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RHM nella falesia di Ledro
Photo by Linda Cottino
Verena Jäggin, presidente dal 1983 al 2013 di Rendez-vous Hautes Montagnes
Photo by Linda Cottino
Claudia Cuoghi e Isa Bonicalzi
Photo by Linda Cottino

Rendez-vous Hautes Montagnes, il raduno di Arco

03.09.2013 di Linda Cottino

Dal 24 al 31 agosto 2013 si è svolto ad Arco il Rendez -Vous Hautes Montagnes (RHM), il raduno estivo dell'associazione internazionale delle donne alpiniste. Il report di Linda Cottino.

«Come un’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri, e ogni volta prende una forma diversa a seconda dei luoghi e delle partecipanti». Così amano definire la loro associazione le donne dell’Rhm, il Rendez-vous Haute Montagne nato nel 1968 dalla felice intuizione della baronessa von Reznicek che, nel cuore degli anni “della rivolta”, anche femminista, volle riunire le migliori alpiniste europee e offrir loro l’opportunità di arrampicare insieme per una settimana. Da allora, tutti gli anni, alpiniste e arrampicatrici si ritrovano per scalare o, in base alle stagioni, fare scialpinismo e salire cascate di ghiaccio.

A leggere quel che scriveva Cicely Williams nel suo libro cult, Donne in cordata, l’Rhm degli albori, a cavallo degli anni 60-70, doveva essere un evento di notevole risonanza nel mondo alpinistico internazionale; e la location dei raduni lo conferma: dopo l’inizio a Engelberg, in Svizzera, seguirono Zermatt, Chamonix, Kranjska Gora, gli Alti Tatra, la Groenlandia e persino l’Himalaya. Con donne provenienti dal nord e sud Europa, di qua e di là dalla “cortina di ferro”, ma anche dal Cile e dal Messico, dall’India, dal Nepal, fino all’Australia; tra le quali alpiniste del calibro di Jeanne Franco, Loulou Boulaz, Yvette Vaucher, Silvia Metzeltin, Nadja Fajdiga, Pem Pem, la figlia di Tenzing Norgay...

Quest’estate, con i suoi 45 anni suonati, l’Rhm si è ritrovato ad Arco la settimana precedente il Rock Master, dove l’atmosfera di tono germanico l’ha fatta da padrona grazie all’articolo che Irmgard Braun, una delle socie, ha pubblicato su Panorama, la rivista del club alpino tedesco, e grazie al quale sono arrivate donne anche molto giovani del tutto ignare dell’esistenza dell’associazione. Le partecipanti, una quarantina, hanno fatto base in un campeggio della valle del Sarca; tra di esse, ben nutrita la presenza italiana.

Oggi l’Rhm, com’è facile intuire, non è più il club delle big e delle località-templi alpinistici da cui si partiva per le grandi salite; l’affermarsi dell’arrampicata sportiva e la flessione dell’alpinismo che hanno segnato a fuoco il finire del Novecento ne hanno inevitabilmente mutato la composizione. Verena Jäggin, che ne è stata la presidente dal 1983 fin proprio a questo incontro trentino, ha vissuto in pieno il cambiamento: «Trent’anni fa c’erano quasi solo alpiniste che si davano appuntamento all’Rhm per fare le vie, stando in montagna per giorni. Non sentivano lo spirito di gruppo. L’associazione era il mezzo per entrare in contatto con potenziali compagne di cordata che altrimenti non avrebbero potuto conoscere. Man mano sono aumentate le scalatrici che vanno bene su vie lunghe di tipo sportivo, o in parte da proteggere». Molte oggi addirittura conoscono poco la montagna, abituate come sono ad arrampicare in palestra su pannello. «L’indipendenza e la sicurezza nelle manovre è una questione assolutamente centrale ed è uno dei problemi che dovremo affrontare» sottolinea Jäggin.

Il testimone per l’Rhm del futuro passa però ora in mani italiane. Sono Isa Bonicalzi e Claudia Cuoghi le due socie che raccolgono l’eredità di Verena Jäggin alla presidenza e, subito precisano, «speriamo in particolare di saper ripetere il suo grande equilibrio nel coordinamento di un’associazione tanto composita e mutevole». Questa “araba fenice” cambia infatti di volta in volta in base alla partecipazione dei gruppi nazionali: «Le inglesi, per esempio, sempre numerose, quest’anno non si sono viste. Così è difficile dare una linea, perché si forma una “cosa” sempre diversa» spiegano. Qual è allora il segreto della longevità dell’Rhm, esempio vitale di associazionismo in tempi di tanta frammentazione individuale? «Un ruolo importante è giocato dalla base culturale che accomuna le partecipanti. Tutte siamo arrivate qui dopo aver letto dei libri o, come quest’anno, un articolo su una rivista. Anche se poi non si parla granché, rivedersi ad ogni raduno e avere una passione in comune fa sì di potersi riconoscere simili. Sopra tutto c’è il piacere di condividere un interesse, ricevendo conferma di quel che pratichi durante l’anno». Un bel viatico verso i cinquant’anni, con divertimento e in grande semplicità.

Linda Cottino

www.rhm-climbing.org

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