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La triade del Khumbu: da sx Everest, Lhotse e Nuptse
Photo by Simone Moro
Ueli Steck, Jon Griffith e Simone Moro a Campo 2
Photo by archive Jon Griffith
Ueli Steck sulla parete ovest, con i Sherpa sulla destra.
Photo by Jon Griffith
Simone Moro
Photo by arch. Simone Moro

Everest, intervista a Simone Moro dopo l'aggressione a 7200m

29.04.2013 di Vinicio Stefanello

Abbiamo sentito brevemente in collegamento Skype dal Campo Base dell'Everest Simone Moro dopo l'aggressione che lui, Ueli Steck e Jon Griffith hanno subito a 7200m mentre salivano al Campo 3 dell'Everest. Ecco le sue impressioni sull'incredibile e paurosa vicenda tutta ancora da "metabolizzare".

Ciao Simone… intanto un abbraccio di solidarietà per quello che vi è successo sull'Everest. Un primo pensiero…
Grazie… la storia alpinistica dell'Everest è nata dalla cordata tra uno sherpa ed uno straniero. 60 anni dopo questa cordata è cambiata molto.

Devo dire che quello che è successo sembra lo scoppio di qualcosa che non ha a che fare molto con voi ma che covava sotto la cenere, sembra una rivolta.
Sì, penso proprio che siamo la punta di un iceberg. Siamo stati la goccia che ha fatto esplodere tutti... gli sherpa

Ma avete capito perché ce l'avevano con voi?
Non realmente, siamo ancora con tanti punti di domanda. Noi non abbiamo scalato lungo le corde fisse, non abbiamo disturbato nessuno, siamo saliti veloci e in stile alpino verso il Campo 3 e quando ci siamo diretti alla nostra tenda sono "sclerati"….

Ma secondo voi è per le condizioni in cui lavorano e stavano lavorando? Stress, condizioni particolari?
Era un giorno ventoso e freddo… noi non siamo un business per gli sherpa. E vedere 3 alpinisti che in un'ora scalano slegati 50 / 100 mt a destra delle corde fisse deve averli innervositi (gelosie? boh). In ogni caso nessuno di noi stava facendo il gradasso o ha provocato nessuno. Poi quando li abbiamo incrociati si sono scatenati. Gli abbiamo detto che li avremmo aiutati a fissare le corde se volevano, visto le condizioni che erano dure. Loro hanno solo gridato e minacciato, ed io e Ueli abbiamo fissato le corde per loro e tutti per altri 260 metri.

Vien da pensare che a 7200m ci sia stato un problema di "ordine pubblico"
Ripeto, a 7200 metri faceva freddo ed un vento bestiale. Loro hanno cominciato a gridare perché noi eravamo lì. Al che ovviamente anch'io ho cominciato a gridare (ma da li ad essere ucciso ce ne passa…). Poi loro hanno detto che loro smettevano di mettere le corde fisse. Noi gli abbiamo detto che volevamo aiutarli se serviva e loro hanno detto, fate voi, noi scendiamo. Così io e Ueli abbiamo fissato 260 metri di corda. Questo deve averli annientati e si sono inventati un sacco di balle per giustificare il loro comportamento e provocare l'aggressione... E' stata una vera cattiveria…. provocata da 3-4 sherpas ma che ha coinvolto quasi 100 di loro (chissà cosa gli hanno raccontato…).

Ecco penso sia difficile capire, anche per voi, come poi al Campo 2 ci sia stata quella folla di sherpa ad assalirvi...
Guarda che siamo vivi per miracolo, non stiamo né scherzando né esagerando.

Certo credo l'abbiano capito tutti, è stata una cosa allucinante... è stato sfiorato un dramma o sbaglio?
Ueli sanguinava dalla bocca per un pugno ed una sassata, io sono stato preso a calci e pugni e sberle per lungo tempo, abbiamo rischiato di essere lapidati con le pietre del campo 2.

Come siete riusciti a difendervi... nel vostro racconto dite che gli alpinisti al Campo 2 hanno cercato di salvarvi…
Principalmente sono state 4 persone che ci hanno salvato. La prima e la più importante l'alpinista americana Melissa Arnot. Poi uno sherpa di nome Pan Nuru. Poi una guida americana di nome Greg della spedizione IMG

So che è difficile rispondere, ma ora che succede, che sta succedendo?
Noi lasciamo la spedizione.... Nonostante abbia incontrato i miei aggressori, li abbia abbracciati e li abbia perdonati, ho voluto che il meeting generale con tutti al campo base finisse con le mie parole che rafforzassero la stima che ho per gli sherpa e per il Nepal, ma che anche annunciassero che questa violenza subita ha ucciso il nostro sogno alpinistico e che ce ne andiamo. Io probabilmente rimango ma solo a pilotare l'elicottero e fare soccorsi, ma Ueli e Jon tornano a casa. Voglio aggiungere che il fatto che io voglia rimanere a fare soccorsi (gratis per gli sherpas) dimostra la mia voglia di aiutare questa gente. D'altra parte tutti qui sono rimasti scioccati e consapevoli della violenza che hanno fatto; hanno capito che non basta una stretta di mano per cambiare un rapporto che è diventato troppo diverso da quello del 1953. Oggi l'Everest è troppo business e troppi eroi...

Troppo business e troppi eroi... spiegaci meglio come la pensi. E' l'Everest diventato come una grande Gardaland il vero problema?
No l'Everest rimane stupendo, pericoloso e anche difficile se vuoi fare vie diverse o nuove. Ma il rapporto tra sherpa e occidentali è cambiato molto. Secondo me gli sherpa sono consapevoli di quanto business gira intorno e non accettano più che non sia solo tutto loro. C'è da aggiungere come fatto molto importante che abbiamo anche ricevuto le scuse ufficiali da parte di tutti gli sherpa e tutti i sirdar.

Intervista di Vinicio Stefanello

29/04/2013 - Everest: Moro, Steck e Griffith e l'aggressione a 7200m

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