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Corno Piccolo Gran Sasso: Tracciato verde Il Trapezio, rosso Lotta di classe. Il cerchio rosso è il punto di bivacco
Photo by Giuseppe Trizzino
Primo tiro del primo tentativo sulla via Lotta di classe parete Est Corno Piccolo del Gran Sasso
Photo by archivio Roberto Iannilli - Luca D'Andrea
La cena sulla via Lotta di classe parete Est Corno Piccolo del Gran Sasso
Photo by archivio Roberto Iannilli - Luca D'Andrea
Terzo tiro della via Lotta di classe parete Est Corno Piccolo del Gran Sasso
Photo by archivio Roberto Iannilli - Luca D'Andrea

Lotta di classe, nuova via sul Corno Piccolo del Gran Sasso d'Italia per Iannilli e D'Andrea

30.07.2013 di Roberto Iannilli

Il 22 e 23 luglio 2013 Roberto Iannilli e Luca D'Andrea (con un bivacco in parete) hanno aperto la via Lotta di classe (210 m + 180 m, ED+ (A3 e passi di arrampicata libera fino al VII) sulla parete Est del Corno Piccolo - Gran Sasso. La salita e l'atmosfera del bivacco nel racconto di Roberto Iannilli.

“Molla tutto!” Dall’alto mi arriva la voce di Luca.
“Libera!” Rispondo dopo un attimo e aggiungo: “Com'è la sopra, c'è posto per sistemarci per la notte?”
Siamo finalmente fuori dagli interminabili strapiombi, è il momento di pensare a trovare un po' di spazio per bivaccare.
“’nsomma... “ Mi risponde una voce perplessa.
Luca blocca la corda su cui gli facevo sicurezza e inizia a recuperare il saccone con quella di servizio. Mi aggancio con le jumar, metto lo zaino in spalla ed attacco a salire anch'io.
La fatica è notevole, non tanto per il lavoro con le maniglie e le staffe, quanto per il continuo dover tirar su il pesante saccone da recupero, che su questo tiro, articolato e non più strapiombante, si impiglia in ogni spuntone che incontra.
Non mi è mai piaciuto scalare da secondo, in queste condizioni poi... mi pareva però giusto dare il cambio a Luca, anche lui ha diritto ad arrampicare e su questo genere di vie arrampichi solo se sei capo cordata.
Siamo al quinto tiro della nostra via, i primi quattro sono stati davvero impegnativi, sempre in costante strapiombo. Nonostante questo non c'è molto da raccontare, solo la ritrovata sensazione di sentirsi speciali, in alto, con sotto i piedi il mondo normale, quello fatto di cose quotidiane, di problemi, di conflitti e società.
Per noi alpinisti è l'abituale lotta con l'alpe, fatta di rischio calcolato ed imprevisto allo stesso tempo, di timore ed esaltazione. Sono volato, un friend che sembrava buono ha ceduto, eppure non c'è stata nessuna reazione, come fosse normale, abituale, appunto. Luca è stato pronto, l'altro friend ha tenuto e poi, cadere nel vuoto è una pacchia, anche se voli lungo non sbatti.
“Mortacci che fatica, gnà faccio più!” Dico sbuffando arrivando in sosta.
“Mi sa che staremo scomodi questa notte!” Mi fa notare Luca.
Infatti la sosta è su uno spuntone appena accennato, un gradino sul vuoto, dove già stare seduti è un'avventura.
“Facciamo ancora un tiro, abbiamo il tempo. Lasciamo la corda e risaliamo domani. Se te va, vai tu, hai tutto il materiale addosso.”
“Mi va, mi va, ma dove vado?” Mi risponde Luca.
“Devi traversà in qualche modo, sopra è tutto giallo e liscio, nun se sale. Lì!” Ed indicando a sinistra: “Ce deve stà’ il diedro del Trapezio.”
“Provo là, in alto, accanto al primo tetto, vedo un chiodo.”
Il chiodo infatti c'è, è evidentemente uno sbaglio di via, infatti ha un moschettone di calata.
Dove qualcun altro è sceso Luca non molla e passa, a fatica, con gli azzardi del caso, ma passa.

Al rientro del mio compagno iniziamo le procedure per trovare una sistemazione decente. Appendiamo tutto il materiale alla sosta, che prolungo con un friend ad una fessura più a destra.
Ci sono due piccoli gradini, facciamo le prove per trovare una posizione e ci mettiamo a ridere per non piangere.
“Se metto la corda chiusa ad asola sotto i piedi riesco a non scivolare.” Ragiona a voce alta Luca.
“Se mi collego anche con un pettorale forse non mi sveglio appeso nel vuoto.” Commento io.
Mangiamo, bresaola Luca, formaggio io. Una barretta come dolce e poi cominciamo le manovre per metterci nel sacco a pelo.
“Lo vuoi un sonnifero?” Faccio a Luca.
“No, cerco di farne a meno.”
“Cerchi? A che scopo cercare, piglia ‘sto sonnifero e dormi!” Rispondo io, che con i miei anni qualche problema di insonnia ce l’ ho.
Luca è uno di quelli che per fargli pigliare una medicina deve essere in fin di vita e qui, appesi a 200 metri dalle ghiaie, la vita è più vita del normale, non ne ha bisogno. Invece io, marito di farmacista e abituato a notti insonni, mi impasticco per bene.
Serro il cappuccio nella vana speranza di non sentirmi scivolare il sacco a pelo verso il basso e aspetto il sonno.
Dopo gli echi dei richiami e degli schiamazzi degli escursionisti di luglio, ora il Vallone delle Cornacchie è muto e anche al rifugio Franchetti tutto tace, i clienti saranno a cena. Le "Voci di terra lontana" si sono zittite e noi siamo alti, lontani dai comuni bipedi di terra ferma.
Che meraviglia! Che gioia! Che fortunati che siamo! Di nuovo a dormire in parete, ancora una volta un tutt'uno con la montagna. Non alpinista di passaggio, distratto dal gesto, dalla distanza dell’ultima protezione, ma animale autoctono, come il camoscio che oggi ci osservava perplesso all'attacco, come il fringuello alpino che ora ci svolazza intorno indifferente. Adesso non esiste altro, dimentico tutto, anche me stesso. Dimentico la mia presunzione, la mia voglia di dimostrare che ancora sono bravo ad arrampicare. Mi lascio andare al piacere di esserci e penso solo distrattamente a domani, alla parete, difficile ed incognita, che ci aspetta. Assaporo la beatitudine dell'illusione di sentirmi speciale, meno uomo, più essere vivente in armonia con la montagna. E il sonno, d'improvviso mi prende.

Nonostante con regolarità sia costretto a tirar su il sacco a pelo che cerca di scivolare, passo una notte decente e al primo sole sono sveglio. Luca, come era prevedibile, ha avuto anche lui una buona notte, senza medicine, senza trucchi e senza inganni.
Ci mettiamo in moto mentre tutto intorno è silenzio assoluto. La cabinovia è ferma, nessuno sale verso il rifugio che dorme ancora. Si riparte, dobbiamo essere fuori prima di sera e di strada da fare ne abbiamo tanta.

Gran Sasso, Corno Piccolo, parete est: via “Lotta di classe” (perché c'è chi dice che le classi non esistono più ed invece soltanto se ci sarà ancora una lotta di classe avremo anche noi la nostra primavera, che tarda ad arrivare).
Roberto Iannilli & Luca D’ Andrea (un po’ di tiri a testa), il 22 e 23 luglio 2013 (con bivacco in parete).
Supera gli strapiombi a destra del grande tetto denominato Il Trapezio, poi evita la zona gialla e liscia della parete con un traverso, per un diedro/fessura raggiunge la via Il Trapezio e per questa esce in cresta. Sviluppo 210 m + 180 m, difficoltà ED+ (A3 sostenuto e passi di arrampicata libera fino al VII).


di Roberto Iannilli

SCHEDA: Via Lotta di classe, Corno Piccolo, Gran Sasso

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