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Museo nelle nuvole: Bonatti, Messner e Abram e il K2

06.08.2004 di PlanetMountain.com

Il 5/08 il "Museo nelle nuvole - Messner Mountain Museum Dolomites" sul Monte Rite 2181m a Cibiana di Cadore (BL) ha ospitato "I Dolomitisti del K2 raccontano del loro K2 (1954-2004)" con la partecipazione di Walter Bonatti, Reinhold Messner ed Erich Abram. Nell'occasione è stato presentato l'ultimo libro di Reinhold Messner "K2 Chogori Grande Montagna", edito dalla Casa editrice Corbaccio.

Il "Museo nelle nuvole - Messner Mountain Museum Dolomites" sul Monte Rite 2181m a Cibiana di Cadore (BL) ha ospitato, ieri, 5 agosto 2004, nell'ambito della iniziative della rassegna "I Dolomitisti del K2 raccontano del loro K2 (1954-2004)" una conferenza stampa (aperta a giornalisti e appassionati) a cui hanno partecipato Walter Bonatti, Reinhold Messner ed Erich Abram. Nell'occasione è stato presentato l'ultimo libro di Reinhold Messner "K2 Chogori Grande Montagna", edito dalla Casa editrice Corbaccio.

Bonatti, Messner, Abram

Bonatti, Messner e Abram e il K2
Una giornata al Museo nelle nuvole sul Monte Rite ricordando il K2...

Erano molti i motivi d'interesse per quest'appuntamento tra le nuvole del Monte Rite. Era il primo incontro Bonatti - Messner, per esempio. Un incontro personale che ha dato l'occasione a Bonatti di definire Messner come l'ultimo grande rappresentante dell'alpinismo tradizionale, o meglio di quell'alpinismo che lui, Bonatti, ha sempre praticato; in assoluto un grande alpinismo, si può tranquillamente aggiungere. Ma detto questo, ciò che ha attirato la piccola folla di giornalisti e appassionati fin sulla cima del Monte Rite era (e su questo c'è da scommetterci) il poter sentire dalla viva voce di Bonatti la storia del K2. Il suo racconto di quegli ultimi, controversi, sicuramente vincenti (quanto dolorosi, poi nel ricordo) giorni che portarono alla vetta della seconda montagna della terra. Non che non si conoscesse cos'ha da dire, e ha sempre detto, Bonatti, sul K2 del 1954. Come lui stesso ha subito precisato, sono almeno quarant'anni che la va ribadendo, e soprattutto scrivendo, quella storia. Sempre la stessa, ché la sua versione, la sua verità, in questi cinquant'anni non è mai cambiata. Infatti, sono ben quattro i suoi libri che parlano dei fatti del K2, con l'ultimo "K2, la verità" (uscito quest'anno per l'editrice Baldini Castoldi Dalai) che lui stesso definisce "un dossier netto franco e conclusivo". Non si può nemmeno dire, poi, che del K2 e di quei fatti se ne sia parlato poco negli ultimi tempi, d'altronde non sarebbe stato possibile visto che questo è l'anno del 50° della prima salita.

Fatalmente, insomma, in quest'anno si è discusso anche dell'Affaire K2. E' arrivato, per esempio, il documento dei tre saggi nominati dal CAI: Maraini, Monticone e Zanzi che si sono espressi sui documenti per arrivare ad una "verità storica" che conferma, nella sostanza, quanto sempre affermato da Bonatti. Una verità che ci s'aspetta venga recepita con atto ufficiale dal Club Alpino Italiano. Poi, proprio in quest'ultimo mese, è arrivato il libro di Lino Lacedelli e Giovanni Cenacchi, come importante e inedito contributo di uno dei tre protagonisti della vicende (cinque in verità contando anche lo scomparso Desio e l'hunza Mahdi). Ebbene, Bonatti, ieri, ha letto un documento scritto "Per far capire chiaramente le cose". Un documento che poi ha consegnato in copia ai vari giornalisti presenti, e che noi crediamo corretto pubblicare integralmente (documento Bonatti del 5/08/2004).

Bonatti, Messner, Abram

E' un Bonatti deciso, sicuro, e anche duro, quello che dichiara "No, non si tratta di meriti negati, o non riconosciuti, o rivalse personali di vario genere. La ragione per cui mi batto è ben altra cosa." Il suo personale apporto alla spedizione del 1954, per lui, non è mai stato messo in discussione "almeno a partire dal processo vincente del 1967". E' il Walter Bonatti che (con sofferenza) ricorda quanto lo ferirono e lo distrussero moralmente le accuse, piombategli addosso nel 1964, di aver utilizzato per sé stesso l'ossigeno (che pure aveva così faticosamente portato fino ad 8100m per consentire il tentativo finale alla vetta), a cui si aggiunsero anche le accuse di aver cercato di "rubare la cima" e di aver abbandonato Mahdi a sé stesso. E' un Walter Bonatti sincero quello che racconta delle ferite mai rimarginate per quella querela che dovette sporgere contro le false accuse, quello che accenna alle sofferenze patite e mai lenite, nemmeno dopo la vittoria in quel processo.

E' un Bonatti ancora combattivo quello che afferma di voler: "dare verità e giustizia, dunque dignità alla storia della conquista del K2". Per lui resta un'ultimo tassello verso la verità; e continuerà a battersi per abbattere anche la "bugia madre generatrice di tutte le altre menzogne": quella che sostiene l'esaurimento dell'ossigeno prima del raggiungimento della vetta. E' questo che Bonatti chiede dunque, come atto finale di tutta la vicenda. E' questo che chiede anche a Lino Lacedelli, così, infatti, si conclude il suo documento: "Sì, nel pur tardivo sfogo di sincerità di Lacedelli c'é del vero. A volte un vero già scoperto dalle indagini e assodato da decenni, come il fatto del loro 9° campo posto fuori via e molto più in alto del convenuto, e con intenzioni maligne. Ma ciò che dice di vero é cosa per me sempre apprezzabile, e gliene do merito. Gli resta però ancora da riconoscere, e l'attendiamo, la madre delle verità, quella che ha il potere di sfaldare ciò che ancora rimane di falso e di ipocrita nella vicenda K2: la verità sull'ossigeno! Fattore dunque determinante quell'ossigeno, che durò, almeno, fin sulla cima del K2.".

Ci sono da registrare anche gli interventi di Abram, che ricorda come per Bonatti e Mahdi, privi di maschere e raccordi, fosse impossibile utilizzare quell'ossigeno poi usato per la vetta, e di Messner che ricorda a tutti come questa, come molte altre vicende della storia dell'alpinismo, debbano sempre far tenere presente come l'alpinismo sia storia, nel bene e nel male, di uomini con le loro grandezze e insieme con le loro debolezze.

A leggere queste righe molti di voi si chiederanno quando mai finirà, e se mai finirà quest'eterna vicenda del K2... Certo non è facile parlarne. Non è mai facile ritornare sui "fatti" dopo così lungo tempo, soprattutto su fatti lasciati per così lungo tempo nel limbo di verità conosciute ma mai fino in fondo sancite. C'è speranza che accada? A stare in cima al Monte Rite, ieri, a voler guardare bene si direbbe che qualche speranza c'è. Forse è il sorriso rilassato di Bonatti che rispondeva alle domande della gente che ce lo fa dire. O forse è il sole che ha diradato le nuvole nel pomeriggio. Oppure è perché non pensiamo sia proprio bello lasciare come eredità futura un 2054 (un centenario della prima salita del K2) senza che a queste vicende sia posta la parola fine... in fin dei conti già molto è stato fatto.

Vinicio Stefanello


Il documento di Walter Bonatti


Erich Abram, Reinhold Messner


In alto: da sx: Marco Boato, Rosanna Podestà, Erich Abram, Lombardini, Reinhold Messner: Walter Bonatti. In mezzo: Walter Bonatti. Qui sopra Erich Abram e Reinhold Messner. (ph Planetmountain.com).

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