 40 kilometri di hammada ecco spuntare un mare di dune che ad ogni ora del giorno cambiano colore. Senza bisogno di raggiungere Merzouga, dove insistenti cercatori di clienti offrono servizi di ogni tipo, ci si può fermare qualche chilometro prima, e lasciata lauto a bordo pista si comincia a camminare nella sabbia, magari cercando di raggiungere la Gran Duna, la più alta di questo piccolo deserto sabbioso. Piccolo perché lErg Chebbi, così è chiamato, misura soltanto 35km di lunghezza per 15 di larghezza, ma vi assicuro basta per respirare laria potente e ricca di energia del deserto. Una sensazione indimenticabile, che non credevo riuscisse ad offrire una semplice distesa di sabbia. Il ritorno allarrampicata è quasi un addio alla tranquillità apparentemente immutabile del deserto, ma le rosse rocce delle Gole di Todra esercitano un richiamo irresistibile. Quando si parte di nuovo? Con un po di tempo, comunque, non si deve perdere lemozione della visita dei souk della Medina di Marrakech, mercato permanete di ogni tipo di mercanzia, dove si impara larte e il piacere della contrattazione, e non fare qualche acquisto è pressoché impossibile. E le ultime ore trascorse tra gli odori forti del souk non faranno che rafforzare il vostro desiderio di tornare. |
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