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L'Eterno Riposo a Ceredo
Photo by Andrea Tosi
L'Eterno Riposo a Ceredo
Photo by Andrea Tosi
L'Eterno Riposo a Ceredo
Photo by Andrea Tosi

La schiodatura di L'Eterno Riposo a Ceredo

20.12.2012 di Planetmountain

Il 10 dicembre 2012 la via L'Eterno Riposo 8a+ nella falesia di Ceredo è stata schiodata. In un post sul suo blog Andrea Tosi, schiodatore e apritore della via, spiega perché l'ha fatto.

Per quel che ne sappiamo, accade raramente che si schiodi una via per lasciarla re-interpretare alle nuove generazioni. La falesia è Ceredo, l'ultra celebre parete a pochi chilometri da Verona. La via è L'Eterno Riposo (omen nomen) un 8a+ storico quanto molto bello. Lo s-chiodatore è Andrea Tosi, lo stesso che nei primissimi anni '90 l'aveva aperta. Dicevamo che uno dei motivi della “schiodatura” è dare la possibilità di interpretare quella linea con gli occhi e l'arrampicata di oggi. Ergo: largo ai giovani, se ne hanno voglia! Per questo ci è sembrato interessante darne conto, e proporvi il testo-riflessione con cui, nel suo blog, lo stesso Tosi spiega la sua “azione”. Anche perché, tra le altre cose, leggendo com'è nata quest'idea (che diciamolo in parte è anche una “provocazione), viene da pensare all'annoso problema delle richiodature delle falesie, e di chi e con che spirito dovrebbe farsene carico. Ma, emerge chiaro, anche un interrogativo sul futuro dell'arrampicata come comunità e come espressione di libertà.

FAR NASCERE UN PASSATO, PER AVERE FUTURO di Andrea Tosi

Una fila di tasselli... 15 placchette... al loro posto da almeno 10 anni... come fossero trasparenti.
Le protezioni non offuscano la roccia, semmai delimitano un'idea, delimitano una "strada" per salire una parete. Ora, sparita quell'idea, son sparite anche le piastrine. L'idea era mia, figlia degli anni '90. La roccia è di tutti... praticamente lì da sempre. Mio era il sudore, il tempo passato sulla corda e l' impronta data alla via. Già,... perché forse le piastrine erano state offerte da un amico.

Giusto o sbagliato che sia, faccio della trasparenza la mia forza, e condivido umilmente quello che mi son sentito di fare, certo dei pro come dei contro. Per farmi un regalo di compleanno, mi sono tolto un pensiero, ed ho tolto tutto. "L' Eterno Riposo" non esiste più. Per tanti motivi. In primis, una certa idea che il materiale usato al tempo, figlio del portafoglio di quel tempo, non era certamente marchiato "CE". In aggiunta, l'aver praticamente abbandonato la falesia, l'aver perso il "controllo" dello stato della via, con il pensiero che nulla dura in eterno, con il pensiero che i tempi cambiano e gli avvocati aumentano, con il pensiero che difficilmente un'opera seria di manutenzione avrebbe garantito nel tempo la sicurezza della via, con il pensiero che "se non lo faccio io chi potrebbe farlo", con il pensiero "debole" ma ormai forte che il mio futuro è sempre più lontano dalle rocce... eccomi sul posto a rendere ricordo quello che era presente, tentare in qualche modo di creare un passato. Parlo di una via, e se non cominciamo a dare il giusto valore alle cose a 40 anni... forse farlo dopo inizia a essere tardi.

Lo so ... lo so... ho messo mano anche ai ricordi di qualche altro scalatore, ho forse cancellato i sogni di quei climber che avevano addobbato di fissi le piastrine più "difficili" da moschettare... me ne scuso. C' erano tante strade per arrivare a soluzioni diverse, la prima, la più gratificante e forse la più ovvia era richiodare tutto, la seconda sarebbe potuta arrivare dal "gruppo", dalla sensazione che un serio programma di mantenimento stesse prendendo forma, un programma adeguato ai tempi, per mezzi e "media" usati... ma oggi siamo in tanti a scalare, e ha senso parlare di gruppo?

Io non so quanto coltivare solo un interesse personale, (una mia richiodatura), possa giovare a tutto il movimento. Dico che ogni tanto serve rinunciare a qualcosa per il bene del gruppo, serve un gesto che possa riaprire delle porte altrimenti chiuse. Sono quindi passato per le vie di fatto, attraversando il "dolore" di togliere una mia creatura dalla faccia di "Ceredo". Avevo bisogno di dare forma a quell'idea che pur pensandola e riformulandola non riuscivo a concepire del tutto.

Cercando di scendere nel concreto, mi sono liberato una volta per tutte di una cosa che mi possedeva, era la "mia" via, era li per tutti, ma era "mia", con tutte le inutilità che nascono dal possedere qualcosa, quel concetto di privato che porta ad alzare muri e inutili barriere, e parlo di guide più o meno condivise, di richiodature piuttosto che il ripristino di appigli rotti, più o meno simili allo stato originale della via. Quindi... via tutto, inclusi i 4 ritocchini in sika su quei appigli che disturbavano il concetto di omogeneità tanto caro negli anni '90.

Ho tolto una via, ma lo vedo un passo avanti, ora c'è un posto per il 2012/13 che chioda, per le generazioni future, è un po un andare in pensione, lasciare il posto ad altri, che certamente terranno conto delle idee che alimentano questi tempi odierni. Mi auguro: un chiodatore giovane, materiale marchiato, obbligatorio "adeguato" da una protezione all' altra, e nessun ritocco alla roccia.

Le idee non sono del tutto chiare, e su questo mi auguro si apra una discussione. In fin dei conti le falesie vivono solo di presente, nascono e restano immutate nel tempo. Non so se sia giusto creare un passato, se il "gruppo" arrampicatorio vede in questo gesto solo un offesa e non un apertura... Io mi son sentito di nuovo quella voglia di libertà che mi aveva mosso al tempo di quando è nata la via, con la differenza che questa volta era libertà dagli schemi, libertà di opporsi al non condiviso, libertà di tirare un urlo in mezzo al gregge che ormai da tempo cammina solo e sempre guardando il proprio naso, timoroso che nell'alzare il muso, lo sguardo possa incocciare nel sedere della pecora che ci sta davanti.

P.S. I fissi raccolti sulla via sono in mio possesso, non esitate a contattarmi e troverò il modo di farli tornare dal loro proprietario. Ho lasciato solo la catena per un motivo pratico (non avevo la chiave per togliere i dadi dei tasselli da 12), ma in fin dei conti anche per facilitare un lavoro di "riapertura", la sosta è facilmente raggiungibile dalla seconda catena de "l' ombra del lupo", ma non è dotata di maillon (C E).

Andrea Tosi

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