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Scialpinismo: 12° Patrouille des Glaciers, tra storia e attualità

05.05.2006 di Lorenzo Scandroglio

Il 30/04 la 12° Patrouille des Glaciers, la grande gara di scialpinismo svizzera da Zermatt a Verbier, è stata vinta dal tem franco-italiano di Stéphane Brosse, Patrick Blanc e Guido Giacomelli mentre tra le donne la vittoria è andata al team svizzero di Catherine Mabillard, Séverine Pont e Gabrielle Magnenat.

PATROUILLE DES GLACIERS 2006

53 chilometri dei quali più di 4000 metri in salita, e tutto con gli sci ai piedi. Da Zermatt a Verbier, senza soluzione di continuità. E' la Patrouille des Glaciers che, con il nostro Mezzalana e la francese Pierra Menta, forma il trittico mitico (e d'eccellenza) dello scialpinismo competitivo. Quello fatto di fatica, di corse incredibili ma anche di storia e particolarità. Ognuna di queste maratone scialpinistiche, infatti, ha la sua caratteristica: se il Mezzalana è nobile la corsa del magnifico Monte Rosa e dell'alta quota e la Pierra Menta è il massacrante tour di quattro giorni, la 'Pattuglia dei ghiacci' svizzera (anch'essa biennale come il Mezzalana) è la gara di ispirazione e organizzazione 'militare' (le pattuglie appunto) che nell'immaginario conserva ancora il carattere dell'esplorazione. Sarà per questo che oltre ai super atleti vi partecipano attivamente, ma anche come contorno, ogni genere di appassionati. Come tutte le epopee sportive che attingono alla 'fatica', ogni edizione di queste incredibili corse fa storia a sé, e merita di essere raccontata e vissuta. Così l'ultima edizione della 'Patrouille', la dodicesima, che si è svolta il 30 aprile scorso, va ben oltre all'importante vittoria del trio formato dagli assi pigliatutto francesi Stéphane Brosse e Patrick Blanc e dal bravissimo italiano Guido Giacomelli, e di quella, tra le donne, del team svizzero di Catherine Mabillard, Séverine Pont e Gabrielle Magnenat. Entrambi sono successi impreziositi anche dal record della pista, quindi da un exploit sportivo. Ma non bastano la classifica e per spiegare una gara come questa, come ci racconta Lorenzo Scandroglio iniziando, appunto, dalla storia della 'Patrouille'...


PATROUILLE DES GLACIERS, TRA STORIA E ATTUALITA'
di Lorenzo Scandroglio


LA STORIA STA SEMPRE ALL'INIZIO
La storia della svizzera Patrouille des Glaciers (la Pattuglia dei Ghiacciai) è bella e lunga, non lunga come quella della competizione nostrana, il Mezzalama, ma abbastanza per conferirle l'autorità e il fascino della grande classica. Patrouille, Mezzalama e la francese Pierra Menta sono infatti le tre grandi incontrastate classiche dello scialpinismo mondiale. Se il Mezzalama nasce nel 1933, l'idea della Patrouille comincia a far breccia nella testa di due capitani svizzeri dell'esercito, Rodolphe Tissières e Roger Bonvin, tra il 1939 e il 1945, in un momento in cui la confederazione si trovava sotto la minaccia di invasione. I due capitani appartenevano alla Brigata Mont 10 che aveva come compito la difesa della parte sud-ovest del massiccio centrale alpino svizzero. Per testare la resistenza e le capacità delle proprie formazioni, Tissières e Bonvin decisero di istituire una gara di resistenza che facesse percorrere, a delle pattuglie composte da 3 membri e in una sola tappa, il tratto di Alta Via che da Zermatt porta a Verbier.
La prima edizione vide la luce nell'aprile del 1943 con un percorso di 63 chilometri per 7600 metri di dislivello (tra salite e discese). Vi parteciparono 18 pattuglie ma all'arrivo di Verbier giunsero solo due pattuglie al completo. I primi tagliarono il traguardo in 12 ore e 7 minuti. Fu, quella, non solo una gara di resistenza ma anche di orientamento, se si pensa che il principale punto negativo, ragione delle numerose defezioni, fu proprio la mancanza di bussola. L'anno successivo ebbe luogo la seconda edizione su un percorso se possibile più duro e più lungo. Ciò nonostante le pattuglie partecipanti salirono a 44.
La terza edizione, che avrebbe dovuto tenersi nel 1945, fu annullata per l'opposizione della popolazione che non ne poteva più dopo tanti anni di servizio militare per la patria. Si arrivò così al fatidico 1949 quando la gara fu segnata da una tragedia che costò la vita a una pattuglia, letteralmente sparita in un crepaccio sul ghiacciaio del Mont Miné e ritrovata soltanto 8 giorni dopo. Un incidente di cui parlarono tutti e che attirò, sull'organizzazione militare svizzera, critiche nazionali e internazionali per le esagerazioni e gli abusi cui venivano sottoposti i partecipanti a una tale prova disumana. In ragione di ciò il Dipartimento Militare Federale decise di cancellare la gara e tale decisione durò almeno 30 anni.
Oggi la Patrouille, ripristinata su un itinerario più sicuro, leggermente più breve ma non meno difficile (53 chilometri, sempre da Zermatt a Verbier, per 4000 e poco più di dislivello positivo), si svolge ogni due anni e quella del 2006 è stata la dodicesima edizione.

L'EDIZIONE 2006
In verità questa gara non è esclusivo monopolio di extra terrestri dalle gambe e dai polmoni marziani. Già perché a ben guardare, a partire da mercoledì 26 aprile fino a domenica 30 aprile, un fiume di scialpinisti, suddivisi in squadre (o "pattuglie" come vorrebbe la tradizione, giacché la competizione è nata e viene tuttora gestita sotto le insegne militari) si è riversata in un lungo cordone che da Zermatt porta a Verbier. Un incredibile saliscendi, anche tecnicamente interessante, con tratti da percorrere in cordata per gli ovvi rischi che presentano gli itinerari su ghiacciaio, tratti da percorrere assicurati alle corde fisse con gli sci in spalla (molto articolato e per niente banale, in questa edizione, il canale del Col de Riedmatten, 2919m, che i concorrenti incontravano al termine della prima salita dopo il passaggio di Arolla, poco dopo la metà dell'intero percorso, e dove siamo andati anche noi per Planetmountain affrontando la salita in piena notte) e il resto da affrontare con grinta e fiato, sci ai piedi e pelli di foca sotto agli sci. Bè, naturalmente a tante salite corrispondono tante discese, ma anche quelle sono una faticaccia, considerati le migliaia di metri che si hanno nelle gambe e la pesante neve primaverile, almeno nei tratti bassi del percorso.
Una buona metà, nel 2004 furono il 42%, delle migliaia di partecipanti erano militari riconoscibili per le inconfondibili tute grigie, ma l'altra metà era costituita da civili: come si dice in gergo "ne abbiamo viste di ogni", di tutte le età e "tipologie", anche con attrezzature antidiluviane. Chapeau a tutti per la forza di volontà! L'organizzazione di questa edizione, dai check point sul percorso, ai parcheggiatori e agli autisti dei bus navetta nel fondovalle ai cuochi della mensa di Verbier, quest'anno è stata affidata al battaglione ticinese dell'esercito svizzero, ciò che ha facilitato di gran lunga anche il nostro lavoro, considerata la mole di informazioni di cui abbiamo avuto bisogno: non sappiamo proprio come avremmo fatto a capire anche una sola parola in Schwitz-deutsch se ci fossero stati i soldati della Svizzera interna!

LA GARA SENIOR
La cronaca della gara principale comincia venerdì notte alle 2,30 di notte, quando da Zermatt prendevano il via gli ultimi concorrenti, cioè i favoriti, che, a frontaline accese, andavano a chiudere il lungo festone di lumini che si snodava sul primo pendio di salita creando un effetto di grande suggestione.
La partenza, per evidenti motivi organizzativi considerati i tanti partecipanti, era suddivisa in scaglioni cronometrati, ciò che da un certo punto di vista diminuisce la spettacolarità degli "start" in linea. Al primo cambio pelli passavano subito in testa i tre che poi avrebbero stravinto facendo segnare anche il nuovo record assoluto della gara: i francesi Blanc e Brosse con l'italiano Guido Giacomelli. Solo un po' di suspense ancora per l'arrivo al primo cambio pelli, alle loro spalle, degli svizzeri del Team 7 che ripartivano davanti ma venivano subito raggiunti e definitivamente superati. Al punto che il Team 7 elvetico, secondo nel 2004, era poi costretto ad abbandonare al Col de Riedmatten sopra Arolla. Da quel momento in poi il team italo-francse "Millet Savoie-Mt-Blanc" non aveva più avversari in grado di insidiarne la leadership anche se doveva vincere la crisi, al proprio interno, di Stephane Brosse, apparso al passaggio al Pas du Chat (dove ci trovavamo noi) in debito di energie e di qualche metro rispetto a Patrick Blanc, che dava il ritmo, e Guido Giacomelli.
In conclusione la "pattuglia" italo francese concludeva con il tempo di 6h 18' 48" a più di nove minuti dai secondi classificati, gli svizzeri del Team 6. Polverizzato il precedente record (fatto segnare nel 2004 da una formazione che vedeva al fianco dei francesi Blanc e Brosse l'italiano Jean Pellissier) migliorato di oltre 12 minuti.
Sul fronte femminile subito fuori le italiane campionesse mondiali iridate a Cuneo Francesca Martinelli e Roberta Pedranzini che, per l'occasione, avevano al loro fianco Gloriana Pellissier.
Alla fine vinceva così il tridente rossocrociato composto da Catherine Mabillard, Séverine Pont e Gabrielle Magnenat che, con il tempo di 8h 15' 15", miglioravano il loro precedente record di 8' 23".
Arrivo a piedi solo per gli ultimi 150 metri. Per il resto tutto sugli sci, fino in paese a Verbier.

CURIOSITA' A MARGINE
La prima nota a margine è una riflessione e una domanda che poniamo ai vertici federali dello scialpinismo, in particolare a francesi, italiani e svizzeri: ci chiediamo per quale motivo - considerato che la storia della disciplina e il parco dei migliori atleti è appannaggio di tre nazioni, Italia, Francia e Svizzera - il Trofeo delle Alpi venga assegnato incrociando i risultati della francese Pierra Menta e delle competizioni italiane, Tour du Rutor e Mezzalama (ogni due anni), senza comprendere la Patrouille des Glaciers. Forse che anche qui, come verso la Comunità Europea, gli svizzeri vogliono marcare una differenza? Oppure nessuno si è mai fatto avanti per avanzare la proposta?
Infine una curiosità che, a suo modo rinforza la nostra riflessione: alla Patrouille, dove pure c'erano atleti provenienti da più di venti nazioni, Canada incluso, i paesi più rappresentati in quest'ultima edizione sono, per numero di partecipanti, Svizzera (nettamente prima), Francia e Italia.

di Lorenzo Scandroglio
lorenzo.scandroglio@tin.it

PORTFOLIO


nelle foto alcune fasi e personaggi del 12° Tour du Rutor.

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