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Lavoro in alta quota sul Monte Disgrazia, 3678 m
Photo by M. Nesa - www.guidealp.it
Cantiere a Courmayeur
Photo by archivio CTR - ctr@consorziotrivenetorocciatori.it
Rivestimento scarpata con reti metalliche
Photo by archivio CTR - ctr@consorziotrivenetorocciatori.it
Gualtiero Colzada sul campanile di Piuro in Valchiavenna
Photo by E. Gianera - www.guidealp.it
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I riparatori del fragile mondo della montagna

16.04.2014 di Teddy Soppelsa

La montagna è un mondo duro e al tempo stesso fragile, da trattare con molta cura. La ricchezza e la stabilità degli ecosistemi montani sono strettamente correlate alla presenza dell’uomo e la mancanza di manutenzione a monte si ripercuote a valle. Sono cambiati anche i soggetti che si occupano della manutenzione della montagna: dagli agricoltori-allevatori alle istituzioni. Di Teddy Soppelsa per Good For Alps, magazine AKU trekking & outdoor footwear.

Siamo abituati a pensare che nulla è più solido ed eterno delle montagne e per questo quando sentiamo parlare di pareti rocciose che crollano rimaniamo increduli, incapaci d’immaginare che prima o dopo anche le Torri del Vajolet verranno giù. Ma accanto a fenomeni di erosione naturali si aggiungono sempre più eventi che portano i segni dell’uomo e delle sue responsabilità. In primo luogo l’innalzamento della temperatura terrestre, causato dalle emissioni in atmosfera di gas serra, compromette l’equilibrio dell’ecosistema montano, estremamente sensibile al variare dei fattori esterni ed interni. Possiamo immaginare le montagne come delle "sentinelle del clima" e il loro stato di salute è un indicatore della salute generale del pianeta.

Nel XX secolo la temperatura nelle Alpi è aumentata di circa 2°C contro una media di 1°C nelle aree circostanti. Sempre più frequenti sono le precipitazioni intense e continua lo scioglimento del permafrost (il ghiaccio contenuto nella roccia o tra i detriti), fattori che provocano inondazioni e frane. Inoltre il rialzo delle temperature modifica la vegetazione e condiziona anche l’agricoltura e la silvicoltura, minacciando la biodiversità alpina nel suo complesso. Il cambiamento climatico si somma inoltre ad altre criticità per la montagna come: lo sfruttamento eccessivo del suolo, la cementificazione, gli incendi, la deforestazione e soprattutto lo spopolamento. Aspetti che mettono in luce le contraddizioni di un ambiente fragile, minacciato sia dall’eccesiva presenza dell’uomo quanto dal suo abbandono. Sono cambiati anche i soggetti che si occupano della manutenzione della montagna: siamo passati dagli agricoltori-allevatori alle istituzioni, che si avvalgono di imprese specializzate del settore edile.

Gli interventi per "riparare" le montagne sono molto vari: dalla bonifica e consolidamento dei versanti alle sistemazioni idrauliche anche con l’uso di tecniche d’ingegneria naturalistica. Spesso chi lavora in queste imprese sono guide alpine che, in virtù della loro preparazione ed esperienza, svolgono gli interventi più difficili, come i lavori su fune e in tutte quelle situazioni dove non è possibile l’ausilio di mezzi meccanici.

Ciò che distingue spesso la bravura degli addetti ai lavori su fune è il luogo di provenienza.
Una delle prime aziende italiane a lavorare in questo particolare settore, ancora alla fine degli anni ’70, è stato il Consorzio Triveneto Rocciatori: azienda tutt’oggi leader, con una cinquantina di addetti, specializzata anche nella produzione di barriere paramassi e paravalanghe. Narciso (Narci) Simion è guida alpina e lavora nel Consorzio Triveneto Rocciatori. "Trent’anni fa quando ho iniziato a lavorare" racconta Narci Simion, "potevo gestirmi al meglio fra il lavoro di guida alpina e quello di operaio rocciatore, poi gradatamente il consorzio ha assorbito sempre più il mio tempo. Continuo ancora ad accompagnare clienti, seppure in forma saltuaria. Attualmente nel consorzio sono il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e inoltre faccio parte della equipe di Ricerca&Sviluppo". Nel consorzio lavorano tutte persone esperte e qualificate, tuttavia il rischio di incidenti non può essere mai escluso e questo Narci lo sa bene: "In ambienti verticali a forte esposizione, gli operatori sono molto attenti e consapevoli che le conseguenze di un piccolo errore potrebbero essere gravi o addirittura mortali, motivo per cui non avvengono quasi mai infortuni. Invece in ambienti impervi, ma non verticali, è più facile incorrere in lievi infortuni. Ciò che distingue spesso la bravura degli addetti (almeno nel passato) è il luogo di provenienza: se sono dei montanari, la vita in montagna generalmente gli conferisce fiuto e prudenza verso i pericoli latenti del cantiere". Molti interventi richiedono una particolare attenzione, come spiega Narci: "Il disboscamento su pareti con piante di alto fusto, il disgaggio con utilizzo di pistoni per la rimozione di grossi massi e i lavori di carico e scarico materiali con l’elicottero su pendici impervie, sono fra gli interventi più pericolosi". Le aziende come il Consorzio Triveneto Rocciatori sono sempre alla ricerca di personale qualificato e sono un’opportunità per i giovani in cerca di lavoro, ma non per tutti come precisa Narci: "Il nostro è un lavoro atletico, faticoso, sempre all’aria aperta, soggetto alle condizioni meteo. Nei cantieri più lontani si vive negli alberghi (non di lusso) e si sente la mancanza di una vita privata, specie nelle ore dopo il lavoro. Nonostante tutto rimane un lavoro generalmente ben pagato e, per chi è interessato, è un’occasione per conoscere nuovi luoghi e popolazioni".

Le imprese italiane che svolgono attività come il Consorzio Triveneto Rocciatori sono una sessantina ed occupano all’circa 1100 addetti, fra dipendenti e prestatori d'opera.
A loro si aggiungono diverse squadre di artigiani e associazioni di guide alpine che svolgono prevalentemente piccoli interventi. A Novate Mezzola, ai piedi della Val Codera in provincia di Sondrio, al confine fra la Val Bondasca e la Val Masino, vive Gualtiero Colzada. Anche Colzada è guida alpina (è il direttore delle guide e della Scuola di Alpinismo della Valchiavenna) e ha una lunga esperienza di lavori su fune: "Questa attività copre circa il 25% del mio lavoro. E’ un lavoro stancante e per me va bene farlo ogni tanto per cambiare, durante i periodi morti del lavoro di guida alpina" racconta Colzada mentre è di turno al servizio di elisoccorso 118. "Gli interventi sono abbastanza vari: sistemazione di sentieri e ferrate, disgaggi in cave o su pareti sovrastanti strade o abitazioni, posa di reti paramassi, accompagnamento di tecnici sui terreni da bonificare. Capitano anche lavori in ambiente urbano come controlli, consolidamento e pulizia su campanili, edifici, silos. Facciamo anche corsi di formazione a chi lavora nel settore e in passato abbiamo lavorato anche nella potatura di grossi alberi". Molto spesso i lavori richiedono interventi di mascheratura e ripristino ambientale ma, a giudizio di Gualtiero Colzada: "la loro esecuzione dipende ancora molto dalla sensibilità degli enti e dei progettisti".

GOOD FOR ALPS
Magazine di AKU trekking & outdoor footwear
27/03/2014 - Pastori e guide alpine. Due mondi a confronto

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