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Alvise Mauro, tratto dal film Un giorno lungo 50 Anni di Alberto Sciamplicotti
Photo by Eugenio Iannetti
Backstage sul Gran Sasso
Photo by archivio Alberto Sciamplicotti
Telemark a Creta
Photo by archivio Alberto Sciamplicotti
Monti Xagros, Iran
Photo by archivio Alberto Sciamplicotti
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Un giorno lungo 50 Anni: Alberto Sciamplicotti tra film, alpinismo e... la seduzione dell'avventura

03.07.2014 di Simonetta Radice

Alberto Sciamplicotti, la sua avventura, i suoi racconti e il suo nuovo film "Un giorno lungo 50 Anni" dedicato a due grandi alpinisti, Gigi Mario e Fernando di Filippo, e all'apertura di due vie nello stesso giorno sul Gran Sasso d'Italia. Di Simonetta Radice.

Alberto Sciamplicotti, fotografo scientifico professionista e appassionato sciatore, vive a Roma, non vicinissimo alla montagna. Ma le terre alte e l’avventura fanno parte di lui sin da quando, bambino, ascoltava le letture di suo padre - "Potevano essere fiabe, oppure i libri di Salgari, o ancora l’Isola del tesoro, la mia voglia di esplorare è nata così" - o si faceva affascinare dalle immagini di "Avventura", un programma RAI degli anni 60 che riuscì a instillare "la voglia di andare più in là", come direbbe Bonatti, a tanti ragazzi di quella generazione. L’abbiamo incontrato per parlare dell’ultimo film a cui ha lavorato, "Un Giorno Lungo 50 Anni", dedicato all’incontro tra Gigi Mario e Fernando Di Filippo e, in particolare, all’apertura nel 1962 di due nuove vie d’arrampicata sul Gran Sasso d’Italia nello stesso giorno, vie che divennero presto banco di prova per moltissimi alpinisti, anche di generazioni successive.

"Il film racconta di due persone che hanno intrapreso due strade differenti per arrivare a un risultato simile" dice Sciamplicotti " e cioè esprimere una maniera di andare in montagna che corrisponde al loro essere". Maestro di sci, guida alpina e istruttore delle guide, Gigi Mario spinse perché lo sci entrasse a far parte del loro bagaglio di competenze. Gestì per un paio d’anni il rifugio Franchetti al Gran Sasso e poi partì per l’Oriente, da cui tornò nel 1973 con un nuovo nome, Engaku Taino, per aprire il casale-monastero dove tuttora vive, tra arrampicata e Thai-Chi, sulle colline di Orvieto. Fernando di Filippo si avvicinò invece alla roccia attorno ai vent’anni e la sua attività alpinistica fu sempre portata avanti come la naturale estensione della sua dilettantistica passione per la montagna, di cui non fece però professione. "Quello che mi ha colpito di questa storia è che racconta di due persone molto diverse per percorso personale ed esperienze vissute ma che, nonostante questo, sono riuscite a sviluppare un’empatia profonda con il mondo della montagna e con ciò che fanno. Con questo film, abbiamo cercato di trasmettere le emozioni di ciò che hanno vissuto a quei tempi." E sicuramente di emozioni forti si tratta, se si pensa che i due aprirono la via "armati" solo di scarponi, pochi chiodi e corda in vita. Ma, come lo stesso Gigi Mario afferma, "Era un altro mondo allora, un modo differente di fare alpinismo e di salire le montagne." Il film sarà proiettato in anteprima il 17 luglio a San Candido Adventure Outdoor Fest.

Alberto Sciamplicotti è anche un appassionato sciatore. Nel suo libro "I Vagabondi delle Nevi" (edito da Alpine Studio), racconta di spedizioni fatte ai quattro angoli del globo, insieme a un gruppo di amici fidati con cui si diverte a sperimentare l’antica tecnica del Telemark su rotte decisamente fuori dal comune, da Creta all’Iran, dai Pirenei al Karakorum fino alla Groenlandia, le Svalbard, l’Armenia, la Macedonia, il Kosovo, il Canada (i reportages di viaggio sul suo sito www.sciampli.it)

"Quando si parla di avventura credo che l’importante sia lo spirito con cui si affrontano i singoli eventi della vita: non è tanto l’impresa in sé o la ricerca a tutti i costi della difficoltà che conta" dice l’autore "E’ la mentalità con cui si affrontano i problemi di ogni giorno a fare la differenza e, alla fine, non servono grandi obiettivi ma la voglia di provare a raggiungere anche quelli piccoli, qualsiasi essi siano." Non è un solitario Alberto Sciamplicotti: la dimensione conviviale di ogni viaggio ha per lui una grande importanza "Per come sono fatto, preferisco condividere le cose. Andare da solo ha senz’altro il vantaggio di potersi dedicare a una maggiore introspezione e di poter decidere tutto in prima persona, ma per quanto mi riguarda preferisco condividere le mie esperienze perché non voglio privarmi della grande possibilità di vedere il mondo con gli occhi delle persone con cui sono." Il suo ultimo libro "La seduzione dell’avventura" (ediciclo editore) racconta alcune tra le più grandi epopee della storia moderna, che ebbero come protagonisti Ernest Shackleton e la lunga notte polare, Yuchiro Miura e il monte Everest con gli sci, Chris McCandless e l’Alaska selvaggia, Salomon August Andrée e il sogno di volare sopra il Polo Nord, solo per fare alcuni nomi.

"L’avventura, in fondo non è che un gioco a rimanere bambini" continua Alberto "per provare a coltivare quello stupore, quell’ingenuità e quella purezza che caratterizza i nostri primi anni di vita". Il suo mito? Senza dubbio Ernest Shackleton, la cui vicenda "è l’emblema di un disastro assoluto… finito nel migliore dei modi! Quella di Shackleton fu un’avventura unica, nonché un perfetto esempio di condivisione e di leadership, vista l’importanza che ebbero sempre per lui i suoi compagni di viaggio. Sicuramente si trattò di un grande avventura con la A maiuscola: dai ghiacci, al mare, alle montagne, una storia incredibile durata due anni a cui ancora oggi tutti guardiamo."

di Simonetta Radice



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