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Daniele Landra
Photo by G. Luigi
Aratura a Larzonei, comune di Livinallongo del Col di Lana
Photo by S. Sanson
Coltivazione di orzo a Cesiomaggiore
Photo by S. Sanson
Stracchino della coop Il Tesoro della Bruna, presidio slow Food
Photo by D. Salvi
INFO / links & info:

Contadini - La montagna non è un parco giochi. È prima di tutto un luogo di vita e lavoro.

12.06.2014 di Teddy Soppelsa

All'agricoltura di montagna oggi si riconosce un nuovo ruolo, legato all'economia del luogo e agli effetti positivi che produce a livello ambientale e sociale. Ecco tre belle storie di contadini che sono stati capaci a coniugare tradizione e innovazione. Di Teddy Soppelsa per Good For Alps, magazine AKU trekking & outdoor footwear.

Verso i 1500 metri di quota il sentiero esce dal bosco e lo sguardo vaga libero sui pendii a prato che coprono i versanti settentrionali del Piz Zorlet, proprio difronte alla Marmolada. Siamo verso la metà di luglio e la montagna sembra pennellata da macchie rosso porpora. E’ lo spettacolo della fioritura dei rododendri che si rinnova ad ogni estate. Chi arriva dalla pianura e dalle città vede in queste fioriture la bellezza di una montagna selvaggia, lontana dal turismo sfacciato, ma ignora lo sguardo del montanaro che invece vi coglie un tragico destino.
Un po’ su tutte le Alpi i rododendri stanno riconquistando i pascoli e le praterie abbandonate; la loro espansione è indice di una natura che si sta riprendendo lo spazio che l’uomo le ha sottratto. Con circa 4500 piante che producono fiori, le Alpi ospitano i tre settimi di tutta la flora europea. L’agricoltura di montagna è una componente fondamentale di questa ricchezza, ma senza il bestiame al pascolo e lo sfalcio dei prati, questo habitat sarebbe ormai quasi scomparso.
Dopo decenni in cui sulle Alpi molte aree coltivabili erano state in parte abbandonate, a partire dagli anni ’90 si osserva un ritorno alle attività rurali e le avanguardie di questo cambiamento sono soprattutto i giovani. E così la montagna sta lentamente cambiando: ai contadini per tradizione si sostituiscono contadini per scelta, spesso provenendo da luoghi di vita e di lavoro lontani dalla montagna. Pian piano cambia anche il punto di vista che la città ha della montagna, ora nelle fattorie didattiche e nelle malghe modello sono i cittadini che vanno a lezione dai contadini di montagna.
Si tratta di una trasformazione sociale e culturale di fondamentale importanza per le terre alte e, nonostante gli insuccessi e le difficoltà di affermazione su larga scala, crescono sempre più le esperienze positive di nuovi contadini che sono stati capaci di coniugare cultura ed esperienza, tradizione ed innovazione.

L’agro-biodiversità della montagna bellunese, le specialità della cooperativa La Fiorita
Nell’area del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, la cooperativa agricola La Fiorita, con oltre 200 soci, coltiva e produce specialità del territorio come: i fagioli di Lamon e i Gialét, la farina di mais Sponcio, l’orzo agordino, la patata di Cesiomaggiore e il farro grande alpino. Tutti prodotti che nascono dalla valorizzazione di antiche varietà tradizionali della montagna bellunese e coltivate con disciplinari e metodi di produzione eco-compatibile, integrato e biologico.
La cooperativa opera dal 1977, da una decina di anni i soci sono più che raddoppiati e con essi anche le produzioni ortofrutticole. A guidare questa crescita c’è il presidente Eugenio Garlet e Stefano Sanson, insegnate agrotecnico e artefice della scelta di puntare sull’agro-biodiversità bellunese. "I nostri soci sono soprattutto piccoli produttori, figli e nipoti di contadini che si ritrovano un patrimonio in terre e fabbricati che in qualche modo vogliono utilizzare" racconta Sanson. "Le produzioni quindi avvengono in piccole aziende, spesso smembrate dalle suddivisioni ereditarie che, per produzioni orticole, potrebbero dare redditi interessanti. Tuttavia ancora nessuno svolge l’attività come lavoro principale". Nel rispetto del ciclo delle stagioni i soci conferisco alla cooperativa le loro produzioni che poi vengono direttamente confezionate e vendute.
"Puntiamo al massimo alla filiera corta" precisa Sanson, "con la vendita nei ristoranti, nei negozietti locali e delle provincie limitrofe. Abbiamo buoni rapporti anche con alcuni gruppi di acquisto solidale e non trascuriamo nemmeno di promuovere i nostri prodotti nelle fiere". Il futuro dell’agricoltura di montagna è sempre più legato alla capacità di condividere esperienze e opportunità e il presidente Garlet vede in questa prospettiva lo sviluppo della sua cooperativa: "Oggi è indispensabile saper lavorare insieme con solidarietà, ma se vogliamo crescere è necessario aggiungere maggiore professionalità, formazione e grinta imprenditoriale".

Al Chersogno: produzione agricola, paesaggio e servizi nella natura delle Alpi Cozie
Competenze che troviamo nella storia di Daniele Landra che a ventisette anni è riuscito a riunire sotto un unico tetto tutte le sue passioni. Il tetto è quello della casa del trisnonno in Valle Maira (in provincia di Cuneo al confine con la francese Valle dell'Ubaye) che Daniele e la sua famiglia hanno trasformato in uno splendido agriturismo. Le passioni invece sono: la musica occitana, l’apicoltura, la fotografia e le escursioni in montagna. Daniele, dopo aver studiato Scienze Forestali e Ambientali ed essere diventato guida naturalistica, ha deciso che quella casa in legno e pietra e luogo di giochi d’infanzia, sarebbe diventata il punto di partenza per una nuova avventura. Ci sono voluti oltre quattro anni d’intenso lavoro ma a fine 2012 Daniele è riuscito ad inaugurare Al Chersogno: azienda agricola biologica e agriturismo immersi nella natura delle Alpi Cozie.
"Ho sempre mantenuto uno stretto contatto con i luoghi e le storie della mia terra" racconta con orgoglio Daniele. "Legami affettivi forti, l’idea che fosse possibile vivere di agricoltura e turismo in montagna, per fare un lavoro che piace e dove le fatiche e le scomodità passano in secondo piano". Basta un semplice sguardo per capire che nulla nasce senza tanta passione: "Abbiamo ristrutturato la casa dei nonni in coerenza con chi l’ha costruita oltre un secolo fa, nel rispetto del territorio e dell'architettura locale, utilizzando fonti energetiche pulite e rinnovabili, come il riscaldamento a legna e i pannelli solari". L’azienda agricola di Daniele è un modello di agricoltura multifunzionale che integra la produzione agricola con il paesaggio e i servizi.
"La nostra azienda è a conduzione famigliare, si occupa prevalentemente di apicoltura biologica, poi coltiviamo ortaggi, piccoli frutti e alleviamo animali da cortile. Abbiamo circa venti posti letto, organizziamo laboratori didattici, mostre fotografiche, serate di musica e corsi di cucina occitana. Chi ama l’escursionismo qui trova numerose attraversate e ascensioni, dal percorso per famiglie a cime che superano i 3000 metri". La coerenza del progetto di Daniele stupisce quando racconta il modo con cui applica la tracciabilità dei prodotti dell’alveare: "Su ogni vasetto mettiamo un’etichetta QR Code, che puoi leggere con un telefono cellulare, alla quale è collegato un video su Internet. Il video racconta cosa c’è dentro quel vasetto, dal luogo di produzione fino alla lavorazione; così leghiamo il prodotto al territorio e trasmettiamo la passione per il nostro lavoro".

Sei piccole aziende zootecniche riunite attorno ad un tesoro
In provincia di Bergamo, in Valle Imagna nelle Alpi Orobie, c’è un paese che raccoglie attorno a sé alcuni progetti di agricoltura di montagna, tra loro integrati e coerenti. Quel paese è Corna Imagna, 800 metri di altezza e poco meno di mille abitanti, e il progetto da cui tutto è nato è la Casa dello Stracchino, un piccolo quanto funzionale caseificio creato dai soci della cooperativa agricola "Il Tesoro della Bruna", sei piccole aziende riunite attorno ad un tesoro: il latte della razza bruna alpina. In pochi anni al caseificio si sono aggiunti, un ostello, un campeggio, un punto vendita con un piccolo museo didattico e, recentemente, anche una locanda che, ovviamente, si chiama "Locanda dello Stracchino". E, se non bastasse, una serie di itinerari tra i vecchi sentieri del luogo (tutto georeferenziato e con app scaricabili), la messa in rete di altre realtà agricole della zona (piccoli frutti, verdure, mele) per meglio rispondere alle esigenze dei gruppi di acquisto solidale e l'apertura di un frequentatissimo mercato a km zero.
Giacomo Invernizzi, vicesindaco di Corna, è uno dei soci della cooperativa agricola. "Lo Stracchino nel passato copriva una buona parte dell’economia agricola della Valle Imagna" racconta Invernizzi, "poi in tempi recenti è diventato un attività famigliare rappresentativa di un agricoltura decaduta ad economia marginale". Il desiderio di dare dignità e sostenibilità alle piccole aziende agricole locali e la convinzione che la cura del territorio può costituire la base su cui altre economie possono svilupparsi, spinge l'Amministrazione Comunale di Corna Imagna ad avviare un dialogo con gli agricoltori: "Così è nata la cooperativa agricola "Il Tesoro della Bruna"" prosegue il vicesindaco Invernizzi. "Si è ricercato un modello aziendale compatibile e sostenibile per le terre alte e di dare vita ad una filiera locale, in cui la valorizzazione delle risorse ambientali e culturali rappresenta un nuovo modo di abitare il territorio. La Casa dello Stracchino e la cooperativa agricola sono un elemento simbolico della valle che, attraverso processi di autoconsapevolezza e di autodeterminazione, tenta di costruire un proprio futuro".

"Contadini" è una storia di GOOD FOR ALPS
Magazine di AKU trekking & outdoor footwear
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