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Danilo Callegari con la speciale tuta d'alta quota per lo Shisha Pangma
Photo by archivio Danilo Callegari
Shisha Pangma (Gosainthan), Tibet, a 8027m la quattordicesima montagna più alta della terra. Nome tibetano: Cresta sui pascoli del cielo. Primi salitori: spedizione cinese guidata da Hsiu King, 2 maggio 1964
Photo by archivio Danilo Callegari
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Danilo Callegari tenta lo Shisha Pangma

24.09.2013 di Planetmountain

L'alpinista friulano Danilo Callegari è attualemente impegnato a salire lo Shisha Pangma (8027m), Tibet.

E' iniziata la nuova avventura di Danilo Callegari, alpinista friulano si trova già in Tibet per tentare la salita dello Shisha Pangma (8027m). Il progetto del 30enne è ambizioso e particolare: la salita solitaria naturalmente senza l’uso di ossigeno la quattordicesima montagna più alta della terra, per poi attraversare l'intera India in bici e raggiungere, dopo ben 4500km, la catena Kanyakumari all’estremo sud del paese.

Attualmente però Callegari ha in testa soltanto la prima, difficilissima parte del progetto. Dopo essere arrivato al Campo Base Avanzato il 12 settembre non ha perso tempo ed ha subito iniziato la salita stabilendo - non senza difficoltà per la grande quantità di neve - il suo Campo 1 a 6378m, dove ha trascorso cinque notti in quota prima di scendere al Campo Base Avanzato. L'idea di Callegari è di seguire la linea scelta dal forte alpinista spagnolo Iñaki Ochoa de Olza nell'autunno del 2006 sulla parete nord. Le ultime notizie di ieri parlano di una caduta che fortunatamente si è rivelata poco seria, ma le conseguenze avrebbero potuto essere fatali, a dimostrazione di quanto l'alpinismo ad altissima quota, in solitaria ed in questa stagione, sia davvero difficile e pericoloso.

Sul suo blog Danilo descrive l'incidente così: "Oggi ho avuto un piccolo incidente risalendo verso il Campo 1; scendendo una vela di ghiaccio, a 2 metri dal suolo, il blocco di ghiaccio in cui ho battuto la piccozza si è staccato e sono caduto. Fin qui nulla di grave, ma nella caduta ho impattato in una sottile lastra di ghiaccio che si è rotta e sono finito in una pozza d’acqua fino all’altezza della vita. Il peso dello zaino ed i vestiti da spedizione impregnati di acqua mi impedivano di uscire, ma ci sono riuscito, procurandomi solo alcuni grossi tagli sulle mani. Per far asciugare i vestiti sono stato costretto ad uscire dalle morene e ritornare tra le rocce, verso il Campo Base Avanzato. Nel primo posto utile ho piantato la tenda a quota 5900 m in attesa che si asciugassero i vestiti e si rimarginassero un po' le ferite. Domani riparto per la salita al Campo 1 e per piantare la tenda del Campo 2."

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