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Pilastro dei Venti Polari
Photo by Ivo Ferrari
Diedri e fessure
Photo by Ivo Ferrari
Dall'altra parte della valle... il Sole
Photo by Ivo Ferrari
Dario e Gli archivi ritorvati. Un percorso fra... i monti di Giuseppe Miotti
Photo by Ivo Ferrari

L'Alta Val Masino e i Venti Polari di Ivo Ferrari

01.07.2013 di Ivo Ferrari

Ivo Ferrari e la via Venti Polari, aperta sulla Punta Morasachini in Alta Val Masino da Giuseppe "Popi" Miotti, Guido Merizzi e Federico Madonna.

Se si gira l’angolo, e l’angolo non è proprio così vicino, sembra che tutto passi in secondo piano, diventi un qualcosa che non vale la pena fare, certe vie richiedono più che braccia, gambe e voglia di vedere il passato con gli occhi del presente.

Ho chiesto a parecchie persone “hai voglia” di accompagnarmi sulla Punta Morasachini, in alta Val Masino, li, nel centro del fotogenico Pilastro, Giuseppe “Popi” Miotti, Guido Merizzi e Federico Madonna prima dei “favolosi” anni ottanta tracciarono una linea naturale e elegante, una di quelle vie diventate col passare delle stagioni “per nostalgici”, il termine l’ho preso da una delle tante risposte alla mia richiesta.

E ciò è servito a stimolarmi ancora di più, giudicare senza avere appoggiato le mani, non è nel mio a pensare …

L’appuntamento è fissato per le cinque di mattina nel parcheggio dei bagni di Masino, Andrea ha accettato l’invito! Lui ci ha già provato, è salito lungo il ripido e lungo sentiero fino alla base, ma dopo due delle nove, lunghezze di corda, è stato ricacciato a valle dalla “forza” temporalesca della Natura.

…. Stiamo camminando nell’aria fresca di questa domenica di fine Giugno, lo zaino mi pesa sulle spalle, all’interno c’è di tutto, Amici e chiodi compresi …. Non fa caldo, ma questo è l’anno del fresco, dei camini accesi, della legna bruciata...

I numerosi torrentelli d’acqua che dobbiamo attraversare ci ricordano che l’inverno è stato lungo e nevoso, i fiori sono timidi e impacciati, così belli e così delicati sono strapazzati dalla meteo “strana” che in questi giorni attraversa le Alpi.

Non ci si mette poco ad arrivare alla base del Pilastro dei Venti Polari, così i primi apritori battezzarono la loro creatura verticale, il sudore si sfoga su tutto il corpo, le gambe lavorano a pieno regime …. Ma! Una volta sotto, con le scarpe nella neve, lo sguardo può ammirare contento la logica salita verso il cielo.

Quest’ anno sono più “nostalgico” del solito, ma credo che lo sarò per molto, molto tempo ancora, la mia voglia è di conoscere, di buttare nel pentolone tutto quello che ci sta, aumenta giorno per giorno, con il tempo dei fine settimana non si riempirà mai, e questo rimane L’IMPORTANTE!

La prima lunghezza visto la quota e il versante, la sento immediatamente, ogni gradazione sarebbe comunque “fredda” … tiro dopo tiro saliamo parlando e guardando il panorama lungo una serie di logiche lame e brevi passi di placca, una linea “divertente”, isolata dalla moda e dal curriculum, la roccia richiede attenzione, a volte, ciuffi d’erba disturbano l’arrampicata, è una vecchia linea e le poche ripetizioni non l'hanno certo pulita, chiodatura assente, poco più di trecento metri per poco più di tre ore di avvicinamento… il ritorno è ancora da occhi aperti e svegli, doppie su un chiodo che il mio martello ribatte accuratamente. Sono fortunato a essere un “nostalgico”.

VENTI POLARI di GIUSEPPE "POPI" MIOTTI
A vederlo sembrava ostico e prometteva un terreno propizio a eroiche gesta su placche monolitiche; ma era anche bello, con quella sua forma di snella pera. Lo affrontai con Guido Merizzi e Federico Madonna nell’estate in cui ci dedicammo ad esplorare quella costiera, facendo anche un primo tentativo al pilastro del Singino. La salita deluse quella parte di noi che ambiva alla prestazione, ma si rivelò piacevole per quella parte che sotto sotto non disdegnava il facile travestito da impossibile. Per tutta la giornata fummo perseguitati da un implacabile vento da Nord che in qualche circostanza ci fece pensare alla fuga e il nome della salita venne facile facile. Poco prima delle Termopili c'è un sasso sulla destra del sentiero che presenta uno spigolo strapiombante (se ben ricordo) affacciato sul viottolo. Lo salimmo sulla via del ritorno abbinando una prima salita grande ad una piccola. Pertanto chi sale il Pilastro dei Venti Polari non può dire di averlo fatto se poi non supera anche il passaggio su quel masso.


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