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Divine Providence, Gran Pilier d'Angle: Andrea Di Donato & Bertrand Lemaire
Photo by Andrea Di Donato & Bertrand Lemaire
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Divine Providence per Andrea Di Donato e Bertrand Lemaire

07.08.2013 di Planetmountain

Il racconto delle recente ripetizione di Divine Providence da parte di Andrea Di Donato e Bertrand Lemaire. Aperta nel 1984 dai francesi Patrick Gabarrou e François Marsigny e gradata ABO, Divine Providence al Gran Pilier d'Angle è stata liberata nel 1990 da Alain Ghersen e Thierry Renault. Ancora oggi rimane una via di riferimento nel gruppo del Monte Bianco.

Ci sono vie immortali. Divine Providence al Gran Pilier d'Angle del Monte Bianco è una di queste. Come già avevamo scritto in occasione della ripetizione a-vista in 32 ore di Luka Krajnc e Luka Lindic, la via aperta nel 1984 dalla grande cordata Patrick Gabarrou - François Marsigny è un capolavoro assoluto. Un vero manifesto dell'alpinismo sul Monte Bianco (e non solo) che ha segnato un'epoca e che continua ad affascinare ed impegnare gli alpinisti. Per la difficoltà, per la quota e per l'ambiente superbo e selvaggio, quello dell'immenso versante sud del Monte Bianco, che affronta. Non a caso questa incredibile linea è rimasta tra le più ambite. Come non è un caso che nella sua storia si leggano le firme di super alpinisti come Alain Ghersen e Thierry Renault (3a salita e 1a libera nel 1990) o come Jean Christophe Lafaille (4a salita e 1a solitaria sempre nel 1990). Insieme alla prima salita italiana (5a assoluta) effettuata nel 1991 da Luciano Barbieri, Giovanni Bassanini, Valerio Folco, Pierino Rey, e Marcello Ricotti. Ma anche a quella di Roberto Bressan, Saverio Occhi e Paolo Tamagnini 3 giovani, forti e un po' matti aspiranti guide alpine che, nel 1992, ne hanno fatto la prima salita invernale (fino alla cima del Pilier d'Angle). Una salita invernale completa fino alla cima del Bianco che, sempre nel '92, è stata poi portata a termine in 5 giorni da Brendan Murphy e Dave Wills. E ancora nel 1993 dalla solitaria invernale sempre di Alain Ghersen. Questo per dire che se nei suoi primi 10 anni di vita "Providence" aveva avuto non più di 9 ripetizioni, e che la statistica non si è poi alzata di molto con gli anni a venire. Tanto che la frequenza delle salite si può stimare con una o al massimo due cordate all'anno. Tra queste un posto di rilievo hanno quella degli svizzeri Denis Burdet e Nicolas Zambetti, che nel 2002 ne hanno fatto la prima a-vista, e quella dei già citati Luka Krajnc e Luka Lindic. Ma aldilà di tutto questo per comprendere un po' cosa significhi questa linea bisognerebbe andare lì, affacciarsi sul versante sud del Monte Bianco (quello italiano), passare per la Brenva… Insomma occorre entrare nel cuore della montagna selvaggia. Come hanno fatto la guida alpina Andrea Di Donato e il francese Bertrand Lemaire, 47enne matematico di stanza a Roma che ha riscoperto l'arrampicata e l'alpinismo sul Gran Sasso…

DIVINE PROVIDENCE: UNA GRANDE AVVENTURA, NON C'È CHE DIRE

di Andrea Di Donato

Sì, ma certo, facciamo qualcosa prima… ceche sei matto? Non vorrai mica buttarti sul Pilier d'Angle direttamente da Roma, con un solo Velino sulle spalle!! Naturalmente se poi arriva la finestra buona dobbiamo andare subito. Naturalmente la finestra arriva subito e partiamo. Io ho due mesi di monte Bianco sulle spalle, Bertrand un Velino. Ma lui è un Gallo, lui ha fibra, lui scalava sui blocchi di Fontainebleau con Alain Ghersen quando aveva 14 anni. E le storie si intrecciano, le storie di chi ha fatto la storia. E già, perché il mitico Alain Ghersen (insieme a Thierry Renault ndr), nel 1990, l'ha salito per la prima volta in libera, la mitica Divine (un po' di storia), e nel 2002 ha effettuato la prima solitaria invernale. Ora sono io che incontro spesso Alain alla compagnia delle guide qui a Chamonix... Salut, Ca va?!

Un sogno, un sogno questa Divine, la Perla di Gabarrou e Marsigny… e le storie si intrecciano di nuovo: Gabarrou al Tete Rousse mi regala una rivista con le vie dell'Argentera, e poi lavoro con Christian Appertet, una guida di Annecy, che aveva aperto con Gabarrou una via sulla punta Margherita alle Jorasses. Gli parlo del mio progetto… questo è il mio ultimo Bianco, poi dieci giorni off, vogliamo scalare Divine P… bien bien!!... il giorno dopo mi porta un leggerissimo sacco da bivacco per due... non l'ha mai utilizzato, ma è molto simile a quello che hanno usato con Patrick sulle Jorasses. E' ricavato da una vela del parapendio.

Il Gran Pilier d'Angle sarà più meno come la Farfalla Bertrà! nel senso che prima o poi vomiterai! ahahaha... diciamo che in teoria più o meno i conti tornano a parte il fatto che è tutto un po' più sostenuto, più fisico, più psico, più senza spit, più duemilametri traslata verso il cielo.

Valanghe strepitose ai piedi del Pilier d'Angle. Di colpo immersi nella storia, i due piccoli uomini si fermano e ascoltano. La Brenva, la Major, Sentinella Rossa, la Pera... the Wild Side!! Finalmente al col Moore.

Una felice intuizione di Bert, ci porta, dopo un tirello di corda, a bivaccare su una molto comoda cengia. Il francese emozionatissimo, parlerà tutta la notte... una delle poche notti all'addiaccio in cui la temperatura mite mi avrebbe permesso di dormire...

C'eravamo detti: compriamo una corna singola nuova di pacca... ma quanta ne compriamo, 50 o 60 metri?... alla fine avevamo deciso: 55! La mattina ci svegliamo, pronti per partire e con grande amarezza scopriamo che un punto della corda è fottuto! perdiamo circa 8 metri = 47m lift… forse facendo le doppie del col Moore?... boh... di sicuro la notizia renderà la nostra arrampicata molto cauta.

Saliamo lo zoccolo abbastanza veloci, l'arrampicata non è mai troppo difficile, ma la roccia non troppo buona e gli zaini non troppo leggeri, rendono la "cosa" non proprio rapida. Comunque, dopo sei ore circa siamo sotto lo scudo arancione! Da qui, modalità bigwall e sacchi al traino… si scala leggeri!

Ora un poetico sacrificio mi fa prendere, col senno di poi, la decisione più importante. So che lui può farcela, perché è un cazzo di fuoriclasse geneticamente modificato, perché ha le mani grandi e uno sterno da gorilla, e le sue braccia sono lunghe come le mie anche se è più basso. Guardo il primo tiro duro, che mi sarebbe toccato, e già mi vedo appeso a un chiodo o ad aiutarmi su un microfriend! No, vai tu, vai tu che sei un poeta della roccia, vai tu che puoi realizzare il sogno!... E lui va, non deciso come entrambi pensavamo, ma tentenna, riflette, ma alla fine lo incatena, a vista... Ma se questo era il più facile poi che cazzo faccio, dice lui!.... Dovevi solo entrarci dentro Bert, ora sei caldo!

Un bel tirone da alpinisti classici mi porta alla base del grande diedro. Recupero Bert. Siamo nel cuore della via. Ancora un tiro duro per lui, in catena, a vista. Siamo sotto al tiro chiave, appesi in una scomoda nicchia, sotto una vertiginosa fessura strapiombante, un po' bagnata, dall'aria inizialmente non proprio solida!

Ora il francese dice cose e poi farà le cose che disse! "Ci metto tutto in sto tiro, tutto, quarant'anni di scalata!" Un'altra persona attacca il tiro, non più l'arrampicatore riflessivo delle volte precedenti, ma un essere determinato e fiero che salta chiodi e si spara i piedi in bocca, ma un piede scivola su tratto un bagnato, e mette un ultimo friend finché la fessura diventa buona ma tremendamente fisica ed un gran run-out lo porta fino al blocco incastrato che ti salva il culo! uau!!!.... che botta ragazzi, che emozione!

Arrivo in sosta, con le braccia gonfie e continuo a ripetere: tu non sei normale! tu non sei normale... e siamo felici! Ancora un paio di tiri da alpinista classico e poi il tetto stronzissimo che il francese supera in scioltezza con gli ultimi residui di energia esplosiva!

14 ore di scalata dopo bivacco, vista meravigliosa sul Bianco… tre di notte, partenza, nella nebbia, stanchi, lenti, ma sicuri… alba, Peuterey, lunghissima, piacevolmente tracciata (scopriremo poi dal grande Profit). Bertrand è alla frutta, io sono davvero molto stanco, scopro con dolore che i Bianchi non ti allenano, ma almeno sono acclimatato! Vento e nebbia… non si vede la fine. Bert mi chiede quanto manca, come ai bambini rispondo sempre che siamo quasi arrivati ma non ne ho idea, non si vede che nebbia in alto. Mont Blanc de Courmayeur, Bert vede la cima del sommo Bozzo e vomita per l'emozione! Che eroe, che mito! Divine Providence in libera e a vista… ma dimmi tu! Bertrand Lemaire, escaladeur de reve!

Andrea Di Donato

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