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James Pearson su Is not always Pasqua, l'E9 trad liberta nel 2002 da Mauro Calibani ad Interprete, Monti Sibillini.
Photo by James Pearson archive
Il climber inglese James Pearson
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James Pearson su Is not always Pasqua, l'E9 trad liberta nel 2002 da Mauro Calibani ad Interprete, Monti Sibillini.
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James Pearson su Is not always Pasqua, l'E9 trad liberta nel 2002 da Mauro Calibani ad Interprete, Monti Sibillini.
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James Pearson, intervista dopo Is not always Pasqua

10.01.2014 di Planetmountain

Intervista al climber inglese James Pearson dopo la prima ripetizione dal basso di Is not always Pasqua E9 sulla Collina di Interprete (Monti Sibillini, Marche, Italia), e la prima libera delle vicina via Pazienza E8 7a.

Abbiamo dato la notizia a Natale: James Pearson ha ripetuto Is not always Pasqua ad Interprete, la via aperta e salita per la prima volta nel 2002 da Mauro Calibani ed insieme la via trad più difficile d'Italia oltre che tra le più difficili e belle nel raking mondiale del “trad”. Per dare un'indicazione delle difficoltà la linea potrebbe tradursi con un 8b/+, con un passo chiave - da metà via fino al ristabilimento in placca - gradabile complessivamente come 7C /+ boulder. Il tutto, trattandosi di trad, protetto ovviamente solo con nuts e friends. Quella di Pearson è la seconda ripetizione dopo quella di Cristian Brenna nel 2003. Una ripetizione che, come attesta il climber inglese, è arrivata al terzo tentativo, dal basso, senza preventive prove dall'alto e piazzando tutte le protezioni durante la salita. Indubbiamente una bella performance, che lo stesso Pearson non a caso descrive come "probabilmente la mia via trad più difficile finora." Ma prima di passare all'intervista in cui Pearson ci descrive sia la sua salita di Is not always Pasqua sia la nuova via trad che ha aperto e liberato a fianco, troviamo doveroso sottolineare e ricordare anche una visione di 11 anni fa. Parliamo di quella illuminazione che ha avuto Mauro Calibani quando ha aperto e liberato quella che lui definisce la sua “via del cuore”. Erano tempi in cui il trad, almeno in Italia, era totalmente sconosciuto ai più. Lui era il Campione del mondo Boulder. Era un big dei blocchi. Assolutamente un neofita del trad, dunque. Eppure l'ha saputa vedere la sua Is not always Pasqua, centrando un sogno di valore assoluto. Chapeaux, a lui, alla sua visione, a questa via e anche all'intramontabile guerriero Cristian Brenna (pure lui “solo” un arrampicatore sportivo) che l'ha “seguito” aggiudicandosi la prima ripetizione.

James, innanzitutto cosa porta un climber inglese su una collina del Centro Italia?
Quando ho iniziato ad arrampicare avevo visto un poster di questa via appeso nella camera da letto di un mio amico. Non avevo ancora salito un E9 nel Regno Unito e mi ricordo che ero rimasto stupito da quanto difficile sembrasse, dalla forma del tutto insolita della roccia e delle prese. Per i successivi 9 anni però l'ho totalmente dimenticata, fino a quando, mentre ero proprio ad Interprete per fare un po' di boulder, ho casualmente incontrato Cristian Brenna e da lui ho scoperto che questo posto ospitava anche Is not always Pasqua. La via sembrava ancora più bella di quanto mi ricordassi, e ho subito deciso che i boulder avrebbero dovuto aspettare ed ho fatto un tentativo.

Questo nel 2012...
Sì, e quel mio primo tentativo è finito un po' prematuramente, non avevo con me un Friend sufficientemente grande, così mi sono arreso prima del passo chiave in alto. Ma forse è meglio se non ci soffermiamo troppo su questo...

OK, allora cosa ci racconti di quest'anno?
Quest'anno ho provato la via una sola volta, poi l'ho salita al secondo tentativo (terzo totale ndr). Sono stato fortunato che con me ci fosse anche Caroline che voleva provare la via in stile headpoint. E' stata lei che l'ha pulita, il che spiega anche i segni di magnesite che vedete nel video. Il mio primo tentativo è stato uno strano miscuglio di lenta e costante ricerca alternati a momenti con “il cuore in gola”: sono salito riposando sulle protezioni, cercando di capire le opzioni migliori per posizionarle prima di impegnarmi nella sezione successiva. In questo primo giro salire il passo chiave in alto è stato particolarmente inquietante, le prese sono svase, i miei movimenti erano goffi e le protezioni non esattamente quello che definirei "a prova di bomba"! Sono stato davvero felice di non essere caduto e di non aver testato le protezioni.

Poi è arrivato il tentatvo vincente sempre dal basso ...
Sono sceso in corda doppia da un albero per togliere la protezioni (non toccando nessuna presa!) e, dopo un breve riposo, l'ho salita. Ero abbastanza soddisfatto con le protezione della via perché anche se non proprio "sicure", ho certamente arrampicato in situazioni più pericolose . Il grosso problema però è stata la difficoltà fisica dell'arrampicata stessa ed ero tutt'altro che certo che sarei stato in grado di fare tutto senza cadere.

A questo si aggiunge, appunto, il fatto che hai messo le protezioni durante la salita
Nonostante non sia troppo lunga, la via ti ghisa molto visto che ci sono pochi appoggi tra le due sezioni chiave. Non riesci a riposare ed avere le protezioni già piazzate, specialmente tra le due sezioni chiave, fa una grande differenza. Con le protezioni già piazzate puoi essere sicuro che il Friend 5 è messo perfettamente, arrivare lì, clippare la corda, prendere magnesite e partire per la sezione chiave. Senza le protezioni già piazzate invece è una storia completamente diversa! Devi appenderti su un braccio per lungo tempo mentre tenti di piazzare il Friend, pregando che sia ben posizionato senza essere in grado di vederlo. Dopo di che cambi braccio, ti stanchi mentre piazzi altri due protezioni dall'altra parte, e parti per la sezione chiave in alto, completamente distrutto!

Tuttavia c'hai provato
Sapevo che mi sarei sentito stanco, ma non pensavo di sentirmi così “ghisato”. Mentre ho iniziato il primo, lungo, movimento della sezione chiave sono rimasto scioccato da quanto fossi stanco. La mia mano ha iniziato ad aprirsi sulla presa e ho dovuto lottare per riprendere la posizione e rimanere attaccato. Se gli ultimi 3 anni di arrampicata sportiva mi hanno insegnato qualcosa, è che si può sempre scavare più a fondo di quanto pensi, che spesso il proprio corpo può trovare la maniera di riuscirci, se solo gliene dai la possibilità. Ho spento il mio cervello, smesso di pensare alla caduta e mi sono concentrato soltanto sui movimenti da fare. Ero totalmente al limite, per 5 o 6 movimenti di fila. Durante gli ultimi momenti, il ristabilimento sulla placca, ero particolarmente teso e l'euforia che ho sentito quando ho preso l'ultima zanca mi ha ricordato quanto fossi stato vicino a cadere.

Scusaci, ma sorge spontanea la domanda: perché prima non l'hai provata con la corda dall'alto?
Negli ultimi anni mi sono interessato sempre di più alle vie trad senza tentarle prima con la corda dall'alto. E' una sfida interessante e così diversa, per molti motivi, ma rispetto ad una via salita prima in toprope entri in un altro livello di difficoltà, sia mentalmente sia fisicamente. Questo mio cambiamento verso le salite dal basso è avvenuto grazie al miglioramento della mia forma fisica, ma anche grazie al fatto che scalo in posti nuovi che hanno, come dire, uno stile più "tollerante" di arrampicata trad. Sul gritstone i movimenti sono molto tecnici ed aleatori, è molto facile cadere e siccome la maggior parte delle cadute finirebbe a terra, non è un posto molto accogliente per tentare di salire ground-up, dal basso.

Quindi quali sono i maggiori problemi da affrontare nelle salite ground-up?
A parte l'ovvio aumento di difficoltà dato dal non conoscere i movimenti e tutti i trucchi, il grosso problema del ground-up sta nel mettere bene, e nel posto giusto, le protezioni. Se la via è una placca, o se ha dei buon riposi, allora questo non è un problema grosso, ma su vie come Is not always Pasqua le cose cambiano radicalmente. Solitamente quando arrivi per la prima volta alle protezioni sei più stanco del previsto, dopo aver salito la parte bassa in maniera inefficiente. Sei costretto a fare le cose di fretta quindi è meno probabile che metti bene le protezioni, e probabilmente sei anche meno in grado di valutarle bene. E' un gioco divertente, a volte fa anche paura. Mi è molto piaciuto l'intero processo di salire questa impressionante e interessante via, e devo ringraziare Mauro e Cristian per avermi mostrato la strada...

Tra l'altro hai anche liberato un'altra via lì vicino
Sì, e in realtà era questo l'obiettivo principale della visita perché pensavo che il mio dito mi avrebbe fatto troppo male per Is not always Pasqua. Il progetto che avevo scelto si trova proprio a fianco e sale la parete alta, ricoperta di buchi fino in cima. E' molto boulderosa, con movimenti difficili interrotti da buoni riposi. La roccia è a volte un po' sabbiosa (normale per questa zona), ma ne vale la pena per la qualità dei movimenti. I due boulder principali sono probabilmente un po' più difficili rispetto a quelli di Is not always Pasqua, ma quando li fai sei molto meno stanco. Le protezioni sono anche molto più facili da piazzare e, anche se non perfette, il fatto che le metti da un buon riposo significa che puoi prendere tutto il tempo necessario per essere sicuro di averle messe bene.

Raccontaci di come sei arrivato alla libera
Ho provato la linea un giorno di fine settembre, ma a causa del mio infortunio e delle cattive condizioni non sono nemmeno riuscito a fare il passo chiave. Sono andato via pensando che sarebbe stato un progetto davvero difficile, forse anche più difficile di Is not always Pasqua, ma quando sono tornato a dicembre ero più in forma, il passo chiave improvvisamente era fattibile e ho fatto la via. Il 14 dicembre ho pulito la roccia, provato i movimenti e testato le protezione, poi quella stessa sera l'ho salita dal basso, mettendo tutte le protezioni. E' una bella via, probabilmente attorno a E8 7a.

Ultima domanda: sai che alcuni credono che hai tentato Is not always Pasqua con la corda dall'alto prima?
No, non lo sapevo! Questo mi sorprende, è un po' triste, ma credo che questo sia insito nell'uso di Internet. Le voci si diffondono a macchia d'olio! Posso dire ufficialmente che semplicemente non è così. Forse qualcuno che mi ha visto con la corda dall'alto sulla nuova via pochi giorni prima, essendo le due linee piuttosto vicine, l'ha confusa con Is not always Pasqua. Forse, col senno di poi, chiamerò la mia nuova via "Pazienza".

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