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Scialpinismo in Val Visdende: Cima Manzon, all'uscita del bosco
Photo by archivio Albino De Bernardin, Andrea Rizzato
Scialpinismo in Val Visdende: Cima Manzon, verso la cima
Photo by archivio Albino De Bernardin, Andrea Rizzato
Scialpinismo in Val Visdende
Photo by archivio Albino De Bernardin, Andrea Rizzato
Scialpinismo in Val Visdende: Cima Manzon, Francesco Cappellari sciando sugli ampi pendii
Photo by archivio Albino De Bernardin, Andrea Rizzato
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Scialpinismo in Val Visdende, quattro itinerari nelle Alpi Carniche

17.01.2014 di Planetmountain

Albino De Bernardin ed Andrea Rizzato presentano quattro itinerari di scialpinismo nella bellissima Val Visdende, Alpi Carniche. Con la prefazione di Italo Zandonella Callegher.

Nome
Grado
Dislivello
Monte Peralba - Via Normale
S4 – OSA
1360m
Questo itinerario si svolge sulle tracce della via normale estiva al Peralba, che riserva grandi soddisfazioni e scenari sconfinati in ogni direzione. È la via scialpinistica più pratica, soprattutto in discesa. Sebbene più facile della Cresta Ovest, anche questa escursione richiede grande prudenza e preparazione alpinistica. Prestare attenzione durante tutto lo sviluppo della via, che può presentare numerose insidie per la mutevole esposizione dei versanti percorsi.

Croda dei Longerin Sud
S4 – BSA (OSA i primi 200 metri di discesa)
1200m
Questo itinerario alla Cima Sud propone la salita dalla Val Vissada e la discesa integrale dei ripidi pendii orientati a sud est, con l’attraversamento della bellissima conca dei Piani di Vissada. È interessante accennare che in discesa si sfila accanto al “Cadon d’Viseda”, baita diroccata, che un tempo fungeva da ricovero dei pastori durante la monticazione delle giovani manze e che oggi è in previsione di ristrutturazione. Questa è anche l’ultima testimonianza delle decine di piccoli depositi del taglio dell’erba che veniva fatto nel mese d’agosto, qui stipata e poi portata a valle in inverno con le “Liode” (grandi slitte). Nei pressi si trova un cippo commemorativo dei caduti della Grande Guerra. I luoghi attraversati sono tra i più suggestivi del Comelico, per l’alternanza di panorami, pendii soleggiati e torrioni dolomitici. Sciisticamente l’itinerario è tra i più divertenti e sostenuti della zona, su un ampio e ripido pendio uniforme esposto al sole.

Cima Manzon
S3 – MS
1030m
La Cima Manzon si trova sulla Cresta di Confine, tra Forcella Manzon e Forcella di Val Mezzana, al di sopra dell’omonima malga, con una dorsale aperta e distesa al sole. Poiché è grossomodo al centro delle Creste di Confine è anche un ottimo punto di osservazione intermedio su tutta la Val Visdende e le sue montagne. In condizioni ideali regala quindi una bellissima scivolata su terreni perfetti per lo scialpinismo, in un contesto di grande isolamento. È consigliabile effettuare l’uscita in pieno inverno per trovare condizioni favorevoli allo sci nel bosco iniziale, sebbene la pala sommitale sia estremamente divertente con firn primaverile. In questo caso bisognerà spalleggiare gli sci nel bosco. Prestare la massima attenzione ai frequenti accumuli da vento sulla cresta finale.

Passo del Mulo
S3 – BSA
1020m
Il Passo del Mulo è un intaglio di cresta tra il Monte Righile e il Monte Lastroni e importante valico tra la Val Visdende e Sappada. Per sua posizione strategica è stato avamposto durante la Grande Guerra, quando assunse l’originale nome attualmente utilizzato per un fatto realmente accaduto durante l’estate del 1916: in una giornata di nebbia fittissima gli austriaci, che si erano spinti prossimi alle posizioni italiane, si accodarono ad un gruppetto di alpini con i loro muli e, senza farsi notare, slegarono l’ultimo mulo per portarlo con loro valicando la forcella che da allora si chiama Passo del Mulo. L’itinerario attraversa il versante nord del Gruppo del Rinaldo, passando in rassegna gli stupendi Torrioni del Rinaldo (in particolare l’ardito Campanile Luisa e le numerose forcelle che li dividono), in ambiente tipicamente dolomitico. In inverno queste forcelle diventano punto di arrivo di splendide salite e inizio di discese su nevi quasi sempre polverose. Molto interessanti e divertenti sono anche le varianti di discesa verso Sappada, transitando per le bianche spianate che d’estate accolgono i Laghi d’Olbe.


PREFAZIONE

Molti anni fa un innamorato della Natura, ma anche del bello e dell'incontaminato, fissò a un palo presso l'entrata della forra che conduce in Val Visdende una semplice tabella, presumibilmente con il solo permesso del suo entusiasmo. Vi si leggeva: "Tempio di Dio, inno al Creatore". Pensai che si trattasse di una delle prime operazioni di marketing in Comelico e pensai anche che scomodare Dio per una valle, seppur bella come Visdende, era piuttosto eccessivo. Invece era giusto così! In definitiva quella valle è opera "Sua" e la tabella in questione era un ringraziamento.

Basterebbe questa frase, dunque, per far comprendere l'importanza dell'ambiente: unico, intatto, incantevole, rilassante. Una vera isola di pace immersa nei boschi secolari di conifere, cosparsa di radure solari e di pascoli immensi.

Su tutto troneggia una piramide superba di calcare bianco: il monte Peralba, la petra alba degli studiosi. La sua altezza, seppur non eccessiva (2694 metri), dà al monte un aspetto faraonico, dominante, elegantissimo come una piramide egizia. Ai suoi piedi sgorga il Piave che, retorica a parte, fu considerato il "fiume sacro alla Patria".

Merita ricordare che, prima e durante la Grande Guerra, il fiume era madre, sorella, donna insomma: si chiamava "la Piave". Fin quando nel 1918 l'estroso vate Gabriele D'Annunzio decise da solo che il fiume non poteva essere femmina. Se aveva respinto il nemico dopo Caporetto era sicuramente maschio. E maschio diventò, ahimè! "Il" Piave…dunque!

Dal Peralba si allunga, prima a nord, poi decisamente a ovest, la Cresta Carnica Occidentale che noi comeliani preferiamo chiamare Cresta di Confine. Fra Italia e Austria oggi, fra Regno d'Italia e Impero austro-ungarico ieri. È una spina dorsale che sostiene le costole erbose e rocciose della Pietra Bianca, del Monte Àntola, del Vancomùn, delle cime Mezzana e Manzón, del Cécido, della Croda Nera (o Negra), del Palombìno e Vallóna… Una corona di monti dall'aspetto bonario e mite visti d'estate, immensi "pan di zucchero" coperti di panna-neve e per nulla banali d'inverno. Un paradiso, insomma, per dirla con una parola che spiega tutto. Lontano dai rumori, dalle funivie, dagli artifizi vari, dalle strade intasate, dai casinisti della festa…

È un mondo candido, vergine, sconosciuto (o quasi) come una landa canadese. In attesa di ospiti entusiasti, educati, rispettosi. Quelli che lasciano tutto come Madre Natura ha creato e come i nostri vecchi hanno lasciato.

Il merito di questa guida allo scialpinismo in una zona così particolare e delicata, guida fra l'altro redatta con esemplare semplicità e competenza, sta proprio nell'"offerta speciale", cioè: senso di libertà assoluta, ampia scelta di itinerari, ambiente sublime, godimento garantito.

Sono lieto soprattutto per il mio conterraneo Albino De Bernardin. La sua felice intuizione e la sua preparazione tecnica hanno permesso anche all'altro bravo autore, Andrea Rizzato non nuovo a queste fatiche, di penetrare in un mondo fantastico, non a caso popolato anche da strani personaggi: gnomi e fate, streghe e fantasmi compresi.

Il tutto senza dimenticare il nostro caro amico dei "Rondi" e guida alpina, Leonardo Gasperina, che ha scelto questi luoghi per "andare avanti"!

Italo Zandonella Callegher
Accademico e Socio onorario del CAI


 

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Scialpinismo in Val Visdende


Autore: Albino De Bernardin, Andrea Rizzato

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