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Ivo Ferrari - un'estate d'arrampicata
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Un'estate d'arrampicata per cercare la differenza, di Ivo Ferrari

21.09.2012 di Planetmountain

Ivo Ferrari e la sua ricerca in un'estate passata ad arrampicare e salire tante vie, una simile all'altra ma tutte per vedere e cercare la differenza.

Ivo Ferrari mi ha abituato, o meglio ci ha abituati, a questo e altro. Ma confesso, questa volta sulle prime sono rimasto un po' confuso. Di cosa mai stava parlando (scrivendo) Ivo? Subito, ho pensato, che si fosse dimenticato un pezzo: di quale via nuova si trattava, e quanto difficile è? Insomma, per cavamerla gli ho chiesto quelle solite cose che riguardano i "numeri", che sempre affermiamo poco importanti rispetto all' "esperienza" ma che poi qualcuno sempre ti domanda. Lui, alle mie perplessità, non si è scomposto: "Non indagherei sulla via", mi ha risposto, "piuttosto mettilo come il racconto di tante vie in generale di quest'estate, una simile all'altra ma tutte per vedere e cercare la differenza". Appunto... ma quale differenza? Certo, tutti comprendiamo lo scarto che c'è tra salire da soli o legati ad un compagno. Eppure, come ben capirete leggendo questo récit d'ascension, a volte le differenze si dissolvono. Forse perché ogni salita (come l'alpinismo) è una ricerca che si dibatte sempre tra l'estremo disordine generato dall'incognito e la pienezza di un'illuminazione? La risposta vera ovviamente non c'è. Oppure sta tutta nell'esperienza globale e in quella ricerca, del tutto personale, che unisce, con un unico filo, tutte le nostre vie e la nostra vita.


NESSUNA DIFFERENZA di Ivo Ferrari

Sei bellissimi chiodi forgiati appositamente per me da un caro Amico, sei incantevoli pezzi di ferro, duecento metri di linea vergine sopra la mia, la nostra testa. Sì perché oggi non sono solo, oggi condivido i “miei” sei chiodi con un compagno.

Un’intera guglia libera dal creato, tutta per noi, solcata nel bel mezzo da una finissima fessura leggermente strapiombante! Materiale a nostra disposizione “per scelta”: sei cordini, una mezza corda da cinquanta metri e... sei bellissimi chiodi forgiati appositamente da un caro amico. Di martello ne serve uno.

I soliti discorsi, lo sguardo che gira a 360 gradi ed è già ora di incominciare, con movimenti ripetuti centinaia di volte mi alzo lungo la logica linea dettata dalla roccia, salgo e mi accorgo che forse abbiamo esagerato a crederci invincibili, troppo sicuri, troppo poco materiale, la corda mi segue libera, nessuna clessidra da poter infilarvi un cordino, salgo con la mia sicurezza di non essere troppo sicuro, se salto ritorno giusto al punto di partenza, un bellissimo e verde praticello, accogliente per un pic-nic ma sgradevole se raggiunto a tutta velocità!

Dopo cinquanta metri arrivo giusto giusto su un bellissimo terrazzo, estraggo il primo prezioso chiodo e con colpi decisi creo “la sosta”. Un solo chiodo? Meglio non assicurarmi e recuperare dolcemente il mio compagno, il tempo passa e dopo un'altra lunghezza inizio a capire che oggi è una di quelle giornate singolari, si perché se usciamo da questa logica fessura il jolly ce lo siamo giocato! Avanti verso l’alto, altra sosta, tra me e il compagno solo una corda libera, altro chiodo che osservo attentamente... entrano bene, ma sono tropo dolci, si piegano come se fossero di burro! Ma! Chissà!

La fessura ora diventa notevolmente strapiombante, tutto intorno un’infinità di grossi buchi, sembrano creati appositamente per farsela nelle braghe mentre sali! Salgo, duretto, duro... le braccia tirano, guardo verso il basso e oltre allo sguardo scioccato del mio compagno vedo la mezza corda distesa, rilassata e contenta di non passare in nessun moschettone! Che cavolo stiamo combinando? Sei chiodi bellissimi, appositamente forgiati per me da un Amico... che se fossimo rivolti a Sud si scioglierebbero talmente son dolci!

Arrivo con le braccia dure e il Cuore fuori dalla sua regolare sede in una nicchia, velocemente pianto... anzi “spalmo” l’ennesimo chiodo di... Recupero e dopo un'altra ora di spaventi siamo in Cima. Vittoria, allegria! Siamo felici ma ben consapevoli che anche se costosi, mai più senza friend e chiodi originali.

Dicono che col passare delle stagioni la testa si assesti da sola, che la “bolla” interna si livelli automaticamente comandata dal buon senso, ovviamente questo a volte non è del tutto vero, capita che dopo un certo periodo si ritorni a cercare “di cacciarsi nei guai” preferendo alle solide e classiche linee verticali, ripetute e “sicure”, vie come quella appena descritta, su pareti fuori moda, per niente certe! Dove l’ingaggio è talmente alto da, una volta ritornati a Valle, rimanere per lungo tempo vuoti!

Questa estate mi sono impegnato cercando di scoprire la differenza che c'è tra l’arrampicata solitaria e quella legati ad un compagno su vie “libere” da tutto e abbastanza pericolose (non sto parlando solo del grado). Ho spinto sull’acceleratore appositamente e consapevole scoprendo una cosa “semplice” ma poco pensata, a volte non c'è differenza!

Ringrazio l’Amico che si è prestato e mi ha aiutato a scoprire...

Ivo Ferrari

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