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Monte S. Margherita, a sx lo spigolo del Canto del gallo
Photo by Ivo Ferrari
Bellissima roccia
Photo by Ivo Ferrari
Ivo Ferrari su Gioco d'ombre
Photo by Ivo Ferrari
La spiaggia di Mondello
Photo by Ivo Ferrari

Le sirene che cantano in Sicilia, Ivo Ferrari sulle tracce dell'arrampicata di Maurizio Lo Dico e Roby Manfrè

17.04.2013 di Ivo Ferrari

Altra del tappa del viaggio di Ivo Ferrari tra le vie e la memoria dell'arrampicata. Questa volta protagonisti sono la Sicilia, due climber siciliani, Maurizio Lo Dico e Roby Manfrè, e le loro vie: Ho sentito le sirene cantare (Monte Gallo) e Gioco d’Ombre (Monte Monaco).


LUNGO GLI APPIGLI PIU' BELLI di Ivo Ferrari

Mi sarebbe piaciuto incontrarli, conoscerli e vederli arrampicare, il tempo non l’ha permesso, Loro se ne sono andati, una malattia e un incidente... due Amici, lo stesso destino. Per chi è appassionato di arrampicate, Loro sono stati l’Arrampicata Siciliana degli anni ottanta, giovani, forti e con una passione trascinante. Sono stati, gli anni del cambiamento, della scoperta, delle enormi possibilità!

Il desiderio di "conoscerli" abitando a centinaia e centinaia di chilometri di distanza è nato prima attraverso gli scritti e poi, seguendo la "voglia" di appoggiare le mie dita lungo i Loro appigli. Due viaggi, destinazione Palermo e Trapani, due fine settimana con l’aggiunta di un Venerdì, due linee dove il consiglio di amici siciliani è stato importante, un solo scopo: conoscere.

Maurizio Lo Dico e Roby Manfrè, si saranno sicuramente abbracciati in cima al Monte Monaco, sotto di loro una linea nuova, fresca come la loro giovane età, bella e lineare, un passo avanti nella scoperta della Sicilia Verticale, un muro all’apparenza impossibile, lunghezze di roccia fantastica a due passi dal mare, la salsedine nell’aria, attorno i colori intensi di una Sicilia forte, una Terra che non conosce mezze misure, o la ami o la odi.

Scaliamo lungo compatte placche immerse nella vegetazione, appigli, gocce di roccia lavorata dal tempo, e profumi mediterranei. La linea che ho tanto cercato era lì, a due semplici ore di aereo, qualche check-in e tasse Aeroportuali di troppo mi separavano da lei... Ad ogni punto di fermata scatto foto e immagazzino immagini nella mente, le piccole barche di pescatori all’orizzonte, sembra che questo cielo azzurro non faccia parte di questo mondo.

Le ore passano e ci ritroviamo sulla Cima, niente Neve, soltanto un’infinita di piccole piante, arbusti e rovi, soltanto quella gioia, che ti entra dentro e che nessuna tastiera o lettera potrà mai scrivere, la soddisfazione è Gioco d’Ombre. Loro, Roby e Maurizio, sono stati i pittori che hanno saputo disegnare “l’oltre”, creando una linea immaginaria che difficilmente si può immaginare, pulita e semplice.

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Lo sperone è lassù, dopo una calda giornata sul “Canto” oggi voglio sentire le Sirene, curioso e convinto che lungo quella linea, a distanza di anni, le “Sirene, cantino ancora”. Silvano ha accettato di seguirmi, lui non ricerca niente, lui vuole soltanto scalare.

Passo la Notte ad occhi aperti, e non è la stanchezza accumulata a tenermi sveglio, ma l’agitazione del pensiero. Conosco “Sirene” e la sua storia, Roby la tentò una prima volta con Maurizio, che superò la lunghezza chiave praticamente sprotetto, poi il fato decise per il rientro, l’ultima pagina fu solamente una gran salita solitaria di Manfrè.

E le “Sirene”? In che punto udì il loro dolce cantico, nel momento più duro, o rilassato sul facile... il punto di domanda non lo attraverseremo mai.

Lunghezza dopo lunghezza ci alziamo da quella terra circondata dal Mare, il Sole asciuga dalle nostre ossa l’umidità che ci sta ancora avvolgendo su al Nord, la fortuna ci accompagna, nessun segno di passaggio ma la logica della salita, la roccia in alcuni punti richiede attenzione, la testa lavora molto più degli avambracci, e lunghezze di vegetazione verticale mi rendono piccolo e pauroso. Sirene non è una via “consigliabile”, è lì, logica ma totalmente fuori dal tempo, un capolavoro di bravura, cocciutaggine e, perché no, anche di sana follia.

La cima ci accoglie stanchi, quasi confusi, ubriachi di adrenalina, un viaggio mentale con un solo pensiero: uscire! Scendiamo verso Palermo, seguendo una vecchia strada dismessa accanto a decine di case in rovina, figlie dell’abusivismo degli anni.

Giù, ci accoglie Luigi, simpatico e gentile, innamorato della sua Palermo e delle rocce che la circondano. Amico di Roby, cresciuto sotto il suo carisma, mentre torna indietro nel tempo, la sua voce e il suo sguardo mi colpiscono. Insieme ad Aurora, la sua compagna, consumiamo le ultime energie sulle rocce di Valdesi. E poi, tutti a mangiare, scherzando e ridendo sul lungomare di Mondello .

E’ stata un esperienza forte, grazie a Roby e Maurizio sono riuscito a sentire il Canto... e un Grazie particolare va a Claudia, Luigi e Aurora per la loro semplice AMICIZIA... ritornerò.

di Ivo Ferrari


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