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Il tracciato della nuova via Africa aperta da Martin Dejori e Alex Walpoth sulla parete Nord della Torre delle Mesules Orientale
Photo by archivio M. Dejori, A. Walpoth
Alex Walpoth sul primo tiro della Via Africa, Torre delle Mesules Est, Dolomiti
Alex Walpoth sul primo tiro della Via Africa, Torre delle Mesules Est, Dolomiti
Photo by archivio M. Dejori, A. Walpoth
Martin Dejori sul secondo tiro della Via Africa, Torre delle Mesules Est, Dolomiti
Martin Dejori sul secondo tiro della Via Africa, Torre delle Mesules Est, Dolomiti
Photo by archivio M. Dejori, A. Walpoth
Martin Dejori e Alex Walpoth
Martin Dejori e Alex Walpoth
Photo by archivio M. Dejori, A. Walpoth

Africa, nuova via sulla Torre Meisules Est per Alex Walpoth e Martin Dejori

Il 21 Agosto 2012 Alex Walpoth e Martin Dejori hanno aperto Africa (245m, VIII- max) una nuova via in stile trad che sale la parete nord della Torre orientale delle Meisules tra la via Brunsin e Plitschka.


"Il giorno prima, con altri due amici, avevamo già affrontato la fatica della via "Soldà - Bertoldi" al Sassolungo, per 23 lunghezze di corda. Abbiamo dormito al bivacco in cima, ed è stato molto divertente.”, racconta Alex. “Quindi, ancora carichi, abbiamo deciso di affrontare anche questa sfida sulla Torre delle Mèsules laddove, da un'altra via, avevamo visto una possibile linea di salita che aveva subito catturato la nostra attenzione per la qualità della roccia compatta e strapiombante. In tutto si tratta di 6 tiri. Abbiamo lasciato lì, in tutto, 9 chiodi (2 intermedi, 7 di sosta) e 6 cordini. Abbiamo anche usato i friends".

Alex (18 annI) è cresciuto in Val Gardena, ai piedi del Sassolungo. Ha cominciato ad arrampicare da bambino, frequenta il Liceo a Merano e suona il basso in una band. Martin (17 anni), invece, frequenta a Merano un istituto tecnico. Anche lui climber, ha coltivato assieme alla passione per la montagna l'amore per la fotografia ed è inseparabile dalla sua macchina fotografica.

La loro storia non è molto diversa da quelle di tanti altri giovani altoatesini per i quali lo sport dell'arrampicata è di facile accesso. Le Società di Climbing che hanno sede in queste valli vantano tra gli atleti più brillanti di tutto il territorio nazionale. E loro sono tra questi.
Lo stile di Alex e di Martin in arrampicata, è sobrio e pulito. I movimenti, anche nei passaggi più difficili della progressione, evidenziano l'esperienza di chi ha imparato a muoversi su pareti sin dall'infanzia. Ma tra i tanti incontri fortunati che possono essere fatti in montagna questi ragazzi incuriosiscono per il loro "sentire" la montagna e l'amicizia. Il loro è stile abbondante di gesti e rituali che, se isolati non hanno nulla di straordinario, se sommati l'uno all'altro fanno di loro alpinisti fin troppo "eleganti" per la loro età.

L'album fotografico di Alex, ad esempio, abbonda di scatti che lo ritraggono seduto in pieno relax a divorar romanzi, attendendo il suo turno, prima di affrontare un Boulder di tutto rispetto. E la sua concentrazione nella lettura non viene meno neanche al gelo di un riparo scavato sotto la neve, dopo una faticosa progressione su misto, costretto ad accontentarsi della fioca luce di una lampada frontale. Altri scatti lo ritraggono assorto a "gustarsi" il panorama dalla cima di una vetta dopo aver bevuto una calda tazza di te per ritemprarsi dopo la fatica.  Altri scatti, ancora, immortalano una bellissima stretta di mano tra compagni di cordata prima di lasciare un pensiero accuratissimo sul libro di vetta. Parafrasando tutto ciò: una cosa è "aggredire" una montagna per conquistarla e altra cosa è "godere" della montagna per porsi in ascolto di essa.

Con queste righe, allora, non si vuole solamente esaltare un'impresa che, d'altronde, avendo per protagonisti dei giovani e viste le difficoltà, è degna di considerazione. Questi ragazzi vanno additati perchè amano la montagna per ciò che è capace di elargire all'anima. Seppur bravissimi tanto da salire vie alpinistiche davvero difficili, preme sottolineare ancor di più quel codice comportamentale che, se adottato, permette di porsi nei confronti della montagna in atteggiamento di pieno ascolto.

Il racconto di Alex: "Per noi l'alpinismo è naturalmente una sfida contro se stessi, una sfida ai propri limiti fisici e psichici ma soprattutto è stare assieme ad amici e con loro "godere" a lungo della natura e del silenzio. Avevo già affrontato la parete sulla Torre delle Mèsules, ripetendo però la via Alfa e Omega (aperta da Tondini - Sartori), assieme a Titus Prinoth (13 anni). La salita è stata piacevole anche per Titus, sebbene abbia solo 13 anni (difficoltà della via VIII+/IX- (7b), R3, II; EX- , n.d.r). In estate abbiamo molto tempo e due giorni su tre alla settimana li trascorriamo in parete o in quota. Così ho deciso di tornare su quella torre, ma con l'obiettivo, questa volta, di aprire una nuova via, forse l'unica ancora possibile su quella parete. Chiaramente, in montagna, da soli non si va da nessuna parte. Così, ho scelto Martin come compagno".

La presenza di Martin Dejori è sinonimo di garanzia in montagna in riferimento alle sue doti alpinistiche e anche alle sue capacità in campo fotografico. E' lui il reporter dell'affiatatissima comitiva di ragazzi "Climbers" della Val Gardena. E' chiaro, dunque, con queste premesse, che l'impresa è andata a buon fine ed stata opportunamente documentata. Accanto alle foto e alle relazione riguardanti la via in questione, alleghiamo un bel video riguardante un'ascesa compiuta lo scorso inverno, sul Sassolungo, da Alex e Aaron Moroder

di Daniele D'Elia e Alex Petteruti


Via Africa report di Alex Walpoth

Dopo la ripetizione di quasi tutte le vie alla Torre Orientale di Mëisules, una più entusiasmante dell’altra, è nata in noi l’idea di una prima ascensione. Infatti, tra la via Brunsin e Plitschka un pilastro giallo e repulsivo era ancora vergine.

Attacchiamo il 21 agosto, una splendida giornata. Le placche compatte grigie del primo tiro mi costringono a cambiare più volte la direzione d’arrampicata. Raggiungo una sosta già atrezzata, ma sembra trattarsi soltanto di un punto di calata per cordate che hanno sbagliato via.
Prosegue Martin e quando usa il cliff per battere un chiodo il mio cuore accelera drasticamente il ritmo di battimento. Il terzo tiro, che ritenevamo assai difficile si rivela fattibile, anche senza l uso di chiodi, perché la roccia ci regala tre clessidre. Martin giunge alla terza sosta estremamente motivato; l ‘incerto ci incita invece di intimorirci.

Il mio amico si alza per qualche metro, poi si sposta a sinistra, oltrepassa uno spigolo e attrezza la sosta. Ora ci troviamo sotto ad una placca da un colore insolito, marron-rosso, e sarà questa a dare il nome “Africa” alla via, oltre all’ondata di caldo di quei giorni.

Parto fiducioso e supero le prime difficoltà. La possibilità di proteggere è limitata, mi innervosisco. La fuga verso l’alto è l’unica opzione. Dopo un respiro profondo mi alzo con una serie di passaggi delicati, poi finalmente ce l’ho fatta. È sicuramente il tiro più difficile soprattutto da punta di vista psicologico. Martin si butta tutto euforico per la bellezza del trio sottostante nell’ultima lunghezza, una fessura-camino obliqua, che offre movimenti insoliti e interessanti. Dopo 9 intense ore in parete siamo al prato sommitale, che ci invita a riposare e sfogarci. Siamo felicissimi e anche un po`m fieri della nostra 1. prima ascensione.
Torniamo due giorni dopo a salire tutti i tiri rotpunkt. La parete bagnata per le forti piogge ci fa soffrire e richiede tutta la nostra forza e attenzione. Tutto va bene, e il prato in cima ci sembra ancora più bello e invitante…

di Alex Walpoth

SCHEDA: Via Africa - Torre Meisules Orientale

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