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Andrea Simonini durante la prima ripetizione di "Quo vadis", Sass dla Crusc, Dolomiti
Photo by Geremia & Simonini
Enrico Geremia durante la prima ripetizione di "Quo vadis", Sass dla Crusc, Dolomiti
Photo by Geremia & Simonini
Enrico Geremia durante la prima ripetizione di "Quo vadis" Sass dla Crusc, Dolomiti
Photo by Geremia & Simonini
Enrico Geremia, Andrea Simonini e Nicola Tondini dopo la prima ripetizione di Quo vadis, Sass dla Crusc, Dolomiti
Photo by Geremia & Simonini

Un viaggio sulla severa, impegnativa e bella Quo Vadis

19.09.2012 di Planetmountain

Il 14/15 Agosto 2012, Enrico Geremia e Andrea Simonini hanno effettuato la prima ripetizione di "Quo vadis" (X-, 8a+, R3/4; IV EX+, 7c obb., 470m) aperta nel 2010 dalla cordata di guide alpine Nicola Tondini e Ingo Irsara sulla fantastica bastionata che si erge sopra la Val Badia in Dolomiti, il Sass dla Crusc. La salita è stata effetuata in libera eccetto i tiri 4 (7c+), 10 (8a+) e 11 (8a).

UN'AVVENTURA DI DUE GIORNI SU “QUO VADIS” di Andrea Simonini

Io ed Enrico "Il Balotin" ci conosciamo da solo due anni, non sono molte le vie fatte insieme ma ad unirci è l'amore per il verticale e l'attrazione che abbiamo verso l'ignoto. Questa combinazione dà vita ad una cordata di pazzi e giovani alpinisti pronti per provare ad affrontare una sfida all'estremo delle forze: si inizia a pensare a “Quo Vadis”. Dopo alcune vie "prova" e consigli preziosi di Nicola e Ingo abbiamo pensato che questo sogno potesse diventare realtà. Senza pensarci troppo prepariamo i sacconi e si parte: “Ready to Rock & Roll”!

Martedì 14 agosto ci svegliamo alle quattro e mezzo a Malga Ciapela, ma il tempo non è dei migliori: aveva piovuto tutta la notte e il cielo era senza una stella. Decidiamo ugualmente di dirigerci verso la val Badia con gli AC-DC come sottofondo che ci davano la carica giusta nonostante il tempo avverso.

Arrivati a Badia ci troviamo con Nicola per un parere, lui ci assicura dicendo con aria convinta "oggi ci sarà bello, basta un'ora d'aria per asciugare la parete!". Era proprio quello che volevamo sentire, ma quelle rigole di acqua che coloravano la parete di nero ci rendevano titubanti. Dopo aver preso in prestito da Ingo i preziosi "Alien", indispensabili per la salita, e un confortante "In bocca al lupo" alle 8 partiamo. L'avvicinamento è evidente, e alle undici circa iniziamo a scalare, tiro un sospiro di sollievo vedendo la giornata limpida e la roccia magicamente asciutta dicendo: "Il Tondo ha sempre ragione!"

I nostri nervi sono messi a dura prova già dai primi tiri che, anche se facili, richiedono molta concentrazione, in quanto la roccia è friabile e ogni movimento va calibrato, cominciamo bene! Procedendo la roccia si fa sempre più bella fino ad arrivare al primo tiro chiave della via, un bellissimo traverso esposto di 7c+ sotto un tetto gigantesco. Parto convinto, arrivo a metà e sento i primi segni di cedimento della concentrazione, metto un chiodo e un friendino, entrambi di dubbia tenuta, il senso del vuoto è assoluto e la testa scoppia: non vedo le protezioni successive, ma solo l'ampio pendolo che avrei fatto nel caso fossi caduto. Dopo vari tentativi la ghisa si fa sentire, mi arrendo e chiedo il cambio a Enrico che pronto e combattivo come un gladiatore si fuma il tratto psyco arrivando in sosta. Da qui la roccia è fotonica!

Super carico il Balotin tiene il comando della cordata e con tre tiri 7a+, 7c+ e 7a alle 20,30 siamo in cengia, dove ci prepariamo per il bivacco. Lo spettacolo del sole che scendendo colora il cielo con mille sfumature di rosso, ci ripaga di tutta la fatica fatta! L'hotel Sass dla Crusc è comodo ed accogliente per una cena con i fiocchi: spaghetti al pesto con lenticchie e un pezzo di formaggio. Prima di dormire chiamo Lisa, la mia ragazza, per aggiornamenti meteo che ci dice essere ottimi; che bella notizia! Per conciliare il sonno la grappa del nonno è fondamentale... ed è gia mattina.

Alle sei sveglia e per le otto ripartiamo, oggi devo lottare un po' io, e come riscaldamento muscolare mi tocca un bel 7c, seguito da un 8a e un 8a+....spettacolo... le alte difficoltà ti obbligano in passaggi non sempre facili da leggere, l'arrampicata è obbligata e i voli non mancano (una bella prova farli a vista per chi avesse il grado)... sono finito... Riparte Enrico con un altro tiro di 8a bellissimo, caratterizzato da un duro boulder che ha visto il Balotin in una sequenza di lanci disperati, con i chiodi parecchi metri sotto i piedi, fino ad arrivare finalmente ad una tacca buona seguita da urlo di vittoria o disperazione.... devo ancora capirlo! Riparto subito per la penultima bella lunghezza di 6a e arriviamo all'ultimo tiro di 7c stanchi morti con le braccia a pezzi e le mani gonfie, ci fermiamo per riprendere le forze ormai lontane, mangiamo e beviamo qualcosa pensando a chi toccherà l'uscita.

Se non fosse stato per l'audacia di Enrico e la sua capacità di sdrammatizzare anche nei momenti più difficili non saremmo mai riusciti a portare a termine questa "impresa"; così decido di lasciare a lui l'onore della cima... che culo eh... hi hi?! Dopo un bel volo su un friend bomba da 0,75 va via liscio verso l'uscita coccolato dagli ultimi raggi del sole della sera e dopo aver sentito un urlo di gioia, capisco che il nostro sogno era diventato realtà e in un lampo sono fuori anch'io.

La ciliegina sulla torta è stato trovare Nicola all'uscita della sua via con tre birre per brindare alla nostra salita, la gioia è tantissima e una forte ed unica emozione luccicava nei nostri occhi! Sistemiamo il materiale e giù verso il rifugio ai piedi del Sass dla Crusc, dove troviamo Ingo e Paola (che ci hanno pagato subito una birrozza media, grazie....) con il libro delle ascese, firmiamo la nostra prima ripetizione e ci lanciamo a valle per i festeggiamenti!

E' stata un'esperienza veramente unica, l'arrampicata sempre sostenuta e mai banale, le protezioni tradizionali con un obbligatorio elevato non hanno permesso alcun errore e l'impegno psicologico e fisico sono stati messi veramente a dura prova. Potrebbe sembrare un tantino melodrammatico, ma credo che questi luoghi magici possano creare un legame profondo e complesso che unisce i due componenti di una cordata, una sorta di incantesimo che vivi in quelle ore di parete, distante da tutto e da tutti ma con il cuore e la mente ben saldi su appigli sicuri.

"Dov'è il piacere, mi chiederete? Forse dipende solo dalla capacità di astrazione e di accettazione. Astrazione rispetto al dolore, alla fame e anche alla fatica e concentrazione sugli elementi esterni: bellezza di un'alba, saluto mattutino di un uccellino, incontro fortuito con un fiorellino che si ripara in una fessura. Aggiungiamo una buona dose di masochismo, ed ecco più o meno il ritratto dello scalatore alpinista, un po’ mistico, un po’ poeta, e forse anche un po’ incosciente!"
Stèphanie Bodet

Ringrazio la Lisa, che mi appoggia, mi incoraggia e mi capisce sempre; Il Balotin, grande socio d'avventure; Tondini e Ingo, per le dritte e l'aiuto logistico e l'amica Paola Finali per il montaggio del video.

di Andrea Simonini

Grazie “Andreino”, le tue parole mi fanno rivivere l’avventura sul Sass dla Crusc: i movimenti d’arrampicata carichi di concentrazione, la determinazione che t’infonde il compagno di cordata con un “Forza vecchio!!” e le risate dopo gli eterni attimi di tensione. E’ stato un piacere affrontare questa magnifica ascensione assieme ad un amico sincero e carismatico come te.
Ringrazio di cuore il mio compagno di cordata Andrea che ha reso possibile quest’avventura; Wild Climb per le scarpette d’arrampicata; Zable Sport per la fornitura di materiale tecnico.

di Enrico Geremia


SCHEDA: Quo Vadis, Dolomiti


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