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Cascate di ghiaccio in Norvegia: sul primo tiro di Lipton
Photo by Elio Bonfanti
Cascate di ghiaccio in Norvegia: Claudio Casalegno su Sabotor fossen
Photo by Elio Bonfanti
Cascate di ghiaccio in Norvegia
Photo by Elio Bonfanti
Il trio: Claudio Casalegno, Claudio Battezzati e Elio Bonfanti
Photo by Elio Bonfanti

Norvegia ice climbing trip 2014

28.02.2014 di Elio Bonfanti

Il report di Elio Bonfanti sul suo recente viaggio, con Claudio Battezzati, Claudio Casalegno e Manuela Motta, sulle cascate di ghiaccio della Norvegia. Le schede della cascate Lipton e Dronninga Direct.

Scappati dalle code alla "biglietteria" di Cogne e dalle precarie condizioni di questo bizzarro inverno abbiamo affilato le piccozze e ci siamo diretti ancora una volta verso la Norvegia.

Verrebbe da dire un'altra volta ?... Con questa è la quinta volta che mi spingo in questa sconfinata terra di ghiacci, ma che ci posso fare, mi affascina molto, non è costosa ed è facilmente raggiungibile anche con pochi giorni a disposizione. Poi un nutrito gruppo di amici capitanato da Andrea Gamberini ci ha preceduto di qualche giorno e quotidianamente ci ha passato le informazioni sulle condizioni che trovava località per località, cosa volere di più!

Anche lassù quest’anno non ha fatto particolarmente freddo ed in alcune zone le precipitazioni normalmente molto parche si sono trasformate in abbondanti e "collose", ed una spessa coltre di neve umida ha praticamente tappezzato a macchia di leopardo molti tra i flussi più abbordabili.

Mentre il gruppo di amici ha scandagliato la parte dei fiordi più a Nord mettendo a segno alcune belle ripetizioni il nostro gruppo ha fatto base a Rjukan che, ormai eletta a cittadina del ghiaccio Norvegese, vedeva per le sue strade numerose coppie di grintosi ice climbers convenuti per l’annuale festival del ghiaccio. In questo contesto, sia pure in modo molto defilato, abbiamo avuto modo di assistere ad una simpatica gara di velocità dal livello tecnico di dubbia caratura, ma condita da grandi risate e da altrettanto grandi bevute. Fatevi conto che l’ice bar serale, di contorno alla manifestazione, apriva alle 22,00 ma alle 22.30 le birre erano già finite...! Incredibile quanta sete metta il ghiaccio agli scalatori. Tra le case produttrici di materiale tecnico erano presenti le italiane CAMP – Cassin e Grivel che hanno dato modo ai convenuti di fare dei test sulle attrezzature e di fare dei "clinic" sulle tecniche di scalata.

Ma all’improvviso un SMS di Andrea mi comunica che ha salito la mitica Lipton e che questa è in ottime condizioni perciò non resta che rompere gli indugi e partire verso il fondo della Upper Gorge. Questo gioiello si cela sino all’ultimo dietro ad una serie di dislivelli e curve, sino ad apparire di colpo in tutta la sua maestosa ed itterica "magrezza". Gli amici con cui mi sono accompagnato, i due Claudio e Manuela, ci impiegano un secondo a decidere di salirla fatto salvo che nella lettura della relazione il Casalegno si "dimentica" di omettere che la prima stalattite crolla due volte ogni stagione. La famigerata frase mi raggiunge mentre sono alle prese con la sottile parte iniziale della candela che suona decisamente da morto! Boh, spegniamo il cervello e speriamo che non sia proprio oggi uno dei due giorni in cui crolla. Così parto via di filato sino alla sosta del primo tiro. Il secondo, più impressionante che difficile, traversa sotto il tetto sino ad andare a prendere una cortina di ghiaccio sospesa nel vuoto che permette di entrare in un facile canale sotto all’ultimo risalto. Nevica furiosamente e ci raduniamo tutti sotto il missile di uscita dove la tensione si abbassa quel tanto che basta per affrontarlo un po' troppo alla leggera, ma le prime due o tre piccozzate bastano a fare si che l’esposizione e la verticalità mi richiamino all’ordine. Siamo fuori e due rapide doppie ci riconducono agli zaini. Bella! Bella questa Lipton, anche se un amico molto dissacrante mi raggiunge per telefono dall’Italia dicendomi: Lipton (il tè) al limite buono non bella! Impara l’italiano…

Passiamo alcuni bei giorni in ottima compagnia ed uno di questi lo dedichiamo al settore Kong Vinter, già relazionato su questo sito. Ambientalmente anche se a non più di mezz’ora dalle ultime case ci troviamo in una strada ponderale immersi nella vera wilderness Norvegese. Fortunatamente questa zona non ha nulla a che vedere con Rjukan dove le vestigia storiche della produzione dell’acqua pesante si impongono molto prepotentemente all’occhio del visitatore. Poi le calate in doppia per raggiungere il fondo della "Riviere" che ospita le cascate contribuiscono ad aumentare il senso di isolamento che pervade il luogo. Le abbondanti precipitazioni ci lasciano libere poche linee, chiaramente le più verticali e tra queste la scelta forzatamente cade su Dronninga che è esattamente sull’asse delle calate. Non la seguiamo fedelmente piegando a destra dopo il primo tiro ma ci spariamo dritti seguendo una breve teoria di stalattiti inframmezzate da buoni riposi. Da alcuni segni di passaggio capiamo che la linea scelta è già stata salita ma non essendo relazionata da nessuna parte la chiamiamo "Dronninga Direct". Un paio di valanghe ci fanno poi desistere dall’intento di salire Juvsola così ce la teniamo buona per il prossimo viaggio.

Durante questa permanenza ripetiamo: Lipton, Sabotorfossen, Nye vemorkfossen, Vemorkbrufoss Øst, Bakvein, Namenloss candle, Dronninga direct.

Punti di appoggio:
Climb Inn circa 100 euro al giorno pensione completa
Ryukan Hytte og Caravan park circa 50 euro al giorno a testa per il cabin poi con 20/25 euro si mangia con abbondanza (facendoselo)

Alla prossima!

di Elio Bonfanti


SCHEDA: Lipton

SCHEDA: Dronninga direct

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