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Indio di Franco Perlotto (Alpine Studio 2014)
Photo by Alpine Studio

Indio, il nuovo romanzo di Franco Perlotto

04.03.2014 di Simonetta Radice

Simonetta Radice presenta il nuovo romanzo di Franco Perlotto "Indio", dalle Piccole Dolomiti all'Amazzonia.

C'è la Gran Sabana con i suoi sterminati spazi, ci sono le Piccole Dolomiti, c'è un grande progetto rivoluzionario che ha il sapore dell'utopia e il fascino delle cose incompiute: il nuovo romanzo di Franco Perlotto, "Indio", edito da Alpine Studio, è un collage di esperienze di vita, suggestioni e incontri fatti nel corso di una vita inquieta, tra viaggi e scalate, seguendo un filo rosso che lega Amazzonia e Veneto.

Non ha bisogno di grandi presentazioni Franco Perlotto: tra i principali promotori del free climbing in Italia - oltre duemila ascensioni in quasi cinquanta Paesi, tra cui la prima assoluta della parete sinistra del Salto Angel in Venezuela – dagli anni 90 si mette al servizio della cooperazione internazionale. Per tre anni vive a contatto con gli Indios Yanomamö e coordina un progetto di prevenzione degli incendi nella foresta amazzonica, in collaborazione con l'ambasciata italiana in Brasile.

"Fino a circa 15 anni fa, in Amazzonia, ogni anno veniva disboscata una superficie grande come l'Abruzzo." Spiega Perlotto "La situazione è piuttosto complessa perché, gli unici demani di proprietà del governo brasiliano sono quelli che si trovano tra la foresta e i grandi latifondi. Questi appezzamenti vengono dati in gestione a famiglie che, dopo pochi anni, finiscono col vendere ai latifondisti, perché non sono in grado di renderli produttivi e si limitano a utilizzare sistemi primitivi come il "taglia e brucia". Il nostro lavoro ha agito soprattutto su questi piccoli proprietari, insegnando loro a non bruciare i terreni per fertilizzare e puntando su un tipo di gestione che non invogliasse più a vendere ma a valorizzare le loro risorse. In questo modo, sono incredibilmente diventati i più strenui difensori del loro territorio."

"Qualche risultato, per quanto piccolo, è stato ottenuto. Abbiamo stretto accordi con i singoli comuni contro gli incendi forestali, riuscendo a creare una sorta di capitale sociale, per dirla con Putnam. Ad Alta Floresta per esempio, nel nord del Mato Grosso, nel 2001 si riunirono pacificamente più di trentamila persone per firmare accordi contro gli incendi. Mobilitazioni di questo tipo, peraltro, non possono non avere ricadute in qualche modo virtuose sulla politica locale e infatti i governanti che avevano interessi privati con le multinazionali dovettero in qualche modo accantonarli, per mantenere il consenso. Nei quaranta comuni dove abbiamo operato, la percentuale degli incendi forestali è diminuita dell'80%."

Si tratta di un piccolo passo, come sottolinea lo stesso Perlotto. E anche nelle pagine di "Indio", gli alti ideali della rivoluzione e della nazione indigena sono relegati a sogno, a utopia, a una battaglia meticolosamente pianificata ma mai davvero combattuta. Impossibile non venire immediatamente proiettati nelle atmosfere malinconiche e sospese del Deserto dei Tartari: "Il riferimento a Buzzati in qualche modo c'è" dice Perlotto "Ma credo sia stato pressoché inconsapevole perché il tema della grande attesa mi è venuto spontaneo. Invece, ho voluto ricreare un gioco che Buzzati soleva fare, e cioè dare alle persone nomi di luoghi realmente esistenti. Il nome del protagonista Bruno Gramolon, per esempio, deriva dal monte Gramolon sulle piccole dolomiti. E il suo soprannome Urimàn deriva da un paese dell'Amazzonia, famoso perché Alfonso Vinci vi trovò i Diamanti. Per l'incontro con Urimàn ormai vecchio, che racconto all'inizio del libro, mi sono ispirato a un missionario realmente esistito, che viveva in solitudine, abbandonato anche dai suoi stessi confratelli. "

Le Dolomiti e l'Amazzonia rappresentano anche la doppia cornice del primo romanzo di Franco Perlotto, dal titolo "La terra degli Invisibili", pubblicato da Marco Tropea Editore / Il Saggiatore nel 1996 e ripubblicato da Nuovi Sentieri nel 2011 col titolo "La Montagna degli Invisibili". Qui si parlava di un incontro tra un esploratore e un gruppo di Indios che non aveva mai avuto contatti con la civiltà occidentale e che porta l'uomo a rivedere tutta la sua idea di scoperta.

Ma qual è quindi il filo rosso che collega questi due territori così lontani? "Beh, ci sono tante di quelle montagne in Amazzonia… ma a parte questo, naturalmente, la montagna è una grande passione della mia vita, c'è stato un periodo in cui ero addirittura fanatico, e il viaggio di scoperta, d'avventura non è che l'altra faccia di questa passione".

di Simonetta Radice

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Indio

Autore: Franco Perlotto
Casa editrice: Alpine Studio

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