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Peter Ortner nella parte alta di Schiefer Riss sulla Sagwand, salita per la prima volta in inverno assieme a Hansjörg Auer e David Lama il 16-17/03/2013
Photo by David Lama
Hansjörg Auer, Peter Ortner e David Lama, Schiefer Riss, Sagwand
Photo by David Lama
La linea di Schiefer Riss sulla Sagwand, salita per la prima volta in inverno da Hansjörg Auer, David Lama e Peter Ortner il 16-17/03/2013
Photo by David Lama

Sagwand prima invernale per Auer, Lama e Ortner

20.03.2013 di Planetmountain

Il 16 e 17 marzo 2013 gli alpinisti austriaci Hansjörg Auer, David Lama e Peter Ortner hanno effettuato la prima invernale della parete Sagwand salendo la via Schiefer Riss aperta da Mathias Rebitsch e Roland Berger nel 1947.

Situata in fondo alla Valsertal nello Zillertal in Austri, la Sagwand è un luogo freddo e selvaggio che anche nella migliore delle estati, per a sua reputazione di roccia brutta e spesso bagnata, convince molti alpinisti a dirigersi verso altri obbiettivi. Non è stato certo così per l’asso austriaco David Lama che nel 2008 assieme all'olandese Jorg Verhoeven aveva aperto Desperation del Northface, una via estiva molto difficile e seria lungo l’evidente pilastro chiamato Sagzahn. Questo enorme “dente” di oltre 800m è stato salito per la prima volta nel 1947 dal leggendario alpinista Hias Rebitsch assieme a Roland Berger lungo un sistema di fessure che taglia in diagonale la parete chiamata Schiefer Riss. Questa “fessura storta” è subito diventata una delle vie più temute del Tirolo, tanto che la prima ripetizione è stata effettuata da Heinz Mariacher e Hans Peter Brandstätter Hölzl nel 1976, quasi trent'anni dopo.

Sono trascorsi 66 anni da quella prima salita e le ripetizioni sono poche e si contano su una sola mano. A rendere tutto più complicato un'enorme frana, caduta pochi anni fa, ha eliminato un pezzo consistente della via. Pur non essendo più nella sua forma originale, David Lama, attraversandola cinque anni fa insieme a Verhoeven, si è immediatamente reso conto che la parete poteva offrire un terreno ideale per realizzare un'impegnativa salita invernale. "L'arrampicata è davvero impegnativa" ci ha spiegato Lama "bisogna fare i conti con roccia marcia e poche protezioni. Tutte le vie qui sono delle grosse imprese e puoi stare certo d’essere l’unico qui su. Direi che è una delle zone più belle per l’arrampicata invernale nel Tirolo e spesso si trovano condizioni simili a quelle sulle cime sopra Chamonix. "

Negli anni successivi a Desperation del Northface, Lama è tornato nella Valsertal svariate volte fino a portare a termine la sua prima salita, in solitaria nell’aprile 2012, di Badlands sulla parete innominata tra la Sagwand e Hohe Kirche. Proprio in quel momento è ritornata l'idea di salire Schiefer Riss; Lama ha discusso la fattibilità assieme all’abituale compagno di cordata Peter Ortner ed anche all’amico e nativo dell’Ötztal, Hansjörg Auer. Entrambe hanno subito detto sì a questo progetto di una prima invernale in questa valle ingiustamente finita nel dimenticatoio. "Schiefer Riss è la linea più evidente della parete" ci ha spiegato Auer "gradata VI, questa via ha fatto la storia dell’alpinismo, non solo qui in Tirolo. Dovevamo semplicemente andarci!". Ortner ha confermato: "Come alpinista non potevamo dire di no a questa idea di David."

Un prima tentativo è avvenuto l’'11 marzo (senza Ortner a causa di impegni già presi) e pur salendo bene, Auer e Lama, hanno dovuto abbandonare per il buio la salita a circa due terzi della parete, non avendo l’attrezzatura adeguata per un bivacco.

Cinque giorni più tardi Auer e Lama tornano di nuovo all’attacco, questa volta con l’attrezzatura per un bivacco e, soprattutto, insieme a Ortner. Dopo l'avvicinamento con gli sci di 2 ore i tre hanno raggiunto la base della parete alle 9.00 e sono partiti con l'intenzione di raggiungere una piccola cengia a circa metà parete, che avevano notato durante il primo tentativo, per bivaccare comodamente. Le cose sono andate diversamente: "Con le piccozze abbiamo tolto il ghiaccio e la neve dalla piccola cengia e poi ci siamo preparati per quello che è stato probabilmente il bivacco più difficile della nostra vita", racconta Lama. "Quando abbiamo lasciato la macchina alle 7:00 la temperatura era già scesa a -22°C e, anche se avevamo con noi l’attrezzatura da bivacco, purtroppo abbiamo deciso di portare sacchi a pelo leggeri e quindi ci siamo congelati per tutta la notte. Non solo: eravamo anche esposti alla caduta di neve”. Ortner ha spiegato: "Eravamo consapevoli che non c’era assolutamente nessuna chance di dormire, quindi ci siamo seduti uno affianco all’altro ad attendere l’arrivo dell’alba." Ripartiti alle 5:00 della mattina hanno completato la via. La cima è stata raggiunta poco prima di mezzogiorno e poi si sono rapidamente calati per la parete, inizialmente lungo la via di salita, proseguendo poi direttamente giù per la verticale. "Può sembrare sciocco per alcuni", Lama ha sottolineato, "ma per noi raggiungere la cima è sempre molto importante, la consideriamo ancora una parte integrale del gioco."

Un gioco per niente semplice: Lama ha salito da capocordata una prima sezione di tiri tecnici, Auer ha poi superato il tratto di roccia friabile per aprire la strada a Ortner che li ha condotti in vetta. "I miei tiri erano su una parte della salita mai vista, dato che il punto più alto raggiunto dagli altri era un tiro sopra il nostro bivacco" ha spiegato Ortner, aggiungendo "Questo significava che era giunto il momento per me di contribuire a questa salita invernale." Inoltre, Auer ci ha ribadito: "L'arrampicata è sempre stata intensa, solo pochi tiri possono essere considerati facili. L’intera via è stata salita con piccozze e ramponi, le protezioni non erano eccezionali e bisognava evitare qualsiasi caduta. Tutti e tre siamo riusciti a salire la via in libera. Salire da primo è sempre difficile mentalmente, quindi è stato veramente bello essere in tre e potersi dare il cambio.”

Tre giorni dopo la loro prima salita invernale del Schiefer Riss, e quindi anche della parete nord del Sagwand, Auer ci ha confidato che tutti e tre erano ancora piuttosto stanchi dalla loro esperienza. "Come spesso accade, ci sono ancora grandi sfide qui nelle Alpi, sulle nostre montagne di casa. Per tutti e tre questa è stata sicuramente una delle nostre invernali più difficili.”

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