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David Lama e il Cerro Torre
Photo by Red Bull Content Pool
David Lama e Peter Ornter al bivacco sul Cerro Torre, Patagonia
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Il Cerro Torre, Patagonia
Photo by Lincoln Else/Red Bull Content Pool
David Lama durante la prima libera della Via del Compressore, Cerro Torre, Patagonia 20-21 gennaio 2012.
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David Lama, il Cerro Torre e la via del Compressore

19.05.2014 di Planetmountain

Intervista all'austriaco David Lama a due anni dalla prima libera della via del Compressore sul Cerro Torre in Patagonia, salita assieme a Peter Ortner nel gennaio 2012

Sono passati oltre due anni da quando David Lama in cordata con Peter Ortner ha effettuato la prima libera della Via del Compressore, la via di Cesare Maestri sul Cerro Torre in Patagonia, e lentamente il mondo alpinistico sta iniziando a rendersi conto di quello che i due giovani alpinisti austriaci hanno realmente realizzato quel 20 e 21 gennaio del 2012. Maggiore comprensione viene indubbiamente fornito dal nuovo film “Cerro Torre – È la Natura a Dettare le Regole” che è nelle sale italiane proprio in questi giorni e che documenta tutti i 3 anni impiegati per realizzare il progetto della libera. La pellicola è stata finanziata da Red Bull e, come molti ricorderanno, proprio all'inizio questa sponsorizzazione, abbinata agli spit piantati sul Cerro Torre per proteggere la troupe del film, le corde fisse lasciate in parete, il materiale depositato alla base, l'elicottero sempre pronto per spiccare in volo ecc hanno esposto Lama ad una valanga di critiche da parte del mondo alpinistico. Tutto questo succedeva nel 2010, e mentre la montagna nel 2011 non ha regalato a Lama e Ortner praticamente nessuna chance per la libera, l'inverno del 2012 si è presentato con una finestra di bel tempo come rarissimamente si era visto, regalando così agli alpinisti quell'unica chance che avevano cercato così disperatamente.

Lama e Ortner sono riusciti nel loro capolavoro pochi giorni dopo la salita di Jason Kruk e Hayden Kennedy, durante la quale il canadese e lo statunitense avevano rimosso oltre un centinaio di chiodi a pressioni dalla via di Cesare Maestri. Per molti versi questa schiodatura e la conseguente polemica hanno oscurato il successo degli austriaci, spingendo la loro straordinaria impresa fuori dalla ribalta internazionale che avrebbe meritato.

Ironia della sorte ora le cose potrebbero cambiare grazie anche al film che ha, a nostro avviso, poco a che fare con quella Red Bull che molti credono di conoscere. Un po' di tempo fa Planetmountain è stato invitato alla premier a Innsbruck e abbiamo usato questa opportunità per mettere da parte tutti i pregiudizi e saperne di più sul film e soprattutto sulla salita che, siamo certi, è destinata nel corso del tempo a diventare sempre più importante.


David, per una volta cominciamo con la cosa più difficile: il passaggio chiave della via.

Allora il tiro chiave è proprio nel mio stile di arrampicata: movimenti tecnici su terreno verticale, a volte leggermente strapiombante. All'inizio si segue la fessura di Salvaterra, poi si va via verso sinistra, attorno allo spigolo per salire una placca liscia. La fessura si chiude ed è a questo punto che c'è la sezione chiave.

Cosa ti ricordi di quei momenti?
Tutto. Le protezioni che ho messo, le piccole tacche nel passo chiave. Il ruvido granito del Cerro Torre ed i piccoli cristalli di quarzo, pochi millimetri di presa. Mi ricordo l'aderenza, quanto è stato importante fidarmi dei miei piedi, man mano guadagnavo altezza sullo spigolo mentre a sinistra e a destra c'erano 1000m di vuoto.

Ma come mai hai deciso di salire a sinistra, di guardare dietro lo spigolo?
Sospettavo che non sarebbe stato possibile salire in libera la fessura di Salvaterra, per questo ho cercato di deviare a sinistra invece di seguire il traverso spittato verso destra.

E allora?
Beh, ho provato a salire il tiro a-vista ma non ci sono riuscito. Sono caduto tre o quattro volte per venire a capo di questa sezione apparentemente liscia. Non c'è niente che possa aiutarti a salire in artificiale, sei costretto a fare tutto in libera. Dopo aver provato la sequenza Peter mi ha calato alla sosta e ho chiuso il tiro al secondo tentativo.

Quanto è difficile? Al momento ci hai detto che potrebbe essere 8a.
Sì, avevo detto 8a, ma come ho spiegato prima, l'arrampicata lassù è davvero il mio stile. In realtà non mi sorprenderebbe se fosse molto più difficile. A questo bisogna anche aggiungere il fatto che non è facile proteggersi. Ecco perché sarei veramente interessato a sentire quello che gli altri hanno da dire, ad esempio dai team britannici che erano andati in Patagonia pochi mesi fa per provare la via. Purtroppo però le condizioni erano bruttissime e non hanno avuto alcuna chance.

Le condizioni sono un'aspetto fondamentale...
Certamente bisogna avere buone condizioni. Ero stato in Patagonia in cinque diverse occasioni e il 2012 è stata l'unica stagione che ci ha dato una possibilità decente per cercare di effettuare la salita. Sapevamo che il timing giusto era fondamentale per cogliere la nostra occasione. Non era facile, psicologicamente, essere lì con le condizioni buone, sapendo che per avere una seconda chance avrebbero potuto passare altri cinque anni.

Salendo il tiro chiave hai ovviamente aperto le porte alla parte superiore della via
Sì, Peter mi ha seguito, con i jumar sulla sezione chiave, poi ho tirato i successivi quattro tiri per raggiungere le Iced Towers dove abbiamo bivaccato e da dove abbiamo raggiunto la cima il giorno successivo.

Ci parli di quel giorno?
Abbiamo salito la sezione delle Iced Towers in circa due ore. E poi abbiamo affrontato la headwall. Questo ha richiesto altre quattro ore circa e abbiamo raggiunto la vetta intorno a mezzogiorno.

Avete fatto presto...
Sì, siamo saliti abbastanza velocemente, non volevamo essere sul headwall nel pomeriggio. Per due ragioni: innanzitutto perché sapevamo che si sarebbe stata bagnata nel pomeriggio e poi perché pensavamo che le lame sarebbero diventate meno stabili, per via del ghiaccio che si sarebbe sciolto.

Domanda stupida: ma quanto è bella questa via?
Anche se la scalata di per sé è meno bella di quanto sia impegnativa, la posizione è semplicemente eccezionale. La via dal traverso degli spit fino alle Iced Towers è davvero bella e la headwall è superbamente esposta e abbastanza seria.

Che cosa consiglieresti a chi volesse ripetere la via?
Penso che quello che mi distingue da molti altri alpinisti è il mio passato. Non sono un alpinista classico nel senso stretto della parola. Ho una background di arrampicata sportiva e ho iniziato come atleta, nelle gare. Nelle competizioni è necessario dare il 100% in un momento molto specifico, non si ha mai la possibilità di provare qualcosa più e più volte. Penso sia questo il motivo per cui sono finalmente riuscito a salire il Cerro Torre: se vuoi salire questa montagna devi essere all'altezza delle difficoltà tecniche e questo tipo di terreno. Poi quando arriva il momento giusto, devi essere pronto, non può permetterti di fare errori.

David, la via ti ha regalato un sacco di momenti molto belli, ma anche dei momenti bruttissimi. Hai ricevuto moltissime critiche per questo progetto gigantesco, in particolare dopo il primo anno per via degli spit piantati sul Cerro Torre a protezione di chi doveva filmare la salita.
Sì è assolutamente vero. Improvvisamente sono stato attaccato praticamente da tutti. Tutto questo per me ha rappresentato molto di più che semplici critiche, sentivo che c'era in gioco qualcosa di veramente importante, vale a dire tutta la mia reputazione come arrampicatore. Non è stato facile accettare questa nuova situazione e allo stesso tempo capire cosa fosse andato storto. Mettiamola così: su internet si era scatenato l'inferno nei miei confronti. Online è stato pubblicato moltissimo, in gran parte sbagliato, tutti sembravano voler dire la loro.

E quindi?
Ho iniziato a pensare e ho capito che avevo due opzioni. Ignorare le critiche in toto, o cercare di capire il perché. Molte persone hanno interpretato il mio silenzio in quei mesi come se io avessi ignorato il problema, ma vi posso assicurare che assolutamente non è stato così. Alla fine dei conti, quelle corde non sarebbero dovute essere state fissate in quel modo per i team che facevano le riprese e gli spit non avrebbero dovuto essere stati piantati. Mi sono reso conto che, anche se io in realtà non ho fatto i fori, erano lì soltanto per me. Così, alla fine dei conti, era mia la responsabilità.

Ci siamo sentiti spesso in tutti questi anni e sembra che il Cerro Torre ti abbia in un certo modo formato
Sicuramente. Tutta questa storia ha influenzato moltissimo il mio stile di arrampicata. Ora so chi sono e cosa voglio fare, e il modo in cui scalo le montagne oggi è anche grazie a quest'episodio. Può sembrare strano, ma ora non vorrei fare a meno di quel fiume di critiche di allora.

I tre anni in Patagonia sono stati pieni di colpi di scena. Sei contento del risultato finale del film?
Sì, sono molto contento del risultato. Non sono il produttore, non ero il regista, ma ero spesso in sala di montaggio e mi hanno permesso di condividere con loro le mie idee, di dire la mia. La maniera in cui abbiamo portato a termine il progetto ha reso l'intera impresa ancora più complessa per tutti, ma ha anche reso il film un documentario genuino, senza effetti speciali. Credo che tanti saranno sorpresi dal risultato.

Ultima domanda David: cosa hai pensato quando hai sentito che gli spit erano stati tolti dalla via di Maestri? E' successo a poche ore dal tuo tentativo.
( ride) Date un'occhiata al film. Hanno registrato la mia reazione!



Il film sarà nelle sale The Space Cinema il 19, 20 e 21 maggio. Per maggiori informazioni: www.cerrotorre-movie.com

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