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Sulla punta delle dita, con la testa e con il cuore.
Photo by archivio I. Ferrari

Sulla punta delle dita, con la testa e con il cuore. Di Ivo Ferrari

17.02.2014 di Ivo Ferrari

L'inafferrabile senso delle scalate solitarie. Pensieri di Ivo Ferrari sull'arrampicata senza corda, dedicati ad Alex Honnold e a tutti i solitari.

... Sto camminando verso la "solita" parete. Vado spesso lì, non devo parlare con nessuno e non esistono regole scritte... Avrei potuto andare con amici oggi, ma dopo tanti anni e oramai lontano dall’età del volere fare, vengo "rapito" immancabilmente da una voglia strana, quella dell'arrampicata solitaria, dove le corde e i moschettoni non sono ammessi. Con le mani sporche di polvere bianca inizio a salire, i soliti movimenti, la sempre uguale velocità... e se cadessi?

Se cadessi sarei morto e il morto non resuscita.

Che senso ha salire slegato quando un'infinità di ditte producono corde, appositamente studiate per fermare qualunque volo! Il senso non esiste, ma non deve essere giudicato o cercato da chi non possiede quel demone dentro senza un nome, che ti spinge a vivere giornate senza rete... Se cadessi sarei morto, e di questo, io e qualunque “solitario recidivo” ne siamo pienamente coscienti, ma non voglio cadere, amo la vita e la vita mi ha regalato responsabilità!

Perché, allora, quel camminare verso una giornata slegato? Potrei dire "per dimostrare", "per essere diverso"... potrei inventare tanti termini e giustificare il tutto con un "è così, perché oggi ero solo!". Ma la ragione è semplicissima, quasi disarmante: tutto ciò mi serve per alimentare la mia vita, vivere pienamente con me stesso e, con chi mi sta accanto! Per ritornare a valle ancora più colmo di gioia e voglia di ritornare.

Amo salire slegato, amo sentirmi bene e fare stare bene chi mi è vicino. Sento e leggo spesso i giudizi, il parlare o scrivere frettolosamente e capisco chi non capisce...
Amo i solitari, quelli veri, quelli che non "lavorano" con un gri-gri modificato, ma con la punta delle dita. Quelli che per fare il loro gioco devono stare sotto il "limite" dando quel "massimo" indescrivibile, e per questo così controversi! quelli che sanno che l'errore non esiste e accettano la fatalità!
Dedicato ad Alex Honnold e al suo modo di vivere.

Ivo Ferrari

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