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Parete donna a Lecco: Josune Bereziartu, la libertà di scalare

27.11.2006 di PlanetMountain

Il 26/11 a Lecco s'è svolta la tavola rotonda "Parete donna", 3° degli appuntamenti annuali organizzati dalla Fondazione Cassin nell'ambito del progetto "Montagna e Filosofia: antichi e nuovi sentieri". Testimonial e ospite d'onore la climber basca Josune Bereziartu che ha presentato in una speciale serata la sua attività ed esperienza.



Si è svolta ieri a Lecco, organizzato dalla Fondazione Cassin, l'annunciata tavola rotonda dal titolo "Parete donna", terzo degli appuntamenti annuali che l'omonima Fondazione ha proposto, con inizio dal 2004, nell'ambito del progetto "Montagna e Filosofia: antichi e nuovi sentieri". Nell'occasione sono stati consegnati anche i riconoscimenti della prima edizione del "Premio Riccardo Cassin" che la Fondazione ha dedicato alle categorie "Cultura di montagna" e "Alpinismo". Vincitore della prima è Il Gruppo Gritte del CAI Genova per progetto di un museo della montagna e dell'alpinismo ligure. Mentre per l'alpinismo il riconoscimento è andato a Lorenzo Festorazzi e ai suoi compagni per l'opera di riscoperta in particolare sulla parete della Fasana del Pizzo della Pieve (Grigna).

"Parete donna" a Lecco, dunque. Un titolo che non ha bisogno di spiegazioni e che, chiaramente, voleva proporre, meglio ri-proporre, il tema del rapporto tra la Donna e la Montagna. Ovvero del rapporto sia storico sia d'interpretazione della montagna di quello che con, termine forse abusato, viene definito l'universo femminile. Ad intervenire sono stati Linda Cottino, direttore della rivista ALP, Marcella Schmidt, docente all'Università di Milano Bicocca, Daniele Redaelli, capo redattore della Gazzetta dello Sport, mentre a coordinare gli interventi come consuetudine è stato il professor Luigi Zanzi, responsabile scientifico della Fondazione Cassin e docente all'Università di Pavia.

Insieme a loro (e qui ci starebbe anche un bel dulcis in fundo...) è intervenuta, come testimonial e relatrice, nonché protagonista della serata seguita alla tavola rotonda, la basca Josune Bereziartu che, per chi non la conoscesse, rappresenta per l'arrampicata sportiva l'espressione vivente di come una donna possa eguagliare (se non superare) il massimo della difficoltà, su monotiro e su multi pitch, raggiunto fino ad ora. Tanto per spiegare o meglio rammentare ai più "tecnici" (anche se non ce n'è bisogno) basti ricordare la sua salita del 9a+ di Bimbluna (oltre al 9a di Bain de sang), l'a-vista di Hidrofobia 8b+, e la recente vittoria a settembre del primo Salewa Rock Award nella prima edizione di Arco Rock Legends. Ed, inoltre, e non secondariamente, il suo interesse e la sua attività rivolta alla montagna e all'alpinismo, soprattutto come passione e come ricerca di libertà.

Donne e montagna. Il tema, ripetiamolo ancora, non era né nuovo né facile. Si rischiava di scadere nel deja-vu, e nella giusta ma ennesima dichiarazione di una realtà che inutile nasconderlo c'è: quella dell'insoluto (ma non irrisolvibile perché esiste) rapporto di disparità tra uomo e donna, dove non è nemmeno il caso di dire chi è a subire la disuguaglianza, che sarebbe da indicare anche col nome di "pregiudizio". Dunque, senza far torto a nessuno dei relatori che pur hanno cercato di esporre un percorso sulle tracce di un problema del tutto reale, ad illuminare più degli altri l'argomento è stata proprio la climber basca.

Josune, intervenuta alla fine, è stata di una semplicità disarmante. E' andata dritta al cuore di una pratica, la sua personale, che non si chiede se la montagna sia madre, padre o quant'altro ma che in campo mette la sua passione cioè quella di vivere la montagna come "mi vida", la sua vita, appunto. Questo e basta, e ciò è più che bastante per Josune. Lei, ha detto, cerca la sua libertà: la ricerca e la vuole! Quindi, aggiungiamo noi, cerca e vuole libertà per se stessa, una libertà che si esprime attraverso la sua passione per l'arrampicata e per la montagna. Poi, ha ribadito, anche di essere una testarda. Di voler arrivare nel senso di voler raggiungere degli obiettivi. Mi sono riusciti dei traguardi (massimi ripetiamo, noi) e sono felice perché questa è la mia passione e (ribadiamo) soprattutto la sua libertà.

Quindi, aggiungiamo noi: forse non occorre dimostrare che esiste una super donna (e quindi l'esempio vivente e sancito sul campo della possibilità, anche in montagna, per le donne di raggiungere i traguardi degli uomini) per affermare che la volontà e la passione delle donne per la montagna ha diritto di esistere tanto quanto quella degli uomini. Tanto che Josune non è poi l'unica ad aver scritto la storia dell'arrampicata (come nel suo caso) o dell'alpinismo. Ce l'hanno ricordato, per chi se lo fosse scordato, i vari interventi dei relatori. Dalla mitica Lynn Hill (evocata a proposito, insieme a molte altre da Linda Cottino) a Mary Varale chiamata in causa, anche qui assolutamente a proposito, da Daniele Redaelli. Fra le tante citato, noi avremmo aggiunto anche Allison Hargreaves e Wanda Rutkiewicz... Ma non sta qui, il punto. Non nei nomi, davvero molti, sta la dimostrazione del tutto, ma appunto in quell'affermazione di libertà (e uguaglianza aldilà delle differenze) invocato e cercato per se stessa (e quindi per tutti) nella pratica e nelle idee dalla Bereziartu.

Sì, poteva essere un discorso già sentito e sfilacciato nella sua incisività, vuoi per la complessità, gravità e attualità della questione - che bene ha fatto Linda Cottino a richiamare citando le statistiche sulle violenze alle donne che la cronaca quotidiana ci propone come punta (più eclatante) dell'enorme iceberg di disparità tra i sessi - vuoi per una certa difficoltà a tener le fila dei vari interventi. Bene, Josune Bereziartu è stata essenziale per spazzar via ogni insicurezza di metodo, spostando tutto sul "fare" e sul diritto al "fare montagna" per tutti. Un diritto preteso e voluto aldilà di quei "generi", (superandoli insomma, come esortava anche Linda Cottino) che rischiano di mascherare il problema finendo per diluirne l'impatto e renderlo, in sostanza, vago (quando non lo è affatto) e apparentemente pretestuoso.

E non a caso, proprio sul "fare", cioè sull'arrampicata e sulla montagna vissuta in prima persona, Josune e il suo compagno Rikard Otegui (anche lui super arrampicatore ma soprattutto uomo eccezionale) hanno improntato la serata. Si sono viste foto veramente bellissime su vie altrettanto belle e durissime, dai monotiri di arrampicata sportiva, alle vie con protezioni "trad", alle multipitch sportive, al boulderÉ insomma tutto, o quasi, il possibile dell'arrampicata perché "Credo che l'esperienza di un arrampicatore debba essere completa", ha spiegato Josune. S'è goduto di un video (molto bello) che ripercorre gli sforzi, e quindi le cadute e gli insuccessi, come parte stessa di una tensione indispensabile per raggiungere l'obiettivo.

S'è vista anche la Cassin alle Grandes Jorasses salita da Josune e Rikar (in tempi non sospetti) la scorsa estate, e presentata a Lecco come omaggio a Riccardo Cassin. Mentre è stata rifiutata ad una televisione spagnola semplicemente perché era un'esperienza "Troppo intima per essere venduta": perchè non è stato certamente un exploit ma semplicemente "Un passo importante per la nostra avventura ed esperienza" (di coppia e di cordata). Semplicemente importante, appunto.
E si potrebbe proseguire citando la bellissima descrizione delle differenza tra l'arrampicata sportiva e l'alpinismo: "Sul monotiro sei solo, sei egoista e arrogante anche con la roccia, e non hai tempo di pensare: in quell'attimo tutto il tuo corpo gira attorno alla tua mente. In montagna, invece, sei una cordata, hai tempo per pensare, devi cavartela insieme." Due lati della stessa medaglia che Josune e Rikar praticano e amano. Una sorta di Yin e Yang...

Insomma, è stata una bellissima serata, e una ancor più bella esperienza quella che è stata presentata. Forse meritava anche più partecipazione di quella (non poca) che c'è stata. E forse meritava anche più trasporto da parte del pubblico in sala, o forse sono io che non ho capito nulla e mi sono fatto trasportare. Sarà che lo Yin e Yang non si sono fusi a dovereÉ E sarà per il tema (ostico) del convegno ma ho avuto anche il sospetto di intuire anche il "genere" della parte più refrattaria a lasciarsi coinvolgere. Ma, lontani dalle dietrologie, quello che mi è chiaro è che ho visto grande arrampicata (ma anche una grande sensibilità per la montagna) e una sua grande e appassionata interprete. Andiamo dunque al sodo, come direbbe, e non è una citazione a caso, il patriarca (e nonno di tutti) Riccardo Cassin: aldilà di tutti i "generi" e "gabbie" (cit. Silvia Metzeltin!) ma anche delle ipocrisie.
Buona montagna a tutti dunque, ma proprio a tutti!

Vinicio Stefanello


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C.A.M.P su Expo PlanetMountain

Nella foto: Rikar Otegui, Riccardo Cassin e Josune Bereziartu

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