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Michele Guerrini e Giorgio Poletto su Astrofisica
Photo by Stefano Maruzzo
Michele Guerrini e Giorgio Poletto su Astrofisica
Photo by Stefano Maruzzo
Michele Guerrini e Giorgio Poletto su Astrofisica
Photo by Stefano Maruzzo

Astrofisica al Soglio D'Uderle nelle Piccole Dolomiti

11.07.2014 di Planetmountain

Il report di Michele Guerrini e Michele Piccolo su Astrofisica (8a+ max, 7a obbligatorio), la via aperta da Guerrini nel 1997 al Soglio D’Uderle, Monte Pasubio, Piccole Dolomiti dedicata ad Alberto Carta.

Il Soglio D'Uderle sul Monte Pasubio è una piccola perla delle Piccole Dolomiti, sia per la qualità della roccia sia per la sua storia alpinistica che sulle sue rocce ha visto passare tantissimi fortissimi alpinisti italiani, da Raffaele Carlesso a Gino Soldà, passando per Mario Boschetti, Franceso Zaltron, Adrianna Valdo, Luiga Grana, Marco Dal Bianco, Renato Casarotto, Pierino Radin. Certo, il Soglio D'Uderle non è una parete paragonabile alla sud della Marmolada o alla Civetta, ma comunque offre la possibilità di vivere dei bei momenti d'avventura a pochi passi dalla pianura padana. In questa prima puntata Michele Guerrini, uno dei più attivi e assidui frequentatori di questa parete, ci presenta la sua Astrofisica, una bellissima via del 1997 che non ha perso nulla del suo fascino.


ASTROFISICA AL SOGLIO D'UDERLE di Michele Guerrini

Quando agli albori della mia attività alpinistica (1977) mi portarono a ripetere per la mia prima volta le vie di Carlesso e Zaltron al Soglio D’Uderle, rimasi letteralmente impressionato dall’ambiente selvaggio e un po’ cupo del camino (Carlesso-Casetta-Colbertaldo 4 giugno 1933) e dalla verticalità e l’esposizione dello spigolo (Boschetti-Zaltron 1 e 2 Maggio 1953).

Forse queste impressioni derivano dal fatto che all’epoca non le avrei potute salire da capocordata vista la mia poca esperienza e che scalando con un paio di scarponi Galibier (in cuoio) l’atletico camino mi aveva sfiancato fisicamente mentre lo spigolo mi aveva impressionato mentalmente con quella sua costante esposizione, l’arrampicata sempre e tecnica e l’uscita aerea da quel tetto a duecento metri da terra. Fatto sta che anche in seguito, seppur scalando con le famose "E.B" (chi se le ricorda?) ripetevo più volentieri lo spigolo che il camino. A volte, al posto dell’originale di Zaltron, uscivamo per la variante del Ghigno (A2, Renzo Timillero 1974) richiodata credo da Renato Casarotto, scoprendo in seguito la possibilità della libera (7b+, 1 spit aggiunto).

Il diedro Pozzo (Pozzo-Padovan 16 Giugno 1935) aveva all’epoca un paio di ripetizioni all’anno (compresa la solitaria di quel fortissimo Mantese slegato!) mentre lo spigolo veniva ripetuto spesso e si manteneva così pulito dall’erba che in quelle zone cresce abbondante (a parte le lunghezze finali che rimangono le più sprotette ed impressionanti dell’intera via).

In seguito ad un tentativo dei Fratelli Balasso (ancora visibili le piastrine rosse a sx del terzo tiro di Astrofisica) andai a vedere la parete compresa tra il diedro Pozzo e lo spigolo Zaltron: su di essa Pierino Radin e Casagrande (1989-1990) avevano tracciato una futuristica linea proprio nella parte più strapiombante; ancora più a sinistra dei forti arrampicatori di Arsiero (Calgaro & C.) avevano aperto, in prevalente arrampicata artificiale con uso di qualche chiodo a pressione, una diretta veramente impressionante su della roccia da sogno ma poco chiodabile (1974).

Da solo, risalendo il Voro d’Uderle con il saccone carico di tutto il materiale necessario, calandomi più volte su quella parete, sostituendo in parte i chiodi a pressione e ricercando la roccia migliore e la logica, realizzai quella che ora è Astrofisica. L’idea era quella di chiodare una linea scalabile in arrampicata libera, su roccia sana e sicura (ma in realtà non si potevano che utilizzare spit vista la compattezza della roccia!).

L’attacco è in comune per 10 metri con la via di Boschetti-Zaltron, poi sale dritta con una lunghezza corta su una placca grigia fino alla base di un diedro giallo leggermente strapiombante. Dopo averlo ripulito da scaglie e appigli insicuri, il risultato fu di una lunghezza di 25 metri di 6c fantastico. Dalla sosta due si sale obliquando a sinistra per affrontare la parte più grigia e compatta dell’intera parete. Il tiro successivo (quarto) è uno dei più bei tiri che io abbia mai scalato su queste montagne, al pari del terzo tiro di "Sonjo Rosso" o del secondo di "Salbega": roccia grigia, compatta, placca di movimento con qualche "blocco fisico"…(25 mt 7c). Questa lunghezza segue per circa 10 metri la linea di Calgaro & C. per poi diventare autonoma.

Proseguendo leggermente a sinistra si prosegue con il quinto tiro (35 mt 7a+) di resistenza, dove la parete comincia a diventare qualche grado più strapiombante e "fisica". L’ultimo tiro (il sesto, ma a dire il vero i Balasso avevano attrezzato quello sopra che però risulta molto sporco e con roccia mediocre) è il più difficile. La roccia cambia nuovamente, ridiventa gialla a piccole liste e un po’ più strapiombante: non è molto lungo ma risulta bello intenso con una partenza "muscolare" e dei passi singoli difficili da interpretare!

La discesa è ovviamente in corda doppia (a meno che non si voglia fare il tiro successivo che non risulta mai essere stato salito…) saltando la sosta 1 e 2 con una calata impressionante (60 metri esatti!) dalla sosta 3 fino alla nicchia di partenza. Da qui con altre due doppie (una dal golfare e l’altra su di una pianta con cordini) si arriva alla base dello zoccolo della parete.

Michele Guerrini ringrazia: Valli Sport


IL PERCHE' DI ASTROFISICA
di Michele Piccolo
"L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che con il cuore" - Antoine de Saint-Exupéry

Otto settembre. Sarà impossibile dimenticare.
Eravamo in montagna, a poche centinaia di metri uno dall’altro in linea d’aria. Per noi una gran bella giornata, per lui, amico nostro, l’incontro con la morte.
Era qualche tempo che ci si vedeva in maniera occasionale, ma sempre con grande entusiasmo per scambiare qualche parola, un po’ di tutto, soprattutto montagna. Le persone a cui ci si è legati e con cui si è spartito un tozzo di pane in cima ad una montagna con eguale emozione di gioia e di ricerca resteranno sempre con noi. Decantata in qualche maniera la separazione, per noi rimane vivo il ricordo di tante belle giornate insieme.
Come quella volta in Val di Mello. Dieci giorni trascorsi in tenda con tempo incerto, per lo più piovoso. Tanta voglia di arrampicare, anche con gli ombrelli sotto i blocchi di granito per fare un po’ di boulder (era il 1978).
Mattina, partiti Michele, Francesco ed Alberto, io pigro e svogliato dico che li guarderò dal bosco con l’intenzione di fare una passeggiata fino in cima alla valle per vedere altre salite. Il tempo permetto a loro di iniziare la salita e a me di incamminarmi. Ad un certo punto, ma stava scritto da qualche parte, inizia un gran diluvio che a me non procura grandi fastidi, ma a loro qualcuno sicuramente (stavano scalando "Il risveglio dei Kundalini").
Per fortuna le lunghe giornate di Giugno permetteranno a loro di raccogliere oltre alla salita con grandi emozioni (tipo aderenza in placca con un dito di acqua sopra ed acqua dentro le mutande) la raccolta in discesa del più bel porcino che io ricordi ( documentazione fotografica).
Che bel vivere quello di sentirsi liberi di andare in cerca di emozioni!
Alberto assorbiva tutto, come una spugna secca. Qualche volta, poche, anche il vino oltre naturalmente alla fisica teorica.
Passione completa la sua: arrampicate, sci da fondo, grandi camminate. Sempre luoghi i suoi non troppo frequentati. Ancora meglio, abbandonati.
Come quella volta, dopo la prima neve, che da Camposilvano ci siamo diretti su quei 30 metri per 20 di ghiaccio in mezzo al vallone Pissavacca per fare le prime prove di piolet traction. Giornata all’insegna della ricerca del ghiaccio, del freddo e della montagna più esasperata.
Non mi è mai gradita l’idea di ricordare la tua persona con fatti o discorsi teorici.
Vista l’occasione di questa nuova salita su una parete che tu conoscevi molto bene, dove avevi arrampicato in tutte le stagioni e visto che il tempo non cancella affatto la tua presenza abbiamo immaginato di vederti ancora insieme.
Salire spensierati quei sentieri, quelle rocce, quelle valli che tanto abbiamo desiderato e che tanto ci hanno dato. Emozioni, allegria, esperienza, ma anche una note triste che tu non puoi più condividere con noi. La tua assenza. Ciao Alberto.

Dedicata ad Alberto Carta, grande amico e compagno di avventura
di Michele Piccolo


SCHEDA: Astrofisica, Soglio D’Uderle, Monte Pasubio, Piccole Dolomiti

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