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Pamir Alay, un paradiso di granito
Photo by Marco Borghetti, Roberto Invernizzi, Stefano Righetti
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Pamir Alay, un paradiso di granito

27.01.2001 di Marco Borghetti

Il Pamir è regione immensa, che culmina in quelle che erano le vette più alte dell'ex-Unione Sovietica, il Pic Comunismo (7495 m) e il Pic Lenin (7134 m), e che appare come un impressionante intreccio di valli spesso inesplorate, di ghiacciai mai percorsi, di pareti non ancora scalate... Di Marco Borghetti, Roberto Invernizzi and Stefano Righetti.

L'Asia Centrale e le sue montagne 'proibite'
Asia centrale è parola che evoca la "via della seta", il grande viaggio dei Polo verso la corte del Gran Kahn, le scorrerie delle orde mongole, i fanatismi religioso-tribali che, intrecciandosi a inconfessati interessi delle potenze piccole e grandi del nostro tempo, fan si che questo "grembo del mondo" sia spesso teatro di crisi laceranti.

Terra di vasti deserti, di popolazioni nomadi, di grandi civiltà del passato, di "esperimenti" politici recenti, di immense steppe e di alte montagne, da qualche anno, dissoltasi la dominazione sovietica, l'Asia centrale appare come meta attraente e possibile per i viaggiatori propensi a nuovi orizzonti e desiderosi di sottrarsi al "déja vu".
"Proibite" o comunque di accesso non facile durante il periodo sovietico, le montagne dell'Asia Centrale trovano nell'immenso acrocoro del Pamir il cuore e le radici della loro innervazione. Altopiani e vette dove, con le parole di Marco Polo, "niuno uccello non vi vola, per l'alto luogo e freddo", la zona del Pamir a ragione viene definita come il "tetto del mondo", perché da essa si irradiano le montagne più alte del nostro pianeta: il Karakorum e l'Hymalaya verso Sud, l'Hindu-Kush verso Ovest, il Tian-Shan a Nord-Est

Il Pamir è regione immensa, che culmina in quelle che erano le vette più alte dell'ex-Unione Sovietica, il Pic Comunismo (7495 m) e il Pic Lenin (7134 m), e che appare come un impressionante intreccio di valli spesso inesplorate, di ghiacciai mai percorsi, di pareti non ancora scalate...

Il Pamir Alay e le vallate di Asan-Usan
A cavaliere fra le repubbliche del Kyrgystan e del Tajikistan, il Pamir Alay è regione che negli ultimi anni ha riscosso attenzione crescente da parte del mondo alpinistico. Catena montuosa estesa per oltre 800 km, compresa fra i Pamirs veri e propri e il Tian-Shan, annovera più di 35 vette oltre i 5000 metri, culminando nei 5621 m del Monte Skalistiy.

La regione, in parte ancora poco esplorata (molte vallate sono prive di strade e le poche sono spesso in condizioni precarie), fino a pochi anni fa era nota quasi esclusivamente per le ricognizioni dall'elicottero effettuate dai sovietici a scopo di esplorazione geologica: le montagne dell'Asia Centrale sono ricche di selvaggia e affascinante natura, ma anche di minerali preziosi - oro e argento in Tajikistan, petrolio in Uzbekystan, uranio in Kyrghystan - e all'interesse che suscitano non sono probabilmente estranee molte delle crisi che scuotono la regione.

Diverse di queste vette, sia glaciali che rocciose, sono tuttora inviolate e rappresentano richiamo e terreno di gioco fra i più affascinanti per l'alpinista. Cuore 'alpinistico' del Pamir Alay, in virtù dei suoi straordinari bastioni granitici, è la regione di Asan- Usan. Nel linguaggio dei pastori kirgyzi, Asan-Usan significa 'gemelli': il nome deriva dagli incredibili e speculari torrioni granitici che si fronteggiano nella Valle Ak-Su, al cospetto del Pic Pyramidali (5540 m).

Cenni di storia alpinistica e attuali possibilità
Dal punto di vista alpinistico, il Pamir Alay incomincia ad esser conosciuto solo a metà degli anni'80, quando i sovietici, scoperte le potenzialità di queste montagne, decisero di tenervi le gare del loro campionato alpinistico.

Le peculiari regole del campionato sovietico (più alta è la montagna e la parete, più sono i punti che gli atleti-arrampicatori vengono a conseguire) fan si che le cordate si lancino all'attacco di enormi e repulsive lavagne granitiche, che in diversi casi vengono vinte ricorrendo a dosi masicce di arrampicata artificiale.

L'interesse degli arrampicatori sovietici resta confinato alle montagne e alla strutture 'da punteggio', per cui quando una spedizione francese mette piede nella valle Ak-Su, nel 1991, gli alpinisti trovano grande spazio per le loro realizzazioni. Negli anni successivi le spedizioni si sono susseguite con una certa regolarità, e sono ormai diverse le vie che solcano queste immani pareti granitiche.

Certo è che ancor oggi all'alpinista che si addentra in queste vallate non vengono sicuramente a mancare, oltre ai magnifici panorami e all'affascinante natura, le possibilità di individuare cime e pareti vergini su cui realizzare originali e assolutamente logiche linee di salita. E ciò senza dover necessariamente impegnarsi per settimane con sacchi da recupero, carrucole e porta-ledge...

In molti casi la base delle pareti risulta relativamente accessibile dai fondovalle dove vengono sistemati i campi base; i problemi legati al raggiungimento dei punti di attacco, del trasporto del materiale alpinistico e all'attrezzatura preventiva dei tratti di parete non impongono quindi fatiche e tempi 'himalayani'. Sono anche rari i casi in cui gli attacchi richiedano lunghi percorsi su giacciaio. Ma anche se, per scelta personale o per uniformarsi allo 'stile' russo, si sia irremediabilmente contagiati dal fascino delle lunghe permanenze in parete e si sposi il motto 'fatica è bello', niente paura: lavagne vergini che superano il chilometro di altezza, aggettanti diedri euclidei e interminabili fessure yosemitiane sono lì che vi aspettano...
Secondo informazioni reperite in loco, nell'intera regione si contano attualmente una cinquantina di vie classificate fra TD+ e ED+ (fra 5b e 6b nella classificazione,di tipo chiuso, adottata dagli alpinisti russi). Fra le pareti salite, da alpinisti russi o occidentali, quelle del'Akmatova (4810 m), dell'Assan (4230 m), dello Slesov (4240 m), del Kyrkchilta (4520 m), del Ortotubek (3850 m), del Parus (5037 m), del Blok (5239 m), dell'Iskander (5120 m), del Minor Iskander (4520 m), del Ptitsa (4490), del Pyramidali (5540 m).

Non esiste, a tutt'oggi, una 'guida' alpinistica della regione; informazioni aggiornate, descrizioni e schizzi di molte vie esistenti possono comunque essere ottenuti rivolgendosi al Club of Mountainers and Rock Climbers of Uzbekistan, Uzbek Republic, 700060 Tashkent, Proletarskaj St 33, tel. 3712 672397, fax 3712 564797
e-mail MYRAT@ VPU.TASHKENT.SU; persone da contattare, Anatoly Shabanov e Oleg Gregoriev.

Organizzazione e viaggio

Punto di partenza consigliato per l'avvicinamento al Pamir Alay è Tashkent, capitale dell'Uzbekistan, che può essere raggiunta dall'Europa con volo diretto Lufthansa (da Francoforte) o Turkysh Airlines (via Instanbul) (prezzi a/r variabili fra 1,4 e 2 milioni di Lire). Più economico può risultare viaggiare via Mosca, se si ha fiducia nelle compagnie aeree dell'era post-sovietica; il prezzo più basso per il volo Mosca-Tashkent è intorno a 350 US $.

Per l'Uzbekistan, il Takikistan e il Kyrghystan, è indispensabile il visto d'ingresso. Quest'ultimo può essere ottenuto previo invito da parte di una "agenzia" accreditata, cui consigliamo anche di rivolgersi per il viaggio di avvicinamento e l'organizzazione del campo base. Il citato 'Club Alpinistico Uzbeko' può rappresentare un valido punto di riferimento; per favorevole esperienza personale segnaliamo l'agenzia moscovita di Anatoli Jannochkin (Bibliotechnaya 27-30, Himki-6, Moscow, 141400, Russia, tel (007) 095-5702414, fax (007) 095-2856808). Anatoli è un ex-climatologo che, abbandonata la ricerca, da qualche anno si è dedicato all'organizzaione di spedizioni negli sconfinati territori dell'ex-Uniove Sovietica; è persona di gradevole cultura, parla un buon inglese e intrattiene ottimi rapporti con le popolazioni locali.

Un'altra agenzia è "Alpindustria" di Alexander Elkov (contattabile al seguente indirizzo e-mail: lvd at srdlan.npi.msu.su c/o Liana Darenskaya). La pratica "visto" può richiedere tempi abbastanza lunghi ed è quindi opportuno attivarsi qualche mese prima della data programmata per la partenza. A tutto il 1996, non esiste in Italia una rappresentanza diplomatica del Kyrghystan, che continua ad appoggiarsi alle sedi consolari russe. In diversi paesi dell'Asia Centrale, ma soprattutto in Uzbekistan, la politica dei visti sta andando incontro a notevoli restrizioni e il turista 'privato' o l'alpinista "fai da te" potrebbe quindi trovarsi di fronte a notevoli impicci.

Da Tashkent, le soluzioni per raggiungere le vallate del Pamir Alay sono due: si può fare uso dell'elicottero, con evidente risparmio di tempo, aggravio di costi (prezzo a/r di circa 2000-2500 US $, capacità di carico fino a 20-30 persone) e, a parer nostro, rischio di banalizzazione del viaggio; oppure si può optare per un interessante viaggio di uno-due giorni attraverso le strade e i paesi del Tajikistan e del Kyrghystan, camminando poi per un altro paio di giornate fino al campo base, insieme ai pastori kirghisi e ai loro cavalli da soma. L'alternativa viene prospettata dall'agenzia cui ci si rivolge per l'organizzazione.
In anni recenti il Tajikistan è stato teatro di una sanguinosa guerra civile, che ha interessato quasi esclusivamente la sua porzione meridionale; attualmente fra le parti in lotta è stato siglato un precario armistizio. Il transito attraverso il Tajikistan, nel viaggio da Taskent verso il Pamir Alay, non riserva peraltro problemi di rilievo, tranne quello dei frequenti controlli di polizia. Regola importante per non imbattersi in inghippi burocratici è quella di conservare con cura tutti i documenti che vengono consegnati e che si compilano in sede di controlli doganali, con particolare attenzione alle dichiarazioni di possesso di valuta straniera.
Nelle valli del Pamir Alay mancano i punti di appoggio. È quindi indispensabile la predisposizione di un campo base, con relativo trasporto di tutto il materiale necessario. I prezzi che vengono proposti (contrattare non fa mai male...) dagli "agenti" variano fra 40 e 60 US $ al giorno pro-capite, e sono comprensivi del costo-visti, del trasporto via terra a/r da Tashkent, delle vettovaglie, e di tutto quanto attiene al lavoro di organizzazione e gestione del campo base, dalla cucina alla sauna. Il prezzo pro-capite varia in funzione della numerosità della spedizione ( più si è meno si spende). L'organizzazione copre, come si diceva, ogni aspetto logistico; consigliamo comunque di portare con sé, per maggiore conforto, le tendine personali.

Il clima e la gente
Il clima dell'Asia centrale è caratterizzato da una notevole continentalità, con sensibilissime escursioni termiche fra giorno e notte e fra inverno ed estate. Le precipitazioni sono nel complesso scarse e concentrate durante il periodo invernale. La regione del Pamir gode, durante l'estate, di lunghi periodi di tempo secco, con cieli limpidissimi, sgombri di nuvole, e temperature d'impronta alpino. Luglio e agosto appaiono mesi sostanzialmente favorevoli per la permanenza in quota e l'attività alpinistica.

Il rapporto con le popolazioni locali risulta in genere piacevole e scevro di problemi. In quota, i contatti si stringono con socievoli famiglie di pastori kirghizi, dai tratti mongoli e dai variopinte costumi. Di religione musulmaa, questa gente dà una interpretazione "liberale"del proprio credo: le donne non portano il velo e partecipano con ruolo attivo ed alto profilo alla vita familiare; più che alle regole della fede le persone armonizzano la propia esistenza alle leggi non scritte della natura. I prodotti di una pastorizia essenziale e quelli della caccia (yak e marmotte) assicurano il sostentamento della famiglia nel periodo dell'alpeggio e consentono un po' di scorta per il periodo invernale. Notevole è l'ospitalità nei confronti del visitatore, che genera genuino stupore e grande curiosità, soprattutto nelle donne e nei bambini.

Nei villaggi e nella cultura della montagna, sono scarsamente visibili i segni della passata "sovietizazzione", che risultano invece più appariscenti nelle città; a parte i segni esteriori che ancora si conservano (qualche imponente statua di Lenin...), nei centri più popolosi appare chiara la fase di incerta transizione che queste società stanno vivendo. Più ancora delle difficoltà economiche, congenite a siffatti periodi storici, la sostituzione della vecchia classe dirigente di origine russa con la nuova "burocrazia" locale, inevitabilmente impreparata, talvolta arrogante, al contempo poliziesca e corruttibile, appare al viaggiatore come uno dei segni più evidenti, e tutto sommato preoccupanti, di questo faticoso periodo di cambiamento.

La nostra spedizione - Una stella per Ulughbek
Piazzate le tende nella valle Ak-Su (la valle dall'acqua limpida) agli inizi di agosto 1996, alla base dell'imponente Pic Slesov (4240), su comodi prati, ombrosi boschetti di ginepro e branchi di yak, abbiamo presto individuato un magnifico ed ancora inviolato sperone, che affondava la sua base a poche centinaia di metri dal nostro confortevole campo base.

"Una stella per Ulughbek" è la bellissima via che vi abbiamo tracciato: ventisette tiri di corda su di uno splendido e spesso verticale granito fessurato, per oltre 1000 metri di via, con difficoltà fino al VII+. La via ha richiesto l'attrezzatura preventiva di un terzo circa della parete e, il giorno dell'attacco definitivo, un gelido bivacco sommitale, sotto un incredibile cielo stellato, foriero d'ispirazione.

Ulughbek, nipote di Timur, fu re di Samarcanda, ma re sfortunato: più incline allo studio dell'astronomia (grandissimo in questo campo) che alla politica, tentò di governare ispirandosi alla ragione, introducendo principi di tolleranza, favorendo l'istruzione e la scienza. Osteggiato da una fazione conservatrice e oscurantista, ancor giovane fu vittima di una congiura, venne deposto e fu decapitato. Vicende lontane, ma di cui, in questa ed altre parti del mondo, si notano spesso ricorsi preoccupanti.

Potendo godere di un prolungato periodo di bel tempo, sempre in valle Ak-Su, sono nate altre due nuove vie: "Trenta passi nella metà del cielo", 700 metri su magnifiche placche e fessure superficiali (fino all' VIII-) e "a Est per Giacomo", un via 'divertimento', 350 metri di IV e V grado, lungo la cresta di una caratteristica cuspide piramidale.

Dopotutto, ci è rimasto ancora tempo da dedicare a piacevoli letture, panoramiche passeggiate, simpatici convivi con i pastori e i cacciatori kirghisi che, insieme ai loro bambini, in più di una occasione hanno allietato il nostro attendamento. Samarcanda, ancora profondamente evocativa dei viaggi verso i tesori dell'oriente, con le sue moschee, dalle azzurre cupole di maiolica cotte dal sole, ha rappresentato, da ultimo, il 'lasciapassare' per il nostro ritorno.

La scheda della spedizione
Componenti: Marco Borghetti (C.A.I. Parma), Roberto Invernizzi (C.A.I. Parma), Stefano Righetti (C.A.A.I.)
Periodo: 1-28 agosto 1996
Regione: Pamir Alay, Asan-Usan, Ak-Su (Kyrghystan)

Montagne e vie
Pic Slesov (4240 m), sperone meridionale, "Una stella per Ulughbek", altezza 1000 m, sviluppo 1200 m, VII+
Pic Slesov, contrafforte Ovest (3700 m), "Trenta passi nella metà del cielo", altezza 600 m, sviluppo 700, VII+
Piramyde du Pamir (nome prposto) (3100 m), cresta Sud-Ovest "A Est per Giacomo", altezza 300 m, sviluppo 400 m,

Bibliografia utile
P. Faivre. Découverte. Vertical, 39, 1991, pp. 21-23. (Resoconto di una spedizione francese nella regione di Asan Usan)
P. Borgonovo. Minor Iskander. Rivista del Club Alpino Italiano, 4, 46-51, 1994 (Resoconto di una spedizione italiana nel gruppo Ak-Su Block)
J. King, J. Noble, A. Humphreys, Central Asia, Lonely Planet, Lonely Planet Pubblications, 1996. (Validissima ed esauriente guida dei paesi dell'Asia Centrale)
F. Maier. Trekking in Russia and Central Asia. Cordee, Leicester, UK, 1984. (guida 'pioniera' del trekking nella regione).
P. Pozzolini Sicouri, V. Kopylov. Forbidden Mountains. Indutech spa., Milano, 1994.
S. Elli. Ak Su Valley 95. Annuario CAAI, 1995, pp. 106-107.
Societa' Alpina Friulana. Pamir. La Spedizione per il 120 della SAF. Universita' di Udine, 1994

Ulteriori informazioni possono essere richieste direttamente all'autore marco.borghetti@unibas.it

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