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esplorazione sul serpentino della Rossa - Crampiolo, Alpe Devero
Photo by Giovanni Pagnoncelli
esplorazione sul serpentino della Rossa - Crampiolo, Alpe Devero
Photo by Tommaso Lamantìa
esplorazione sul serpentino della Rossa - Crampiolo, Alpe Devero
Photo by Rossana Gadina
esplorazione sul serpentino della Rossa - Crampiolo, Alpe Devero
Photo by Tommaso Lamantìa

Esplorando l’Ossola #3

09.07.2013 di Giovanni Pagnoncelli

Giovanni Pagnoncelli, Tommaso Lamantìa, Rossana Gadina e la storia di un week end di navigazione a vista tra le fessure e micro fessure del gruppo Rossa – Crampiolo. Due varianti inedite per mettere in pratica la propria abilità nel gestire un terreno praticamente privo di punti di protezione fissi. Di Giovanni Pagnoncelli

Il mio personale progetto ‘esplorando l’Ossola’, famosa valle dell’Alto Piemonte, prosegue. Spesso anche luoghi e pareti più conosciute offrono pieghe e lati meno noti su cui, con un po’ di fantasia e tanto amore per i luoghi, si può trovare terreno di scoperta o di riscoperta. E, una volta ancora, non è necessario andare così lontano per vivere la propria avventura. E’ questa la volta di due idee che tali erano rimaste fino a qualche giorno fa da diversi anni. Tommaso Lamantìa ancora una volta con me a condividerle a cui si è aggiunta Rossana Gadina per ripetere ‘The Side Show’ ed aggiungerne un tiro. Di questi itinerari non esiste bibliografia, informazioni e, quindi, nessun nome di eventuale predecessore. Saranno in futuro dettagliatamente relazionate e si prega di lasciarle nello stato in cui vengono trovate senza aggiungere superflui punti fissi. Essendo presenti nelle vicinanze grandi quantità di vie sportive o addolcite dall’aggiunta successiva degli spit, sarebbe bello che questi due itinerari restassero terreno di gioco per coloro che desiderano progredire senza trovare e lasciare traccia. Una sfida personale alla propria esperienza alpinistica.
 
Il serpentino del gruppo Rossa – Crampiolo offre placche uniche. Per un particolare fenomeno geologico che non sono in grado di capire né, tantomeno, di spiegare, risultano essere estremamente ruvide e fessurate. Le fessure sono cieche ma abbastanza profonde da infilarci dentro qualche micro friend e micro nut, spesso le dita e, raramente le punte delle scarpette, assomigliano alle placche di certe pareti di falesia inglesi. Queste fessure sono generalmente orizzontali e chiamano stoppers o friends flessibili. Ma a volte le fessure sono, al contrario, larghe e verticali, delle spaccature più che delle fessure.
 
Il gruppo Rossa – Crampiolo sovrasta la famosa Piana di Devero. La Rossa è la vetta più rocciosa che con la sua forma a pinna risulta anche essere la più caratteristica. A destra di essa e di un colle, si eleva il Crampiolo che, con la sua cresta ovest forma una bastionata che offre pareti esposte sia a nord che a sud. La roccia è la medesima e la scalata che si può praticare entusiasmante ed unica.

Il primo dei due giorni ci siamo concentrati su una placca nascosta che avevo notato quando attrezzai un itinerario sulla bastionata dell’Esmeralda nel 2007. La punta Esmeralda è, appunto, una piccola elevazione compresa tra la Rossa ed il Crampiolo, sulla bastionata insomma. Io e Tommy raggiungiamo la base della placconata con l’obiettivo di provare a percorrerla senza l’aiuto psicologico e pratico del trapano. Con noi, oltre alla motivazione derivata anche dalla voglia di interpretare il ‘trad’ secondo i principi più puri, una manciata di chiodi e tanti nuts e friends medio-piccoli. Parto io cercando di leggere un passo alla volta la roccia che, da sotto, sembra priva di prese ed appoggi. Prese ed appoggi ci sono ma si rivelano, soprattutto le prese, svasate e difficili da proteggere. Tra me e me, mentre lotto per cercare di posizionare piccoli dadi meglio che posso, penso che se le difficoltà rimangono intorno al 6a passiamo e se non passiamo, ci inventeremo il modo per scendere. Abbastanza velocemente arrivo, nonostante il tiro fosse corto, ad un punto di sosta super logico. Servono tanti micro dadi e bisogna tenerli da conto e spezzare i tiri che, alla ricerca della soluzione, si svolgono a destra e sinistra formando zeta di corda che rendono difficoltosa la progressione. Un chiodo di passaggio che poi lascerò per indicare la via e riparte Tommaso che trova una fessurina perfetta questa volta diagonale, che gli fa guadagnare il secondo punto di sosta.

La roccia è da urlo come mi aspettavo, l’emozione di concludere ‘la mia placca’ stava diventando palpabile. Riparto sempre con lo stesso stile e di micro in micro guadagno il bordo della placca, esattamente dove mi ero prefissato di arrivare. 5c/6a, tutta omogenea e non così psicologica abituato più all’uso di protezioni veloci che alla tecnica pura di scalata. Ritornerò il week end successivo con Rossana ad aggiungerne un tiro che ha permesso alla via di diventare una via vera e propria per la quale c’è tutto il senso di sopportare il discretamente lungo anche se piacevole approccio. Rossana, divertita come una matta, confermerà la bellezza della roccia oltre che la particolarità unica dello scalata e dello stile di salita integralmente a protezioni mobili anche se abbandono due chiodi in più ed un dado (per favore lasciarlo) per agevolare l’individuazione della via.

Lasciamo il materiale in quota per ritornare il giorno seguente poco distante, sulla Rossa. Nel ’98 scalai lo spigolo sud est, una grande classica per l’alpinismo di iniziazione, un’immancabile per lombardi dell’ovest ed alto piemontesi.  Appena dopo il passaggio ‘della mano’, un quinto grado di quelli che devi scalare in un certo modo altrimenti non passi, ricordavo di aver notato una fessura fuori misura che incideva una parete verticale posta di fianco alla via di salita dello spigolo. Quella fessura, inedita e sconosciuta anche ai più profondi conoscitori delle strutture del Devero, è rimasta nei cassetti della memoria fino a lunedì, quando mi decisi con Tommaso ad andare a provarla. Per arrivarci abbiamo percorso una stupenda linea moderna che però finisce proprio in corrispondenza della grande cengia, una via bellissima via a cui manca una fine, un albero a cui manca la cima. A causa dell’alta frequentazione dello Spigolo, Maurizio Pellizzon, il più attivo chiodatore della Rossa, decise che era più sicuro terminare lì la via per non infondere l’incertezza a persone che erano lì per scalare il quarto grado e non una via moderna di 6b o più. E così, per questioni di sicurezza, lasciò ‘Picchio Muraiolo’ mutilata dell’ultimo terzo di parete. Beh, quindici metri a sinistra della sosta di uscita di Picchio Muraiolo parte questa fessura perfetta, sogno perverso di un alpinista curioso come un gatto.

La fessura si trovava esattamente dove l’avevo lasciata nel ’98. Parto io con un passo di blocco strapiombante con incastro di dita e, appena risolto il passo, salta il friend che mi proteggeva da un’eventuale caduta sulla cengia. Mi alzo ancora e cerco di posizionare un secondo friend alla belle e meglio e continuo sul fessurone ora più facile ma che si allarga sempre di più. Infilo il 5 portato per l’occasione ma ci balla dentro. Per fortuna la scalata ora diventa più facile e me la cavo con qualche fessurina laterale. Arrivo al termine della fessura in corrispondenza di una vecchia sosta a chiodi che ad occhio e croce avranno decine di anni, segno inequivocabile di vecchi passaggi. Proseguo su fessurina da dita che muore su un muro verticale e compatto ma trovo la soluzione spostandomi a sinistra e poi dritto. Dopo cinquanta metri arrivo su un comodo punto di sosta dove abbandoneremo una fettuccia. E poi ancora: strapiombino, sistema di fessure e prese, fino al terrazzo superiore con altri cinquanta metri. Da lì ancora due tiri su roccia che definire entusiasmante è come offenderla a parolacce e siamo in vetta, ancora 6a, forse 6a+, ancora omogeneo e tutto (quasi) proteggibile a friends e dadi lasciando solo oltre alla fettuccia, un cordino ed un dado incastrato. Questa volta nemmeno chiodi e martello avevamo con noi. Prime? Ripetizioni? Trad o classico? Chissene … Ma se scalare significa passare giornate come quella di domenica e lunedì spero di scalare tutta la vita.

Giovanni Pagnoncelli

Il diedro + The Side Show 
Punta Esmeralda, 2592 m., parete sud
Gruppo Rossa – Crampiolo, Alpi Lepontine
Esposizione: sud est
Difficoltà: 5c/6a, 1 passo di 6a+
Lunghezza: 60 m. di ‘Il diedro’ + 90 m. di ‘The side show’.
Discesa: da ‘Ciao Marco’.
Si percorre il primo tiro del ‘Diedro’. Si prosegue facilmente su placca fessurata e, quando il ‘Diedro’ porta a sinistra verso lo spit, si prosegue dritto sotto ad un tettino. Lo si scala dritto e si attraversa orizzontalmente tre metri a destra e poi ancora dritto verso uno speroncino (nut incastrato per favore lasciarlo) da cui si arriva in sosta a destra puntando verso lo spigolo (30 m.). Si prosegue in diagonale a destra puntando verso un chiodo con cordino. Oltrepassatolo dritto su fessurina non visibile dal basso e poi a destra in una nicchia dove si sosta (chiodo, 30 m.). Ora si scala la placca dritto fin sotto un rigonfiamento che si supera tenendolo con le mani in traversata a sinistra. Poi ancora dritto puntando al limite della placca. Superare l’ultimo muretto e, dopo di esso, attraversare a sinistra fino alla sosta a spit di ‘Ciao Marco’.

Picchio Muraiolo – secondo piano
Punta della Rossa, 2887 m., parete sud
Gruppo Rossa – Crampiolo, Alpi Lepontine
Esposizione: Sud est - sud
Difficoltà: 6a/6a+
Lunghezza: 180 m. di ‘Picchio muraiolo’ + 150 m. di ‘Picchio Muraiolo – secondo piano’.
Discesa: da ‘Mania Verticale’.
Dall’uscita di ‘Picchio Muraiolo’ oppure dal tiro ‘del passo della mano’ dello Spigolo Sud Est, spostarsi a sinistra su larga cengia fino ad incontrare una sosta a tre spit (soccorso alpino). Partire esattamente sopra la sosta calando la larga fessura sovrastante fino al suo termine. Oltrepassato il cordino e la vecchia sosta a chiodi, proseguire dritto e scalare una netta fessurina su di un muro più ripido che muore ma porta, in modo naturale, verso sinistra. Attraversare qualche metro orizzontalmente a sinistra fino alla base di un muro nuovamente ripido ma ben appigliato. Scalarlo e, per rocce più semplici puntare alla base di un grosso masso incastrato. Salirlo alla sua sinistra raggiungendo una rampa verso destra che si percorre fino ad una fettuccia che rappresenta il punto di sosta, da rinforzare con un friend n°3 (50 m.). Proseguire sulla rampa che muore quasi subito (chiodo), proteggersi (non facilmente) sotto il tetto e superarlo alla sua sinistra. Risalire ora più facilmente verso destra fino alla grande terrazza. Continuare aggirando a destra una grande roccia risalendo facili rocce fino ad una successiva sosta di soccorso a tre spit (50 m.). Salire sopra la sosta e puntare ad un’alta e fine fessura diagonale verso destra con un delicato passo verso sinistra (ma ben proteggibile). Una volta raggiunta la fessura scalarla verso destra tenendola con le mani (entusiasmante, per favore lasciare il nut per indicare la via utile a chi segue). La fessura muore ma la parete diventa meno ripida e si arricchisce di appigli (eventuale cascata d’acqua in caso di fusione del nevaio sommitale) così si raggiunge facilmente una terrazza alla base di un diedro formato da un pilastro. Scalarlo e raggiungere il terrazzo sovrastante su cui si sosta (piccolo cordino, 30 m.). Salire sopra la sosta verticalmente e poi a destra. A destra è visibile il diedrino di uscita dello spigolo sud est. Rimanere sulla linea puntando ad una fessura che incide nettamente l’ultimo passo strapiombante che guadagna la terrazza sommitale.

Si ringraziano Dynafit & Wild Country

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