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Dogan Palut in cima alla Tour Ronde, massiccio del Monte Bianco, nel 2004
Photo by archivio Dogan Palut
Dogan Palut e le giovani speranze dell'arrampicata turca
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Dogan Palut nella finale della gara a Kütahya nel 2006
Photo by archivio Dogan Palut
Dogan Palut
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Dogan Palut, l'intervista con l’arrampicatore turco di Maurizio Oviglia

06.09.2012 di Maurizio Oviglia

Maurizio Oviglia intervista Dogan Palut, uno degli arrampicatori più forti e famosi della Turchia.

Dogan Palut è uno dei più forti arrampicatori turchi ma soprattutto uno dei più carismatici. Considerata la sua polivalenza, dalle gare sul sintetico alle grandi vie di montagna e persino all'Himalaia, si è guadagnato il rispetto e la stima di larga parte degli alpinisti e arrampicatori turchi. Ho conosciuto Dogan nel mio secondo viaggio in Turchia. E' stato uno dei primi ripetitori delle nostre vie e non è mai mancata la stima reciproca.

Ciao Dogan, tu sei uno degli arrampicatori più rispettati ed esperti della Turchia. Raccontaci dei tuoi inizi e la tua attività.

Ho iniziato ad arrampicare nella zona del Ballıkayalar, al confine tra Istanbul e Kocaeli. Tra il 1989 e il 1993 ho fatto soprattutto boulder e vie con la corda dall’alto, ma ho anche trovato il tempo per salire alcune vie trad. Allo stesso tempo ho partecipato ad alcuni corsi organizzati dal Club Alpino dell'Università di Yildiz e ho cercato di migliorarmi scalando sulle montagne dell' Uludag, Hasandagi, Aladaglar, ecc. Nel 1994 e sotto la guida di Emre Altoparlak e Batur Kuruz, due alpinisti originari di Istanbul, ho iniziato a salire alcune difficili e lunghe vie trad nell' Aladaglar. Nello stesso anno ho aperto alcune nuove vie a Ballikayalar e dal 1996 in poi ho continuato la mia carriera di arrampicatore, aprendo numerose vie, così il mio livello tecnico è migliorato dal VI + (6a) al X (8b). Vorrei anche ricordare che, tra il 1996 e il 2012, ho scoperto diverse nuove zone d’arrampicata in Turchia e a Cipro, e ho aperto più di 600 nuove vie. Tutta questa attività e i miei progressi ovviamente mi hanno aiutato molto nelle prime ripetizioni e prime salite in montagna.
Nel 2000 le gare di arrampicata sono arrivate in Turchia a livello nazionale e grazie ai miei risultati nel Boulder e Lead mi sono qualificato per partecipare anche nelle competizioni internazionali.
Dalle vie tecniche sulle lisce pareti nella catena montuosa del Toros passando alle vie miste nell' Uludag in condizioni invernali, ho anche spostato il mio interesse verso alcune vie nelle Alpi occidentali. Inoltre, ho anche fatto un po' di alta quota sia in Caucaso sia in Himalaya.

Sicuramente sai molto della storia d’arrampicata Europea. Cosa ci puoi dire invece dello sviluppo dell'arrampicata nel vostro paese?
Le salite effettuate da alpinisti europei nelle montagne dell'Anatolia (in particolare sull'Aladaglar) nel corso degli anni ’30 le loro salite in libera - quindi senza l'utilizzo dell’ artificiale - e gli avvicinamenti decisamente “alpini” mi hanno veramente impressionato. Quando ho ripetuto queste vie con i miei amici ho davvero capito il loro spirito e ho suggerito che questa dovrebbe diventare la scuola di pensiero anche per gli arrampicatori turchi. Riassunto in breve: puro stile alpino, con supporto minimo e basandosi sulle proprie forze. Le vie aperte da questi arrampicatori provenienti dall’Austria, Italia, Inghilterra ed altri paesi ci hanno indicato la direzione ed anche ad aprire una forma di collaborazione. Naturalmente non bisogna dimenticare le guide francesi Denis Condevaux e Pascal Duverney che hanno aperto una serie di vie classiche nell' Aladaglar tra il 1993 e il 1996. Quando abbiamo ripetuto queste linee, ci siamo trovati di fronte a difficoltà sorprendenti, soprattutto se paragonate alle altre vie classiche (vie sportive in ambiente alpino tipo Parmakkaya, Trango e Guvercinlik). Altri nomi da ricordare sono Walter Pleunigg, H. Peck, R. Hodgkin, Hermann Köllensperger, Nino Corsi, Rick Jamieson, Maurizio Perotti e molti altri ancora. Tutti meritano il nostro grande ringraziamento per essere stati un’impressionante fonte di ispirazione per tutti noi alpinisti turchi. Questo rapporto con gli alpinisti continua ancora oggi, come con te, Rolando Larcher e i tuoi amici che continuate ad aggiungere nuove vie di altissima difficoltà.

Raccontaci delle differenze tra l’arrampicata sportiva in Turchia e quella degli altri paesi che hai visitato?
Siccome abbiamo iniziato più tardi rispetto al resto d'Europa, abbiamo iniziato utilizzando l’attrezzatura migliore, il che significa che le vie sono state attrezzate bene sin da subito. Questo ha ovviamente ridotto le possibili polemiche…
Per quanto riguarda le competizioni, la situazione attuale non è il massimo, siamo praticamente 'surclassati' a causa del nostro ranking nel campionato europeo. Temo che la federazione non sia molto lungimirante, abbiamo ancora molta strada da fare e ci aiuterebbe se più climbers fossero attivamente coinvolti in questo processo.

So che sei coinvolto nell’allenamento, nelle gare, nell'organizzazione di eventi, e conosci bene quindi i climbers turchi. Ci può dare un breve identikit della nuova generazione? E’ più attratta dall’arrampicata indoor o fuori all’aperto?
Come hai appena accennato, sì, la maggior parte preferisce l’arrampicata indoor, anche se l’arrampicata in montagna sta gradualmente guadagnando popolarità. Ma siamo ancora molto indietro rispetto al resto d'Europa e il numero di quelli che vanno in montagna è basso. Vale la pena ricordare che in Turchia il tasso di urbanizzazione è arrivato ad un momento d’equilibrio e credo che questo sarà la chiave del futuro: l'industrializzazione e l'uomo che fugge dalla città!
Credo che l’alpinismo giocherà sempre un ruolo marginale rispetto alle altre attività, soprattutto perché l'arrampicata sportiva e le competizioni sono una cosa più concreta, più motivante e più “industriale”! Vorrei anche aggiungere che in Europa le montagne, le Alpi, con la loro età d'oro dell'alpinismo, sono off-limits per arrampicatori turchi che spesso hanno problemi di visto che si rivelano insormontabili allo stesso modo di alcune montagne. Nel 2005 ho voluto scalare la parete est del Grand Capucin, ma sono stato dal consolato francese. Così ho scelto di mettermi alla prova su una difficile via sull'Alam Kuh in Iran! Ma l'elite turca può affrontare il problema dei visti facilmente. Per unirci con il mondo occidentale, in particolare con l'Europa con la quale siamo legati intimamente da secoli, questo crea un grave onere. Quindi, neanche l’arrampicata è estranea a questo problema.

In Europa le vostre falesie – a parte quelle di Antalya - non sono particolarmente famose. Nella tua esperienza di autore di guide d’arrampicata, quali sono le falesie più interessanti della Turchia?
Purtroppo hai ragione su Antalya e sul fatto che soltanto questa zona sia nota! Ma questo è direttamente correlato al turismo in generale, oltre alla Cappadocia e Istanbul, Antalya con tutte le sue attrazioni è giustamente molto conosciuta. E' del tutto normale che, nel periodo invernale, gli europei cerchino le meraviglie di Antalya come economica alternativa ad altri paesi. Le persone che possono mettere l’arrampicata come principale essenza della loro vita possono trovare nuove aree qualificate senza seguire la moda. Lo stesso processo è seguito qui in Turchia. Mi ricordo che Giovanni Quirici che ha perso la vita lo scorso anno, aveva visitato Aladaglar e Anavarza per l'arrampicata ed aveva aperto nuove vie.
In generale direi che l'arrampicata in Turchia è in rapida crescita e sembra che l'interesse si stia spostando verso le regioni occidentali. La zone boulder di Bafa, Kaynaklar in Egeo, Ballıkayalar, Geyve e Gölpazarı nella regione di Maramara sono tutte candidate ad essere importanti nuove zone di arrampicata. Ma è difficile competere con Geyikbayırı in termini di alloggi, anche perché si sta dimostrando impossibile ricevere sostegno da parte del governo, come invece succede in Thailandia o Kalymnos. Detto questo, il progresso continuerà - anche se ad un ritmo più lento - e ovviamente le guide d’arrampicata svolgono un ruolo importante per questo sviluppo.
Dal punto di vista geografico, la Turchia è un paradiso per l’arrampicata. Ci sono fantastiche zone di arrampicata come Erzincan-Kemaliye, Nigde-Kazikli Ali, Eskisehir Karakayalar, Izmir Bafa. Considerando tutto, se dovessi scegliere una sola zona direi che la mia preferita è quella di Bilecik-Golpazarı.

Cosa ne pensi del successo di Kalymnos? Pensi che la Turchia possa ottenere gli stessi risultati?
Mi sembra che, a parte il suo impatto positivo, questo successo porti con sé anche un aspetto negativo. Il turismo in sé è sempre attraente, ma l'arrampicata è un'avventura individuale. Ciò che mi attrae personalmente è il suo rapporto con l'alpinismo, i viaggi importanti, lo spirito indipendente di esplorazione…
Detto questo, ho sempre aperto le mie vie in modo tale da consentire a molta gente di venire a ripeterle, e il successo di un territorio è anche legato alla facilità di accesso, agli alloggi e all'ambiente in generale. Qui in Turchia abbiamo Olympos e Geyikbayiri che sono simili a Kalymnos e, in termini di infrastrutture e numero di vie, direi che non ci sia questa grande differenza!
Personalmente però sono più a favore di uno stile "Cittaslow", dove le zone mantengono la loro identità assolutamente unica! Sai, quello che va di moda oggi tende a diventare obsoleto dopo un po'!

Oltre ad essere un buon arrampicatore sportivo, sei anche un alpinista eccellente. Quali sono le montagne più interessanti della Turchia, e quali potrebbero sorprenderci in futuro?
Le difficili vie lunghe sportive sembrano il modello per il futuro nelle montagne della Turchia che hanno innumerevoli ed enormi pareti di calcare. Soprattutto la parte orientale dell' Aladaglar, vale a dire la regione di Vay-Vay Torasan, che è relativamente vergine. L’Anatolia orientale e le montagne di Hakkari, che comprendono i massicci Cilolar e Sat Cilolar, visitate da Doug Scott negli anni '70. Poi anche le montagne di Munzur nascondono pareti estremamente originali, mai toccate, ma al momento questi luoghi sono quasi completamente chiusi all’arrampicata. Spero sinceramente che il "problema curdo" sarà risolto nel più breve tempo possibile e che, insieme alla pace che ne seguirà, potremmo arrampicare in queste regioni.

Quale posto ha l’arrampicata - e lo sport in generale - nel tuo paese? E quali sono i tuoi sogni per il futuro?
La Turchia ha due lati, uno che guarda ad ovest, l'altro ad est. Un lato è europeo, l'altro è orientale, in questo senso è unica nel suo genere. Anche se lo sport in generale non è considerato positivamente come nell' Europa occidentale, a causa dell’urbanizzazione e dell'aumento della ricchezza anche il valore dello sport è salito. Con l’aumento delle falesie sono state pubblicate più guide d’arrampicata e un sempre crescente numero di persone si è interessato a questo sport, aiutandolo a progredire. Naturalmente i miei sogni vanno tutti in questa direzione: avere più zone d’arrampicata con vie spittate bene e sempre più persone attivamente coinvolte in questo processo. Fin dall’inizio ho sempre lavorato in questa direzione: tutte le mie nuove vie e la mia arrampicata all'estero, per esperienza e amicizie, sono stati tutti orientati a sviluppare l’arrampicata nel mio paese.

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