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Arrampicata: Solo per vecchi guerrieri, l'ultima via di Manolo

30.06.2006 di PlanetMountain

Maurizio "Manolo" Zanolla nelle Vette Feltrine (Dolomiti) sulla stessa parete "senza nome" di “Bisogna essere veloci per descrivere la nuvole" ha aperto "Solo per vecchi guerrieri", nuova via di 150m, con difficoltà massima proposta di 8c/9a e 7c/8a obbligatorio.

Solo per vecchi guerrieri, Manolo, Vette feltrine

Maurizio "Manolo" Zanolla è tornato sulle Vette Feltrine per un altro viaggio tra equilibri di pietra sempre più sfuggenti. Così, in questo caldissimo giugno, sulla stessa parete "senza nome" di “Bisogna essere veloci per descrivere la nuvole", è nata "Solo per vecchi guerrieri". Una via di 150 metri, aperta dal basso con difficoltà massima proposta di 8c/9a e 7c/8a obbligatorio, per la quale Manolo ha "speso" 5 giorni cmplessivi: i primi due tiri da solo e poi assicurato da Federico Gorda.

"Solo per vecchi guerrieri" sale su una straordinaria parete, dove il vuoto ed appigli sempre da scoprire scardinano e dilatano all'infinito le frontiere del tempo. Per ora Manolo ha trovato la soluzione del primo atto dell'enigma di cui, con la futura libera, cercherà di svelare anche il profondo dell'anima e del valore.

E' sempre difficile inseguire i pensieri. Com'è impossibile afferrare gli incomprensibili segni che annunciano un'idea. Come si fa a comprende una meta prima ancora che sia pensata, prima ancora che sia svelata dall'esperienza? Nell'arrampicata tutto è divenire e tutto è memoria che si consuma nell'attimo stesso in cui si compie la salita. Ogni appiglio è irripetibile, ogni gesto non sarà mai più uguale a se stesso... e quel che è stato, tra aria e pietra, resterà solo tra le dita di chi l'ha vissuto. Come nell'esperienza, appena conclusa, che Manolo ci racconta.

Silvestro Stucchi, Baby Climber, Presolana orientaleSOLO PER VECCHI GUERRIERI
di Maurizio "Manolo" Zanolla


E' un'arrampicata mentalmente molto impegnativa ( ma stranamente vista l'inclinazione anche fisica) che mi ha “svuotato completamente” non solo per il modo con il quale è stata aperta ( i primi due tiri da solo con grandi spaventi) ma soprattutto per quel tipo di scalata sempre sul filo dell'equilibrio quasi ossessivo su pochi millimetri di gomma… insomma una specie di “Bain de Sang” a 2000m con 300m di vuoto sotto il culo che si fa sentire… anche per quella chiodatura piuttosto… ariosa. Non potevo chiedere nulla di meglio è come se questa parete mi avesse atteso per tutta la vita.

C'è tutto quello che cercavo… una parete sconosciuta senza nome vicino a casa una linea che è semplicemente un capolavoro della natura su una pietra straordinaria e poi quasi avesse capito la mia età… a sud. Non troppo lunga ma con tanto tanto vuoto lo stesso ( la via parte sopra una strapiombo di circa 200m) e per finire un'arrampicata tecnica, molto tecnica, che è un viaggio a ritroso nell'incredibile storia delle gocce d'acqua fin su, dove nascono lentamente tutte insieme e cominciano a scivolare velatamente piano, senza forza, prima di precipitare e incidere più generosamente. La prima parte quindi è l'apoteosi delle “goute d'eau” e dell'ottimismo, poi più che defilarsi svaniscono, lasciando solo qualche piccolo buco qua e là a dare in quell'impressionante muraglia una speranza.

E' una via a spit aperta dal basso in una linea dove non sarebbe possibile mettere nient'altro (qualche friends forse) e questo adesso mi piace. E' forse la più bella linea della mia vita e se fosse stata più lunga magari sarebbe stato troppo. I primi due tiri (quelli aperti in solitaria) sono quelli dove le protezioni sono più lontane poi la difficoltà “ cambia” e a parte qualche obbligatorio i passi duri sono al massimo con lo spit ad 1 m 1m e mezzo sotto ai piedi quindi molto più sportiva.

Sarà difficile liberarla speriamo che la fibra mi assista perché gli ultimi due tiri sono davvero impressionanti , soprattutto l'ultimo dove fortunatamente l'unico vantaggio è dato da un parziale riposo dopo ogni sezione impegnativa e toglie in qualche modo una continuità che sarebbe soffocante.

L'ultima lunghezza potremmo dividerla in 4 parti la prima già intensa che potrebbe essere un 8 a /b quindi subito un mentale obbligatorio sul 7b / c , altra decontrazione e a seguire il tratto più impegnativo che potrebbe essere un boulder di 8a , con un obbligatorio intorno al 7c/8 a infine l'ultimo tratto…15 m di 8 b…naturalmente potrei sbagliarmi la paura i cliff il vuoto la forma l'età ecc ecc i conti come sempre li faremo alla libera e poi, se qualcuno ne avrà voglia darà il suo parere ed io ne sarò comunque contento.

Peccato ma, nonostante avesse la macchina fotografica al collo, Federico in apertura non ha fatto foto… c'era troppa tensione fra uno spit e l'altro e quando non ero in volo ero su qualche cliff di “merda”. Grazie Federico, anche per quando mi hai incoraggiato sapendo che ti sarei precipitato sulla testa.

di Maurizio "Manolo" Zanolla


SCHEDA VIA
VETTE FELTRINE, CIMA SENZA NOME (2000m)
Parete sud

“SOLO PER VECCHI GUERRIERI”
Linea straordinaria a destra dello spigolo di “Bisogna essere veloci per inseguire le nuvole”.
Apritori:
Manolo e Federico Gorda, estate 2006 (i primi 2 tiri Manolo da solo)
Sviluppo:
150m
Esposizione:
Sud
Difficolta':
8c/9a max; 7c/8a obbl.
Materiale:
via interamente attrezzata a spit necessari 10 rinvii ed una corda da 60m
Attacco: dal paese di Aune prendere la ripida e cementata strada forestale direzione nord (acceso vietato) e alle varie biforcazioni andare sempre diritti tenendo come punto di riferimento le indicazioni segnavia (bianco-rosse n° 810) che portamo alla Casera Monsampiano. La strada finisce ad una baita e il sentiero s'inoltra nel ripido bosco fino a sbucare nel vallone di Aune. Quando il sentiero gira a sinistra (dopo un'ora circa) abbandonarlo e continuare diritti nel vallone (ometti) fino alla base della “ferrata del tubo” (acquedotto). Da qui attraversare a destra per la larga banca prativa che diventa sempre più inclinata fino a morire su un'aerea spalla (1,30 circa da Aune). Dalla spalla (attacco di "Bisogna essere veloci per descrivere la nuvole") attraversare verso il centro della esposta parete e per rocce rotte (30m circa corda fissa) all'attacco.


MANOLO E I VERTICI DEL CERCHIO
intervista di Vinicio Stefanello


Scrivi che questa è una linea che ti aspettava da tutta la vita... una vita a "ricercare equilibri" tra l'aria e la pietra. Cosa hai trovato, e come li hai trovati?
Ho semplicemente trovato tutto quello che da sempre andavo cercando, una via per me. E, ormai, non potevo certo permettermi di trovare qualcosa di più lungo e nemmeno un appiglio in meno. E' stato un incontro quasi perfetto fra un “vecchio arrampicatore” ed una Cima senza nome in un ambiente quasi sconosciuto alla scalata dove il verde addolcisce il vuoto ed elimina quell'opprimente presenza di “troppa pietra” che, a volte, ha soffocato la gioia di essere là. Gli appigli… (?) ci sono tutti, proprio tutti quelli che mi hanno regalato le cose più belle, si sono messi insieme uno sopra l'altro per farmi un grande regalo; a dire il vero qualcuno manca… ma credo l'abbiano fatto apposta.

Cosa ti attrae di una parete, e quali segni ti guidano sulla "giusta" via?
Una linea velatamente nascosta che potrebbe anche non esistere ma che misteriosamente mi fa sognare… In questo caso forse ho peccato di ambizione e, ad un certo punto, mi sono spaventato da tanta compattezza e sono fuggito a destra ma poi ho capito che quella, solo quella, era la linea ideale: ho ripreso in mano il coraggio e ho ricominciato a crederci. Adesso ne sono certo: la via ideale per me su quella parete passava proprio di là e fortunatamente non mancava neanche un appoggio…

La difficoltà: il tuo "metro" e come si cerca un "metro" per tutti?
La difficoltà, soprattutto in questo tipo di vie, (oltre alla difficoltà di aprirle, naturalmente) è solo un'indicazione necessaria per avere almeno un'idea'. Naturalmente, poi, tutto è molto soggettivo e personale. Potrei farti un esempio: quando Fred Nicole ha liberato Bain de Sang gradandola 9a credo che avesse tutti i suoi buoni motivi, perché, quella serie di movimenti da lui percorsi per venirne a capo, potevano essere proprio di quel grado. Se poi, ed è un aspetto non da sottovalutare, dopo 10 anni di evoluzione qualcuno sulla stessa linea ha trovato altri metodi, visto od usato altri appigli o appoggi, ciò non fa nient'altro che confermare quante possibilità ed interpretazioni offra questo tipo di scalata, senza fortunatamente dover ricorrere ad un necessario aumento di forza obbligatorio per altre inclinazioni. Solo per vecchi guerrieri è un'arrampicata più o meno così, di “vecchia generazione”, ma con qualcosa in più. Questo significa che, a volte, la soluzione più semplice non è immediatamente intuibile: quindi anche quella più semplice non è poi così facile perché quella sensazione di aleatorietà che caratterizza queste vie ti prende dall'inizio alla fine e non è assolutamente di facile gestione per nessuno. Se devo essere sincero non ho mai chiuso nessun 8c così in fretta come Bain de Sang, Appigli ridicoli mi ha richiesto molto più impegno ma è anche vero che la ritengo più “fisica” e quindi più difficile per me mentre per altri potrebbe essere il contrario; quindi per l'ennesima volta sono inattendibile. Una cosa è certa: aldilà del grado, comunque molto difficile, Solo per vecchi guerrieri è sublime. Chissà cosa mi riserverà quel tiro difficile proprio alla fine, e quella complessità di cose che intervengono quando, obbligatoriamente, ci si muove solo su pochi millimetri di gomma e gli spit sono lontani tra loro e… dal suolo? Forse non ci riuscirò, ma naturalmente ci proverò perché sarà solo liberandola che il nostro incontro sarà perfetto, almeno fino a quando un ragionevole buon senso mi dirà di smettere.

L'apertura e poi la libera sulle vie in parete: due facce di una stessa medaglia?
L'apertura su questo tipo di roccia, almeno su queste difficoltà, è molto impegnativa perché non si riesce mai a comprendere quando ci si potrà fermare per un cliff e, cosa ancora peggiore, se sarà possibile piazzarlo. E' una tensione continua… la libera naturalmente è una questione molto più “sportiva” ma la severità della chiodatura influirà molto. E quindi questa medaglia ha due facce quasi uguali…

Ci sarà mai per te la chiusura di questo cerchio infinito
Questa volta ne ho preso abbastanza… Credo che una valutazione più razionale la potrò dare solo quando comincerò realmente a provare i tiri ma, a caldo ed emozionalmente, penso di poter dire… di aver avvicinato i vertici, del cerchio naturalmente!


Portfolio
Bisogna essere veloci per descrivere la nuvole
news Manolo su PlanetMountain.com

Nelle foto dall'alto: Visione dalla sosta del terzo tiro di "Solo per Vecchi Guerrieri"; la parete della via (a sx nella foto); Manolo e Federico Gorda (ph Diego Dalla Rosa).

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