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Distruzione dei Buddha di Bamiyan, 2001
Photo by Immagini a cura di Tadiello-Zangrando
Associated Press, China literally moving mountains for mega-cities, in “New York Post”, 5 giugno 2014
Photo by AP / Immagini a cura di Tadiello-Zangrando
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Coffee break #02 - Could've Moved Mountains

06.06.2014 di Daniela Zangrando

Montagne all'apparenza immobili, come cattedrali. Montagne che vivono, che respirano d'arte e cielo. Montagne che riempiono i nostri sogni di memorie e attese. E montagne cancellate, spianate, che non ci saranno più. Daniela Zangrando nel suo Coffee break viaggia tra quello che c'è e quello che perderemo... non senza conseguenze.


Di qualche ora fa l'e-mail di Cecilia. Entrata nella chiesa di Saint Pierre a Leuven in restauro, ha trattenuto il respiro.
Conosco l'arresto del fiato, strozzato in gola. Ha a che fare con l'ebbrezza dell'altezza. Quel gotico fiammeggiante frena qualsiasi slancio, attenua il battito, fa irrigidire i denti. È un mondo, il suo, fuori dal mondo. Tutto è un guizzare verso l'alto, un assottigliarsi di archi rampanti, un mostrarsi di costoloni. Un seducente portarsi ai vertici, lasciando disegnare, fuori, guglie e pinnacoli. Anche le vetrate spingono in su, aprono. È come mettere mano, per un istante, ad una costellazione. Una vertigine dal basso.
Uscita dalla chiesa, prima di addormentarsi, Cecilia ha immaginato statue fiamminghe, sveglie nella vacuità del buio. Altro scherzo delle cime.
Stretti per qualche ora in auto, tra corde e zaini, in attesa dell'alba, tra riverberi impastati di stanchezza, è impossibile contenere il pensiero che la Moiazza, incastonata della notte, vegli. Ad occhi aperti, o socchiusi appena, come un felino. Prima dell'attacco.


Chissà cosa faranno le montagne cinesi la notte prima della serie di battaglie che le porteranno all'inevitabile caduta. Chissà se potranno cedere al sonno qualche ora, o se terranno gli occhi spalancati sulla disfatta. Mountain-moving project. Spianare settecento montagne e colline. Rispondere alla necessità crescente di allargare le città. Assenza di precedenti su così ampia scala. Di protocolli di riferimento.
Un movimento rovinoso senza cura di uno sguardo dal fondo. Senza salvezza. Moncherini. Meno ancora del mucchio, la spianata. Rinuncia alla prossimità con l'altezza.
Non so se staranno vigilando, stanotte, vette e colli. Si vocifera però che a Lanzhou i monti abbiano costretto i lavori a fermarsi. Nella dispersione, hanno otturato l'aria di polveri, rendendola irrespirabile. A Shiyan, valanghe e allagamenti hanno fatto da portavoce ad una discreta vendetta. Nessun rombo di cannoni. Non ancora. Presagi di un soprassalto. A venire.

di Daniela Zangrando

Il titolo è tratto dall'album Born Into Trouble as the Sparks Fly Upward del gruppo canadese Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (Constellation Records, 2001).

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