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Il gruppo di docenti ed allievi dellla seconda edizione del Master di Medicina di montagna, con Silvio Mondinelli ed Erminio Sertorelli, alla Capanna Margherita nella prima delle giornate di lezione pratica sul campo.
Photo by archivio Luigi Festi
Il gruppo di docenti ed allievi dellla seconda edizione del Master di Medicina di montagna all'Istituto Mosso al Col D'Olen.
Photo by archivio Luigi Festi
L'incontro tra presidente CAI, Umbero Martini e presidente CAS, Francoise Jacquet
Photo by Ely Riva
Il gruppo di docenti ed allievi dellla seconda edizione del Master di Medicina di montagna, con Silvio Mondinelli ed Erminio Sertorelli, alla Capanna Gnifetti.
Photo by archivio Luigi Festi

Riflessioni d'estate sulla medicina di montagna

09.08.2013 di Luigi Festi

Alcune riflessioni del Dott. Luigi Festi, direttore del Master di 2° livello in Medicina di Montagna, sul ruolo del medico che si occupa di medicina di montagna e sulla sua conoscenza del mondo alpino da cui dovrebbe essere riconosciuto e di cui dovrebbe far parte.

Domenica 14 luglio una pagina intera del Corriere della Sera nell’inserto Salute è stata dedicata al paziente cardiopatico e geriatrico in montagna. Specialisti di fama hanno trattato argomenti di grande attualità, perché rivolti ad una sempre più ampia fetta di popolazione, definita senior, che si approccia alla montagna con il desiderio di fare, andare, in una giovinezza sempre più lunga in apparenza, ma talora accompagnata da patologie legate all’attività lavorativa pregressa, ad abitudini alimentari e stili di vita non adeguati, cui si associa una scarsa conoscenza e consapevolezza della propria capacità di prestazione fisica. I colleghi amici, in particolare il Prof. Parati, con il quale, insieme a Guido Giardini, sto girando l’Italia per lanciare un messaggio di conoscenza e diffusione della medicina d’alta quota e della medicina di montagna in generale, hanno centrato con termini semplici ed efficaci, l’obiettivo di informare e rendere consapevole chi si approccia in modo più o meno saltuario all’alta quota, dei rischi che questo comporta.

In tutti i casi però, anche per il sottoscritto, l’approccio alla medicina di montagna avviene in seconda battuta, la montagna è un qualcosa in più che aggiungiamo alle nostre conoscenze cliniche e scientifiche professionali, spesso spinti da passione personale. In altre parole non si parte dalla montagna per arrivare alla medicina, alla prevenzione alla sicurezza. Tutto questo porta troppo spesso a dare consigli, ad indicare iter diagnostici e terapeutici ideali da un punto di vista teorico, ma poco applicabili nella pratica escursionistica o alpinistica amatoriale e professionale. Si rimane comunque ad un discorso tra addetti ai lavori, che spesso il paziente mal sopporta, per il rischio di ricevere divieti o eccessive costrizioni nella sua ricerca di libertà, insita nell’andare in montagna.

Chi va in montagna spesso si sopravvaluta o sottovaluta i sintomi, spesso si avventura da solo, è spinto dal desiderio di evasione, dal desiderio di salire... la montagna è salire... Ecco perché l’approccio alla medicina di montagna o alle patologie croniche ad essa legate, non può prescindere da una conoscenza del mondo alpinistico, escursionistico, ambientale e culturale e anche storico, legato alla montagna. Ecco perché il medico che si occupa di medicina di montagna deve essere legato all’ambiente alpino, deve conoscerlo e riconoscerlo, deve capire la manovra alpinistica o di arrampicata, deve sapere cosa significa procedere in cordata, cos’è la catena dell’assicurazione, cos’è un rampone, un nodo mezzo barcaiolo. Penso che il Master in Medicina di Montagna, che ha iniziato la seconda edizione due settimane fa, vada in questa direzione. Formare medici che partano dalla montagna per arrivare alla medicina, che sappiano vedere, guardare, stupirsi, capire in un attimo, percepire il pericolo, valutare le persone e le loro capacità ed esperienza, immergersi nell’ambiente, farne parte, come ben sanno i professionisti, le guide.

La dura preparazione medica clinica, teorica e pratica, legata alle tecniche di soccorso e autosoccorso sul campo, è finalizzata alla prevenzione e alla messa in sicurezza per poter essere di ausilio agli operatori del soccorso, nella consapevolezza che ogni nostra azione sul campo comporta delle conseguenze ed una prognosi che noi non conosciamo o conosceremo mai, forse, ma da cui dipende la vita, e la qualità di vita, della persona da noi soccorsa. Il mio obiettivo, come di tutti quelli che si occupano di questo argomento, è e dovrebbe essere quello di calare il medico in mezzo a quel mondo, talvolta chiuso e per pochi eletti, talvolta aperto in modo eccessivo, che ruota intorno all’andare in montagna, per realizzare e creare una nuova figura che sia punto di riferimento unico ed insostituibile.

Mi piace presentare due esempi pratici di quanto sostenuto e mi scuso se ne sono in qualche modo coinvolto.

1) Per la prima volta il Master in Medicina di Montagna, e quindi la medicina di montagna, avranno una giornata intera dedicata, all’interno dell’IMS, International Mountain Summit di Bressanone il 22 ottobre prossimo. Tale manifestazione è ormai la più importante a livello europeo e mondiale nel campo dell’alpinismo e della montagna in tutti i suoi aspetti, e l’essere stati invitati in tale occasione dimostra la grande attenzione del mondo professionale nei confronti del mondo medico, non solo di quello legato al soccorso. Le lezioni del Master e la successiva conferenza: Telemedicina e Montagna saranno aperte al pubblico e saranno un tentativo importante di coinvolgimento in temi clinici medici fino ad ora riservati agli addetti ai lavori.

2) lo scorso 13 luglio il sottoscritto è stato promotore dell’incontro, storico direi, tra Presidente Generale del Club Alpino Italiano, Umberto Martini, e il Presidente Generale e Past-President del Club Alpino Svizzero, Françoise Jacquet e Frank Urs Muller per festeggiare insieme i 150 anni dei rispettivi sodalizi. L’incontro avvenuto in rifugio della Alpi Svizzere Ticinesi, la Capanna Campo Tencia, nel rifugio “più italiano” tra quelli elvetici, è stato di grande significato simbolico nella sua sobrietà ed ha potuto contare sulla presenza significativa di alpinisti tra i più famosi dei due paesi. L’organizzazione di tale evento da parte di un medico che conosce e si riconosce nel mondo dei Club Alpini e dell’alpinismo in generale, penso rappresenti al meglio il tentativo di integrare la medicina nel più ampio campo della cultura alpina affrontata in ogni suo aspetto.

Luigi Festi - Direttore Master 2° livello in Medicina di Montagna

>> Programma congresso Telemedicina e Montagna del 22/10/2013 - International Mountain Summit di Bressanone

>> Programma del 2° Master Internazionale in Medicina di Montagna

info:
www.mastermedicinadimontagna.com
luigi.festi@ospedale.varese.it.
www.uninsubria.it

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