|
STEFANO ALIPPI
Intervista di Nicoletta Costi e Nicola Noè
A me che mi frega è la nutella!
Goloso, agli inizi era famoso più per la quantità di nutella e gelati che per i tiri che faceva. Poi dopo è cambiata la storia, quando ho iniziato a battere chi mi prendeva in giro. Ma la nutella è un luogo comune per gli arrampicatori, ci sono dentro anche Hirajama, Modoni e Legrand. Qualche sigaretta ogni tanto e beve birra, ma poca.
Nato nel 1969, è alto 175 cm, apertura alare 188 cm, peso 68 kg: il minimo di 66 kg lho toccato nel 95 che è lultima stagione che fatto bene, sempre nei 3 in Coppa Italia, 66, ma adesso mi tocca troppa fatica.
Ha da sempre dato una mano in famiglia a gestire il loro rifugio, il Rif. Alippi per lappunto. I documenti risalgono al 1776 quando dal suo bisnonno si fermavano i viandanti che partivano da Mandello, salivano ai Resinelli lungo la strada che allora era tutta pedestre e poi scendevano a Lecco. Lanno scorso suo padre è andato in pensione ed hanno deciso di chiudere, così è ora rimasto solo il campeggio.
A 15 anni arrotondava lavorando in una impresa edile. Poi ha iniziato a fare le prime gare e ha avuto la fortuna di andare bene quando cera linteresse delle aziende e quindi investivano. E diventato così un professionista, ma non prendo tanto, non riuscirei a fare una vita normale, ma lavorando un po in casa riesco a far quadrare il bilancio.
Ha avuto una prima fase arrampicatoria ad 8 anni con il padre Det, Guida Alpina, poi ha smesso mi divertivo di più in moto, con un Fantic 50 da trial, e andavo bicicletta da corsa.
Poi ho ripreso ad arrampicare dopo il diploma professionale con dei miei amici, un po per scherzo, allora pesavo 97 kg! Ho iniziato a seguirli sui sentieri e poi sulla Grigna, la Segantini, la normale alla Angelina. Così nasce lAlippi alpinista: Davo una mano a mio padre con i clienti, così ho fatto anche qualcosa al Bianco come il Canale Gervasutti, la Nord della Tour Ronde, poi la Bümiller al Palù, ho tentato due volte di andare in cima al Cervino ed una volta al Gran Paradiso. Poi ricordo la Micheluzzi al Ciavazes, una Messner sulla Seconda Torre del Sella mentre facevo listruttore di roccia durante il militare, poi lo Spigolo Delago e una via dei Remy alla Parete Grigia. E qui mi fermo
Fare la Guida alpina? No, assolutamente no, non mi piace. Mi piacerebbe fare delle avventure esplorative alpinistiche, anche vie facili, ma in ambiente selvaggio, con avvicinamenti fuori dal mondo, in Canada, in Norvegia; andare a ripetere lennesima via al Bianco, non mi dice niente: piuttosto vado a farmi una passeggiata in cima al Bianco e mi godo il panorama.
Nel frattempo avevo conosciuto Marco Ballerini nel 1982, che era lavanguardia allora, era un professionista e cercava sempre gente con cui andare ad arrampicare durante la settimana. E stata la mia fortuna, avevo una disfunzione ormonale ed ero ridotto ad un quintale, ma ero già riuscito a fare dei 6c. Un medico mi ha dato una cura e in 3 mesi ho perso 12-13 kg e gli altri li ho persi stando un più in riga.
E cresciuto per gradi, perché aveva questo problema di peso. Ha iniziato ad allenarsi nel 1988. Trave ne ho fatto poco, me ne ero fatto uno tagliando un faggio, dividendolo a metà e poi con un pantografo avevo fatto tutti i buchi, era lungo 4 m! Quando sono tornato dal militare mi sono fatto il primo muro in camera, non cera la cultura in Italia: una volta a Buoux rimanemmo sorpresi vedendo Tribout fare le ripetute su di un tiro
e noi pensavamo che si stesse allenando per le gare di velocità! Il primo che si fatto il muro a Lecco è stato il Tono Cassin, ce laveva in magazzino perché la Cassin, sponsorizzando la Destivelle, sapeva cosa facevano i francesi. Difficile dire però chi fu il primo in assoluto: Bonatti aveva messo i ferri ad L nel sottotetto di casa, ma prima ancora qualcuno dei Pel e os di Monza aveva fatto qualcosa di simile.
Parlando di metodologie, Stefano ha le idee piuttosto chiare. Allinizio ci si allenava a sfinimento, come tutti, poi con il passare degli anni lesperienza di qualcuno forte è stata trasmessa. Adesso si ha più o meno unidea, ma si è ben lontani dalla preparazione specifica di uno sport, anche perché è molto difficile da quantificare, non hai parametri, non hai il dinamometro sulle prese, non sai quanti chili stai usando. Gli unici parametri che puoi utilizzare sono il numero di prese ed il tempo, ma la difficoltà è soggettiva e così lallenatore non può dirti fai dieci tiri duri o 5 blocchi duri perché ciò che difficile per me può non esserlo per te e viceversa. Mentre per gli altri sport ci sono dei parametri. Molto probabilmente si dovrebbe utilizzare il cardiofrequenzimetro e la macchina che misura la quantità di ossigeno utilizzata, sarebbe lunico sistema per sapere che percentuale organica stai usando. Lo stesso che usano nel canottaggio, anche lì palano, ma non sanno a che intensità lavorano, però loro possono combinare i metri con il tempo, è già qualcosa
Stefano è forte nel leggermente strapiombante tecnico, su tacche nette di dita. Ho sempre arrampicato nel lecchese e la mia morfologia è quella. I grandi strapiombi sono arrivati 10 anni dopo che arrampicavo.
Ora si allena anche per gli strapiombi ma è sempre un deficit perché le mie sinergie muscolari sono fatte su quel determinato gesto. Nelle gare trovo lungo perché i piedi sono sempre fuori asse per quello che è la mia arrampicata, basta che mi alzi o mi abbassi di 1 cm e diventa facile o impossibile; non ho lo stesso tranfer nellarrampicata che ho sulla roccia .
La mia migliore qualità è la forza resistente più chela resistenza pura, quella cioè che si esercita quando si ha una sezione dura e si va via sul facile; prima pensavo il contrario ma mi sono reso conto che vado meglio così.
Gli chiedo come si vede in confronto ad altri atleti come Core, Brenna, Calibani? Un altro pianeta: sono molto più forti su tutto langolo del movimento. Io ho alcuni angoli di lavoro che per me sono facili e loro trovano faticosi e altri che per me sono impossibili: spallate, torsioni, giro spalla, per me sono zero; Cristian (Brenna, ndr) è solo quello, anche Baistrocchi, gli fai fare piedi-mani di spalla non lo tiri giù, gli fai fare qualcosaltro trova lungo anche lui.
Ha salito più di 170 tiri di grado 8. Ha fatto quattro 8c e sei 8a+ a vista. Il tiro più duro è Cera una volta in America a Cornalba (il concatenamento delle due lunghezze di Feed-back). Le sindacalistes? Lho provato, è duro
molto, molto duro
non è alla mia portata.
E il bouldering? Sono andato qualche volte a Cresciano mi sono divertito, ma non mi affascina. Secondo me è ancora più discriminante dellarrampicata. In arrampicata, con un po di tecnica, ti scegli il tiro, hai qualche chance, ma nel bouldering se sei un po più basso di chi lha fatto, se pesi di più, se vieni da fuori, se non cè aderenza, non cè modo. Il vantaggio è che puoi farlo da solo. Preferisce le competizioni di difficoltà anche se sono più divertenti quelli di bouldering, perché è un ambiente da saltimbachi, poi provando perdi la tensione e quindi è più giocoso.
Dotato di grande talento, è però un eterno piazzato nelle competizioni.
Nel 1986 a Bardonecchia, sono partito subito bene perché sono finito in finale. Nelle gare internazionali sono arrivato 2° al master di Modane nel 93, 6° a Vienna in Coppa del Mondo, 6° a Serre Chevalier, due volte 5° al Rock Master, 8° a Mosca e una ventina di 9° e 10° posti, primo escluso dalla finale. Sono arrivato 3° ad una gara di blocchi a Sheffield. Nella CNP sono stato primo nel 94, poi due volte secondo al Campionato Italiano e una volta terzo. Due volte secondo in Coppa Italia e una volta terzo. Ho vinto 8 gare di coppa Italia e sono arrivato 12 volte secondo!
Trascorrere linfanzia ai Resinelli è unesperienza particolare.
Lavorando in famiglia conoscevo molti clienti di una certa età e andavo in giro con loro, spesso in bicicletta, mi piaceva sentire raccontare le loro storie di vita. Ho sempre frequentato persone molto più vecchie, non sono andato allasilo e non ho avuto molti rapporti sociali con i giovani, così ho perso una parte delle cose che si fanno in gioventù e ciò ha influenzato in parte la mia crescita come uomo.
Poi te ne capitano un po di tutte
ho letteralmente buttato giù il secondo piano di casa mia! Avevamo una vecchia stufa in casa, erano le 10 di sera e mi è venuto in mente di accenderla, butto un po di ciocchi, ma non prendono, allora metto il classico alcol, solo che sul fondo era rimasta la brace, nel tempo che sono andato a prendere i cerini lalcol è evaporato ed è andato tutto nella canna fumaria che per fortuna era al secondo piano. Quando ho buttato il cerino, sotto non è successo niente, ma dal secondo piano in su è esploso tutto. Una bomba! Cera un muro di cemento spesso così: lha aperto! In camera di mia nonna, con moquette bianca e marrone, tutta la fuliggine!
Ho una sorella sposata con figlio, vive sul Lago, brava, lei andava a scuola dalle suore. Io andavo alla Don Ticozzi dove cera tutta la feccia di Lecco (dei miei compagni di scuola 13 sono già morti
). Sveglia alle 6 meno 10 e in moto fino a Ballabio, con 20° sotto zero, poi pullman a Lecco; quando ho fatto le professionali a Bergamo (sono meccanico motorista), da Lecco ancora treno e pullman e poi tutto il ritorno.
Una vita inaspettatamente spericolata, costellata di incidenti su diversi fronti. Mi sono fratturato ulna e radio facendo Tarzan, cioè saltando da una staccionata su di un ramo e cadendo allindietro, ho rotto la clavicola in moto e due ginocchi, uno sugli sci e uno su di una moto prestata che aveva il manubrio saldato: ad una curva mi è rimasto metà manubrio in mano
Due trauma cranici, uno in bicicletta e uno quando sono caduto da un terrazzo. Poi 3 lavande gastriche: una volta mi sono intossicato con lOptalidon, una volta con lo Zirulì e la terza è proprio da raccontare. Guardavo un documentario in TV, avevo già 13 anni, avevo visto che in Australia cera una pianta con la corteccia dolce che ciucciavano sia gli aborigeni che le scimmie; allora ho cercato una pianta simile e ho preso il Maggiociondolo, che è lunica pianta velenosa che cè in Europa, era un po amarognola e allora ci mettevo un po di zucchero e la ciucciavo bene: una intossicazione da crepare, sono stato salvato più o meno al pelo.

(Nicola Noé e Stefano Alippi foto Tremolada)
Poi afferma di essersi già giocato 3 vite. Una delle prime volte che mi sono calato per chiodare avevo una statica ed avevo fatto il nodo in fondo. Sono iniziato a scendere, guardavo
classica fobia
che figata
che bello! Mi sono fatto prendere, continuavo a scendere, poi di colpo non sono sceso più. Ho guardato perché: il nodo in fondo si era incastrato nel discensore! La seconda volta ero al Nibbio e stavo mettendo una sosta sopra Bo Derek per chiodare Signorine e giovanotti allungata. Ero sul bordo della parete con il trapano e sono scivolato giù. Ho preso un pino 10 metri sotto! è ancora lì da vedere! La terza a Natale di 2 anni fa. Avevo bisogno di piastrine per chiodare a Gajum e allora sono andato a recuperarne al Forcellino (dove ho aperto una bella via: Cavalieri del Sonno). Arrivo, tiro fuori la corda e tutto quanto e mi cade lo zaino su di un albero sulla cengia mediana, un centinaio di metri sotto. Mi calo, mancano 2-3 m, tolgo il nodo e salto giù al volo e mi fermo sulla cengia larga 1-1,5 m. Lalbero sembrava robusto, mi ci appoggio e già con lo zaino in mano lalbero ha iniziato a flettersi, lì ho capito cosa vuol dire sudare freddo: mi colava il sudore dalla fronte al braccio e cerano a zero gradi. Ho cominciato ad aggrapparmi a dei ciuffi derba e sono riuscito a riconquistare la cengia. Risalgo un pezzo di via slegato per riprendere la corda e poi incomincio a recuperare le piastrine che erano spostate un po in là perché erano quelle di un vecchio progetto che avevo chiodato, ma la via era troppo dura, non si faceva; allora pendola, pendola, pendola, tolgo le piastrine e ritorno su per vedere che una lama di roccia aveva lasciato intatto solo trefolo di corda. Conservo ancora il pezzo a casa.
Anche in macchina ha tirato delle cartelle davvero bestiali. Non facevo proprio il navigatore però avevo un amico che correva i rally e di notte vai a prendere le note. Mi ricordo che una volta avevo preso le note, poi siamo andati a riprovare, ho sbagliato a dargli una nota; lui, invece di scalare marcia, ha cambiato, ha impostato la curva e abbiamo fatto 30 metri muro di cinta e poi una scarpata. Dinverno cè lanello ai Resinelli, col ghiaccio vengono su quelli della scuderia rallisti di Lecco a fare gli stupidi. Noi andavamo dallo sfasciacarrozze, compravamo 100.000 £ di macchina, la blindavamo un po dentro e poi stavamo a girare, ho provato ad andare a 100 allora piatto contro un muro! Era un periodo della mia vita un po buio. Con la Reanult 5 nuovo di mio padre, ma stavolta non stavo facendo lo stupido, ho preso una lastra di ghiaccio e la macchina si è capottata e si appoggiato ad un cumulo di neve, ho rimesso in strada la macchina e sono tornato a casa, sono passati 10 anni, labbiamo venduta, lui non si è mai accorto di nulla, io ogni tanto guardavo il tetto .. era un po storto.
Lambiente dellarrampicata era più bello, ora è più teso, specie in Italia. Poi è molto a clan, Lombardia, Nord-est, romani. In Francia però sembra che ci sia più spazio per tutti, mentre in Italia è più difficile, non cè nulla sulla comunicazione e guerra per gli sponsor.
Qui non abbiamo punti di aggregazione: ci si trova a Cornalba, al bar, dopo però tutti abitano a 100 km di distanza. In Francia sono tutti lì, ad Aix o a Briançon. Sono andato un mese in Francia e trovavo biglietti appesi ovunque per trovare qualcuno per arrampicare e così facevo. Me lo conferma anche Severino, che ora frequenta molto la Francia con Axel Franco: cè un altro clima, da noi è sempre teso alla realizzazione. Sicuramente è stata una degenerazione delle competizioni, malgrado ci sia un buon rapporto tra gli atleti, ma anche alle gare il clima si è teso, 5-6 professionisti, poi chi si arrabatta come me e poi tutti gli altri. Ma non capita mai di dire è un po che non lo sento, dai che gli telefono
Stefano collabora con Cassin e La Sportiva ed è testimonial per il Centro NewTrefor.
|
|
|
 |