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Tommy Caldwell e Alex Honnold durante la Traversata del Fitz Roy, Patagonia
Photo by Tommy Caldwell / Alex Honnold
Tommy Caldwell e Alex Honnold durante la Traversata del Fitz Roy, Patagonia
Photo by Tommy Caldwell / Alex Honnold
Alex Honnold, sveglia su Fitz Roy dopo una lunga notte d'arrampicata assieme a Tommy Caldwell.
Photo by Tommy Caldwell / Alex Honnold
Fitz Roy, Patagonia
Photo by Elio Orlandi
INFO / links & info:
    Attrezzatura usata da Caldwell e Honnold
    - due zaini (35 e 25 litri)
    - un sacco a pelo
    - una tenda BD First Light
    - una fornello e tre cartucce
    - una piccozza
    - due paia di ramponi in aluminio
    - un chiodo da ghiaccio
    - 2 set di Camalots fino a #2
    - 1 Camalot #3
    - 2 sets di nuts
    - una corda da 60m 9.8mm
    - una corda da 80m 6mm
    - tre bloccanti / risalitori (Petzl Micro-traxion, Kong Duck e Futura)
    - 6 rinvii
    - 14 fettucce



    Expo.Planetmountain
    Expo The North Face
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    Alex Honnold Facebook
    www.alexhonnold.com

Tommy Caldwell e Alex Honnold: l'intervista dopo la grande Traversata del Fitz Roy, in Patagonia

24.02.2014 di Planetmountain

L'intervista agli statunitensi Tommy Caldwell e Alex Honnold che dal 12 al 16 febbraio 2014 hanno effettuato la prima ambita traversata di tutte le creste maggiori nel massiccio del Fitz Roy, Patagonia.

Quest'intervista ha bisogno di poche introduzioni: si tratta di due dei più forti climbers del mondo, Tommy Caldwell e Alex Honnold, che hanno appena compiuto in Patagonia una grande traversata, ovvero quella della corona che circonda il Fitz Roy e che unisce le cime: dell'Aguja Guillaumet, dell'Aguja Mermoz, del Cerro Fitz Roy, dell'Aguja Poincenot, dell'Aguja Rafael Juárez, dell'Aguja Saint-Exúpery ed dell'Aguja de l'S. Un viaggio di 4000m di dislivello, quasi tutti saliti in conserva e in scarpe d'avvicinamento, e quattro bivacchi. "Fondamentalmente è come andare a fare campeggio sulle montagne più belle del mondo" racconta Honnold in questa intervista, ma il suo humour nasconde ovviamente tutte le difficoltà ed incertezze della salita, e anche l'immensa preparazione necessaria per effettuarla. Infatti, dopo aver messo a segno in questi anni un colpo dopo l'altro sulle big wall di Yosemite, i due hanno ora applicato tutta questa loro esperienza e allenamento su questa traversata. Approfittando, tra l'altro, della finora unica vera finestra di bel tempo di questa piovosa estate australe...

Tommy e Alex, prima di parlare della vostra bella traversata: come avete saputo di Chad Kellogg, deceduto sul Fitz Roy proprio mentre eravate impegnati sulla traversata. E come vi ha lasciato questa notizia?
Alex: Eravamo tutti in montagna per approfittare della stessa finestra di bel tempo. Abbiamo sentito la notizia il pomeriggio del nostro ritorno. Non appena rientrati a casa a El Chalten ci siamo addormentati e ci siamo svegliati quando alcuni amici sono venuti a verificare se stavamo bene. Loro ci hanno dato la brutta notizia. Avevo conosciuto Chad solo qui, durante questo viaggio, ma tutti i nostri amici lo conoscevano già da anni, l'intera comunità è quindi molto colpita. Sembra uno di quei terribili incidenti dovuti al caso. Una sfortuna enorme.
Tommy: La morte del Ciad Kellog è una vera tragedia che ha colpito duramente la comunità di alpinisti. Abbiamo perso un buon amico e penso che questo ci abbia dato l'occasione per una pausa di riflessione ai pericoli che ci sono in alpinismo.

Alex: un inizio anno incredibile, dalla recente salita senza corda di Sendero Luminoso in Messico alla traversata del Fitz Roy... La differenza ci è chiara, meno però come l'hai messa in pratica.
Ovviamente c'è una grande differenza di stile, ma in fondo entrambe sono soltanto due grandi avventure d'arrampicata. E in realtà, per tutto il tempo che ero a Potrero, lavorando su Sendero, continuavo a scherzare su quanto fosse un buon allenamento per la Patagonia. Abbiamo salito Sendero circa 8 volte in 9 giorni per pulirla, provare i movimenti, fare la solitaria e filmarla. Il che, in realtà, è piuttosto simile a trascorrere cinque giorni di fila, arrampicando tutto il giorno, lungo una cresta.

Come è nata l' idea di questa traversata. Non è qualcosa che si decide li per li, giusto?
Tommy:
da molto questa traversata era uno dei frutti da cogliere in Patagonia. Era uno degli obiettivi più evidenti e belli. Lo skyline che abbiamo attraversato è il logo dell'azienda Patagonia, e molti team l'hanno tentato negli ultimi dieci anni. Detto questo, siamo venuti qui con in mente molti possibili obiettivi. Volevamo salire solo quello che era in buone condizioni. A causa dell'estate particolarmente umida e fredda, le Torri erano coperte di ghiaccio e brina. La traversata sembrava quindi una scelta relativamente buona perché gran parte della scalata è su pareti nord che tendono a ripulirsi più velocemente. La finestra di bel tempo era sufficientemente ampia quindi l'abbiamo provata. In più devo dire che mi piace l'idea di fare delle grandi salite. Difficile trovarne altre più grandi!
Alex: Tommy mi aveva parlato di questa traversata prima di partire e mi sembrava una possibilità ovvia per noi, visto che si adatta bene alle nostre forze. Ma onestamente eravamo flessibili, avevamo considerato una serie di altri obiettivi ed eravamo aperti a qualsiasi cosa, il tutto dipendeva dal tempo. Fortunatamente è arrivata una grande finestra di bel tempo e aveva senso quindi provare la traversata per intero.

Alex, abbiamo l'impressione che tu non abbia proprio un grande passato di ghiacciatore, anzi. Ci racconti come sono andate le cose?
L'impressione è giusta. Fondamentalmente non ho nessun esperienza di ghiaccio o neve, e non ho mai fatto un tiro su ghiaccio da primo. Ma è proprio per questo che c'era Tommy! E la via è quasi interamente su roccia, quindi non è stato un problema enorme. Ma le poche sezioni su neve e ghiaccio sono state sicuramente le parti che mi hanno fatto più paura.

Tommy, eri preoccupato in qualche modo per questo background di Alex?
A dire il vero nemmeno io ho una tonnellata d'esperienza di arrampicata su ghiaccio. Ma ne so abbastanza per rendere le cose sicure e per sapere che solitamente non è super difficile. In Patagonia, se sei disposto a soffrire un po' e tornare indietro soltanto quando è assolutamente necessario, allora è possibile fare un sacco di cose.

Siete sempre stati molto veloci nelle vostre salite. Cosa potete dirci di questo viaggio durato 5 interi giorni.
Tommy:
E' una versione simile a quello che abbiamo fatto in passato, ma su scala più grande e con alcune variabili in più. Gli zaini erano grandi e ci facevano progredire più lentamente rispetto a come siamo abituati. Ma la nostra capacità di arrampicare in conserva, su terreno relativamente difficile, e salire su difficoltà di 5.11 con le scarpe di avvicinamento, i guanti e gli zaini è stata la chiave del nostro successo.
Alex: Assomigliava alle nostre salite in giornata... ma messe insieme 5 di fila. E' pazzesco quanto è lunga la traversata - anche se ci muovevamo abbastanza rapidamente rispetto agli standard normali, comunque ci sentivamo come stessimo salendo a carponi. E' semplicemente molto, molto lunga.

Quali sono state le maggiori difficoltà? Tutto andato secondo i vostri piani?
Tommy:
Il nostro piano era abbastanza poco definito. Siamo saliti leggeri, ma con sufficiente materiale per quattro giorni interi. Non avevamo nessuna esperienza su questa traversata, così abbiamo raccolto più informazioni possibili dal libro di Rolando Garibotti e poi siamo semplicemente partiti.

Come è stato il tempo e come erano le condizioni sulla montagna?
Alex:
Il tempo è stato glorioso. Non avremmo potuto chiedere di meglio. Calma perfetta, sole. Le condizioni erano decisamente più miste, con praticamente ogni via che aveva sezioni con fessure ghiacciate. Abbiamo improvvisato un sacco, facendo pendoli sulle sezioni bagnate e ghiacciate, capendo come fare mentre salivamo. Penso che questa sia la prima finestra di bel tempo di tutta la stagione, quindi c'era un sacco di neve accumulata e ghiaccio. Non che io ne sappia molto in realtà, visto che non sono sono mai stato in Patagonia fino ad ora...

Solo un sacco a pelo in due... ma come funziona?
Tommy:
Avevo una sorta di "cuneo" che si aggancia con lo zip al sacco a pelo per renderlo sufficientemente grande per due persone. Non abbiamo portato con noi materassi, quindi il sonno non è stato eccezionale. Probabilmente una media di tre o quattro ore a notte per me. Ma avevamo portato una tenda First light e questo ha reso tutto molto più comodo.
Alex: si, il "cuneo" rende il sacco a pelo più largo ed in realtà era relativamente confortevole, anche se la prossima volta probabilmente prenderemmo due sacchi super leggeri. Ma io ancora non lo possiedo perché non ho mai fatto questo tipo di alpinismo. Comunque non abbiamo dormito molto, quindi non è stato un problema enorme!

Alex, parlando di dormire ci viene spontanea questa associazione: sappiamo che ti piace leggere. Avevi letto dei libri sulla Patagonia prima? E cosa ti aspettavi?
Ultimamente tutti i libri che leggo trattano il tema dell'ambiente - preferisco leggere qualcosa sul resto del mondo, al di fuori dell'arrampicata. Ma ho tanti amici che hanno trascorso molto tempo qui e mi ero fatto una buona idea di come sarebbe stato. Se non altro, la Patagonia è ancora più impressionante di quanto mi aspettassi.

Abbiamo visto il stringato elenco del materiale che avete usato. Vi siete pentiti di non aver preso qualcosa? Oppure ci sono stati rimpianti per non aver lasciato qualcosa in più a casa?
Tommy:
avrei preso più nastro e crema per le mani. I guanti freddi e la roccia ruvida mi hanno massacrato abbastanza le mani.
Alex: avevamo più cibo di quanto ci aspettassimo, ma è stata una bella cosa. A parte questo, credo che siamo stati praticamente perfetti. Tommy voleva una crema perché la sua pelle si stava screpolando. Ma in fondo abbiamo azzeccato tutto. Uno dei miei motti preferiti è "se non ce l'hai, non ne hai bisogno."

Se dovete descrivere la salita ad altri alpinisti, cosa direste? E come si paragona la traversata ad altre salite?
Tommy:
È abbastanza difficile paragonare questa salita ad altre. E poi non sono proprio un alpinista quindi non so come si sommano le cose in termini alpinistici. So però che abbiamo affrontato un sacco di fessure ghiacciate e la Headwall, dopo il pilastro nord del Fitz Roy, mi è sembrata molto "alpina" (e un po' oltre a ciò che mi fa sentire a mio agio).
Alex: La paragonerei a qualcosa come il Grand Traverse nelle Tetons, ma dopato. Oppure una versione più estrema della grande traversata nelle Sierra. Non ho mai fatto niente di simile, visto che combina big wall, arrampicata su ghiaccio, traversate su cresta, ecc. E' un po' di tutto. La definirei semplicemente una cinque giorni di arrampicata tecnica su cresta. O probabilmente quattro giorni, se qualcuno la fa in condizioni leggermente migliori e con informazioni migliori. L'abbiamo continuamente chiamata una gita con lo zaino estremamente scenografica. Fondamentalmente è fare campeggio sulle montagne più belle del mondo.

Alex, una cosa che ti mancava durante questa traversata rispetto alle tue solitarie? Era questo forse il genere di avventura che mancava dalla tua lista di cose da fare, e perché?
Questa traversata è stata davvero diversa dallo salire senza corda. Abbiamo arrampicato per lo più con guanti e scarpe d'avvicinamento, solo per comodità, e avevamo grossi zaini. Rispetto ad una salita senza corda quindi è un po' ridicolo. Ma in termini di esperienza di vita complessiva, ci ha offerto probabilmente di più di qualsiasi piccola solitaria. Per ben 5 giorni ci siamo sentiti veramente lì fuori, ed è stato un periodo abbastanza lungo per immergersi davvero in un progetto. Le solitarie più lunghe ti impegnano solo poche ore, quindi non hai questa immersione totale. Per me è stata una grande esperienza.

Tommy & Alex: domanda di rito: come è stato scalare assieme? Gli aspetti positivi, ma anche negativi...
Alex:
non credo che avrei potuto farlo con nessun altro. E' molto importante avere fiducia nel proprio compagno e sapere che lui si sente totalmente a suo agio su questo tipo di terreno. Dato che Tommy ed io abbiamo già scalato insieme un bel po', credo che fosse una partenza perfetta per questo tipo di avventura.
Tommy: Arrampicare con Alex è stato incredibile. Non riesco ad immaginare di farlo con qualcun altro. Abbiamo riso tutto il tempo, il morale era fantastico. Ed essere legato alla stessa corda di un climber di grande talento mi ha dato la fiducia necessaria per salire velocemente.

Giusto per comprendere l'aggettivo "epico" che avete utilizzato per descrivere la salita: potete darci solo un motivo per cui la fareste nuovamente?
Tommy:
Probabilmente non la rifarei, ha richiesto abbastanza dal mio corpo. Solo ora che sono passati cinque giorni da quando siamo tornati a El Chalten il mio corpo sta cominciando a sentirsi nuovamente normale
Alex: Sì, non so se lo farei di nuovo... preferirei fare un'altra traversata. La Grande Traversata del Cerro Torre sembra incredibile...

Allora ultima domanda, c'è qualcos'altro che non ci siamo detti?
Alex:
Posso solo aggiungere un grande ringraziamento a Rolando Garibotti e a Colin Haley, che sono stati super disponibile durante i nostri preparativi e ci hanno anche dato i loro ramponi in alluminio ed acqua durante la salita. Entrambi ci hanno supportato molto, anche se da lungo tempo volevano fare la stessa traversata. Penso sia stato veramente un segno di grande classe che ci abbiano aiutato così tanto, nonostante la loro voglia di salire lo stesso obiettivo. Grazie mille!

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